<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693</id><updated>2012-01-14T18:11:34.816+01:00</updated><category term='musica'/><category term='romanzo infinito'/><category term='rimasugli'/><category term='autofiction'/><category term='travasi'/><category term='libri'/><category term='nonfiction'/><category term='fiction'/><category term='immagenetica'/><category term='appunti per un soggetto'/><category term='avarìe eventuali'/><category term='cose che succedono'/><title type='text'>PRIMOSCRITTURE</title><subtitle type='html'>archivio di scritture nell'orbita di primoregistrazioni</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>48</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1551708206440479459</id><published>2011-04-01T16:52:00.001+02:00</published><updated>2011-04-01T16:55:58.350+02:00</updated><title type='text'>In breve</title><content type='html'>Ho comprato i biglietti per gli EN a Roma, il primo giugno prossimo. Ero felice, leggero. Poi ho comprato un abbonamento mensile per i mezzi pubblici, come ogni mese, solo che questa volta l'ho inspiegabilmente perso nei due metri che intercorrono fra il banco del tabaccaio e l'uscita dello stesso. Ho cercato, ma nulla. La tipa alla cassa era matta come un cavallo. Non vi sto a dire le tonnellate di bestemmie con cui ho squarciato il velo del tempio.&lt;br /&gt;________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1551708206440479459?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1551708206440479459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2011/04/in-breve.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1551708206440479459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1551708206440479459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2011/04/in-breve.html' title='In breve'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-2495965695784914659</id><published>2011-03-31T17:44:00.002+02:00</published><updated>2011-03-31T18:02:39.154+02:00</updated><title type='text'>Riceviamo e volentieri eccetera</title><content type='html'>"Spett.le Editore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                   con la presente desidero sottoporre alla vostra attenzione un libro che ho scritto, dal titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il neofederalismo: unica via possibile all’indipendenza del Popolo Veneto&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivo di questo saggio è quello di ripercorrere le varie teorie federaliste e di individuare quale forma di Stato possa assicurare un’ampia autonomia e sovranità ai Veneti rifacendosi alla grandiosità della Veneta Serenissima Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allego alla presente  copia dell'intero volume succitato affinché possiate valutare se l’argomento trattato possa essere di vostro interesse  per una futura pubblicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa di un vostro cortese riscontro porgo distinti saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Nome e Cognome)"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;______________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa mail, con tanto di allegato in word, è arrivata all'attenzione del &lt;a href="http://www.sirente.it"&gt;Sirente&lt;/a&gt;, piccola casa editrice amica che si muove fra una sede legale in Abruzzo e una sede operativa a Roma. Un orgoglioso veneto neofederalista, che dedica il manoscritto allegato alla mail di cui sopra "ai veri Veneti, agli otto Serenissimi, a Gianfranco Miglio", propone a una casa editrice stanziata al Centro Sud (e per un tre quarti a Roma ladrona) un libro sull'indipendenza del popolo veneto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto qui. Volevo mettervene a conoscenza. Adesso spero che non si prendano la briga di rispondergli: vorrei farlo io.&lt;br /&gt;______________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-2495965695784914659?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/2495965695784914659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2011/03/riceviamo-e-volentieri-eccetera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2495965695784914659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2495965695784914659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2011/03/riceviamo-e-volentieri-eccetera.html' title='Riceviamo e volentieri eccetera'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-7050737352363112020</id><published>2010-12-20T10:20:00.010+01:00</published><updated>2010-12-20T17:16:02.503+01:00</updated><title type='text'>Regalo di Natale (un mixtape è per sempre)</title><content type='html'>Non è solo tempo di classifiche di ogni tipo, playlist, singoli di  Natale. È anche tempo di regali veri e propri, e ne ho uno anch’io. Il fatto è che l’altra sera abbiamo festeggiato il compleanno di un’amica, e siccome mi sembrava davvero fuori discussione regalarle un libro (lei lavora nell’editoria e davvero non mi andava l’idea) o fare una compilation classica con i pezzi staccati eccetera eccetera (e se queste erano le uniche alternative, lo capirete da voi che non ho molta fantasia nel fare i regali), mi sono ricordato di una cosa importante in mio possesso, e cioè il mitico controller Behringer BCD2000, e dopo aver messo sottosopra la mia umile cameretta già disseminata di cavi, monitor, casse sproporzionate, mixer, tastiere, batuffoli di polvere, cespugli rotolanti, strade sterrate, deserti dell’Arizona, ho attrezzato il tutto per fare un mixtape, un’unica sequenza mixata (spesso in modo becero, ma io non sono poi un dj, anche se mi avventuro senza timor di dio in loop, effetti e sovrapposizioni fuori sync che molte volte fanno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;davvero &lt;/span&gt;schifo) con molte canzoni uscite in questo 2010 che si avvia alla fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è stato il regalo che ho fatto all’amica di cui sopra, che a quest’ora sono sicuro avrà ascoltato il tutto, e i patti impliciti erano che una volta che lei avesse ascoltato io avrei potuto mettere questo mix in download per regalarlo al mondo intero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene: è così. Potete scaricarlo &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://dl.dropbox.com/u/7529620/X%20MAS%20MIX.rar"&gt;direttamente da qui&lt;/a&gt; (cartella .rar, 175 MB, magari ci mette un po’), e ascoltarvelo dove vi pare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la tracklist:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNDER URANIA, Intro&lt;br /&gt;ANTONY AND THE JOHNSONS, Swanlights&lt;br /&gt;EINSTUERZENDE NEUBAUTEN, Goodmorning Everybody&lt;br /&gt;AMON TOBIN, Dualistic&lt;br /&gt;UOCHI TOKI, Mi basta udire voci lontane per sentirmi a casa ovunque,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*medley 1*&lt;br /&gt;MAHJONGG, Grooverider Free&lt;br /&gt;GOLD PANDA, Before We Talked&lt;br /&gt;ROBYN, Dancehall Queen&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;!!!, Jamie, My Intentions Are Bass&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*medley 2*&lt;br /&gt;SUFJAN STEVENS, Too Much&lt;br /&gt;DIRTY PROJECTORS, No Intention&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DUM DUM GIRLS, Play With Fire&lt;br /&gt;DEERHUNTER, Desire Lines&lt;br /&gt;JAILL, The Stroller&lt;br /&gt;MARNIE STERN, Building A Body&lt;br /&gt;PIXIES, Monkey Gone To Heaven (Doolittle 20th anniversary live)&lt;br /&gt;MOVIE STAR JUNKIES, Loneliness Like Clouds Above&lt;br /&gt;GRINDERMAN, Worm Tamer&lt;br /&gt;PONTIAK, Young&lt;br /&gt;LIARS, Scissors&lt;br /&gt;MASSIMO VOLUME, Litio&lt;br /&gt;DISTANTI, Abitacoli&lt;br /&gt;DEERHUNTER, Earthquake&lt;br /&gt;UNDER URANIA, Outro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(A pensarci bene, ci sono delle assenze pesanti, e sono &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/11/black-mountain-the-hair-song/"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Hair Song&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; dei Black Mountain – la canzone più GIUSTA dell’anno – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Not In Love&lt;/span&gt; dei Crystal Castles con Robert Smith alla voce, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Overachievers&lt;/span&gt; dei Liars rifatta da Devendra Banhart con i Grogs, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Once Again&lt;/span&gt; di Blixa Bargeld e Alva Noto. E i &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/11/buzz-aldrin-st-ghost-recordsunhip-records/"&gt;&lt;span&gt;Buzz Aldrin&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, cazzo – i Buzz Aldrin, e &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/11/iosonouncane-la-macarena-su-roma-trovarobato/"&gt;IOSONOUNCANE&lt;/a&gt;, e &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/11/manzoni-manzoni-autoprodotto/"&gt;manzOni&lt;/a&gt;, ed è meglio se mi fermo qui, perché le assenze iniziano ad essere un po’ troppe e mi vengono in mente solo a mix fatto, dannazione.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah: buone feste eccetera eccetera. E che il 2011 sia un anno di gioie, realizzazioni, e tutto quello che volete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DISCLAIMER: Va da sè che ogni pezzo è protetto dal diritto d'autore, e che questa cosa è possibile grazie alla magnanimità dei singoli artisti/produttori/label/distro eccetera. Qualora la cosa dovesse risultare fastidiosa a chi di competenza, resto a disposizione eccetera eccetera. La mia mail è calearo_m@camera.it.&lt;br /&gt;___________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-7050737352363112020?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/7050737352363112020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/12/regalo-di-natale-un-mixtape-e-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7050737352363112020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7050737352363112020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/12/regalo-di-natale-un-mixtape-e-per.html' title='Regalo di Natale (un mixtape è per sempre)'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-5602509222356001883</id><published>2010-12-15T11:54:00.008+01:00</published><updated>2010-12-16T17:26:58.012+01:00</updated><title type='text'>Scusa, Antony</title><content type='html'>La domanda è cosa diavolo sto facendo e dal momento che una risposta decente non esiste la domanda non si pone. Nel breve termine, brevissimo, immediato, contingente, già finito, sto dando un ascolto all’ultimo dei Pontiak, uscito da chissà quanto, scaricato solo oggi. Scaricato. E non venite a farmi la morale perché non me ne frega un cazzo, e lo dico davvero senza sbruffoneria. Ho scaricato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Living &lt;/span&gt;dei Pontiak, ho scaricato tanti di quei dischi da meritarmi l’inferno, ma ripeto che non me ne frega niente, anzi: me ne frega nella misura in cui una possibile condanna ed esecrazione per il mio scaricare ovvero scambiare illegalmente file mi mette di fronte a un potere d’acquisto così scarso – il mio esiguo e labilissimo potere d’acquisto – che se non fosse per lo scambiarsi file in maniera illegale con perfetti sconosciuti dall’altra parte di mediafire o di chissà quale altro abominio della pirateria mascherata [&lt;span style="font-style: italic;"&gt;qui c’è un’interruzione perché non so se ho terminato la frase né se, avendola terminata, l’ho terminata correttamente – sotto un punto di vista logico, grammaticale, sintattico, quindi ciccia&lt;/span&gt;] col cazzo che potrei soddisfare questa voglia. Adesso metto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Coward&lt;/span&gt; di Vic Chesnutt. Caro vecchio Vic. Mi vengono i brividi. E poi&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Flirted With You All My Life&lt;/span&gt;, che sembra un pezzo di Bob Marley, e la cosa mi fa quasi piangere, per quanto i miei rapporti con l’universo Marley si limitino a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Songs Of Freedom&lt;/span&gt; e a una pioggia di cannoni fumati in tempi più sereni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Pontiak sono stati fra i cinque concerti di quest’anno 2010 e questa affermazione non avrà nessun seguito, perché devo ancora vedermi i Mahjongg il 22 al Circolo, e perché nel frattempo è partita &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Not In Love&lt;/span&gt; dei Crystal Castles &lt;span style="font-style: italic;"&gt;featuring &lt;/span&gt;Robert Smith alla voce, e se finora non l’avete ascoltata vorrà dire che passerete un brutto Natale. (Il mio Natale lo passerò probabilmente vicino al fuoco a finire di leggere&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Il tamburo di latta&lt;/span&gt; e a fare a meno di facebook, twitter, google reader, blogger. Probabilmente farò un capodanno sottotono, ma si vedrà.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="81" width="100%"&gt; &lt;param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F7612607&amp;amp;show_comments=true&amp;amp;auto_play=false&amp;amp;color=#dd7700"&gt; &lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt; &lt;embed allowscriptaccess="always" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F7612607&amp;amp;show_comments=true&amp;amp;auto_play=false&amp;amp;color=#dd7700" type="application/x-shockwave-flash" height="81" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://soundcloud.com/audiothursdays/crystal-castles-not-in-love-feat-robert-smith"&gt;Crystal Castles - Not In Love (feat. Robert Smith)&lt;/a&gt; by &lt;a href="http://soundcloud.com/audiothursdays"&gt;AudioThursdays&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono arrivati un po’ di CD da &lt;a href="http://www.vitaminic.it/"&gt;Vitaminic &lt;/a&gt;dei quali alcuni già recensiti e altri che devo ancora ascoltare. Ho ascoltato l’ultimo Marnie Stern e mi è sembrato una bomba, e così gli Annuals che nemmeno conoscevo, se non fosse che in realtà non ho motivo per mettere nel lettore un CD come quello degli Annuals per il semplice fatto che gli Annuals sono persone che fanno un’ottima musica ma senza quell’attitudine al male e alla sofferenza e alla tensione rumorosa che tanto mi piace nella musica. Ognuno ha il suo. Degli Annuals &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/12/annuals-count-the-rings-souterrain-transmissionrough-trade/"&gt;ho già scritto&lt;/a&gt; e non starò qui a complicarmi la serata cercando di ampliare il discorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa cosa che scrivo mentre ascolto un misto di Vic Chesnutt, Pontiak, Crystal Castles, Sufjan Stevens – questa cosa la metterò sul blog visto che è da tempo che non ci metto niente, ma è chiaro che la cosa non ha importanza. Anche Romanzo Infinito sembra in stallo, ma capisco Karim (aka Fabio, aka Denis) che in questo periodo ha l’esistenza un po’ complicata. D’altronde Romanzo Infinito (una selezione delle sequenze già apparse quassù) sarebbe dovuto partire da settembre come un reading espanso per la voce di Karim (aka Fabio, aka Denis) con le nostre incursioni sonore, ma per vari motivi non se ne è poi fatto ancora nulla, quindi questa cosa va a finire di diritto fra i Buoni Propositi per il 2011. Comunque nel frattempo la scialuppa di salvataggio ce l’ha data &lt;a href="http://www.sirente.it/"&gt;il Sirente&lt;/a&gt;, che ci ha rimediato due serate a Roma in cui sviluppare questa performance audio-video per la presentazione dell’edizione italiana di Metro, graphic novel egiziana censurata in Egitto e tradotta in Italia per la &lt;a href="http://www.sirente.it/catalogo/collana-altriarabi.html"&gt;collana Altriarabi&lt;/a&gt;. Insomma, ponendo che si prova in studio da un anno, abbiamo fatto tre live (ma al momento sono ancora due, la terza esibizione sarà il 16) di cui uno in Salento – del tutto disastroso, ma tanto nessuno stava ad ascoltarci. Come sono a finito a parlare di &lt;a href="http://www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata"&gt;Obsolescenza Programmata&lt;/a&gt; non lo so, ma non vedo l’ora di ideare il reading di Romanzo Infinito e la possibile Sinfonia Per Soli Feedback.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi a lavoro ho avuto una giornata accelerata e terribile. Sono uscito per prendere qualcosa da mangiare, dopo aver saltato il pranzo, verso le quattro e mezza del pomeriggio, mentre a Piazza del Popolo succedeva il disastro. Mi sono buttato su Largo Argentina e c’era questa calma totale, impossibile, con un odore di bruciaticcio che arrivava forse da qualche blindato messo a fuoco dalle parti di Montecitorio. Poi gli storni: un’infinità, che volteggiavano inseguendosi l’un l’altro senza perdere il senso della geometria aerea, disegnando spirali e fumetti nel cielo nitido e turchese poco prima della sera che sarebbe arrivata a minuti. Beh: in genere gli storni, da Largo Argentina, li vedi che volano lontani. Invece oggi li ho visti davvero sopra la zona dei templi, e cagavano liberamente su tutto, soprattutto sulle persone. Quindi solo adesso posso dirlo: sono un uomo fortunato, ho attraversato a viso scoperto una tempesta di guano di storni senza venire sfiorato neppure da una granata, anche se sentivo chiaramente di fianco a me i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pat pat&lt;/span&gt; con cui questi proiettili si spiaccicavano al suolo. Ho pensato un sacco di cose, ma in realtà è tutto riassumibile così: il Tempo se ne frega – della mia giornata di lavoro, dei pranzi saltati, della pizzeria Florida, del Milan, del voto di fiducia, dei Book Bloc, dei Black Bloc, delle riforme, della Storia. Io sono una contingenza, valgo nel Tempo quanto la scoreggia di un microbo che muore scoreggiando, e lo stesso dicasi di voi. Gli storni ci cagano in testa e noi non possiamo farci nulla, a parte cercare di divertirci e di stare bene e di voler bene a qualcuno e di farci voler bene e di non ascoltare i negramaro, per dire (si scrivono con l’iniziale minuscola, adesso, sappiatelo). È il Gioco del Tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo farmi la barba. Mi sa che faccio davvero schifo. Voglio scrivere tanto e non voglio scrivere più nulla. Ho fatto bene a non mettere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Age Of Adz&lt;/span&gt; fra i dischi dell’anno. Molto male, invece, non aver indicato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Swanlights&lt;/span&gt;. Scusa, Antony.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="340" width="460"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/I-Xdm5yS6PY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/I-Xdm5yS6PY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="340" width="460"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;_____________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-5602509222356001883?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/5602509222356001883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/12/scusa-antony.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5602509222356001883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5602509222356001883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/12/scusa-antony.html' title='Scusa, Antony'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-7412197236025992946</id><published>2010-10-20T18:14:00.007+02:00</published><updated>2010-10-22T13:32:51.407+02:00</updated><title type='text'>Romanzo infinito / ottava sequenza</title><content type='html'>&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di&lt;strong&gt; &lt;a href="http://altroverso.wordpress.com/"&gt;Karim Chaloub&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Orbe di Dentro&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In fondo al pozzo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Perché gli uomini vanno alla loro dimora&lt;br /&gt;eterna e i dolenti si aggirano per le vie&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ecclesiaste 12,5&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Un paio di occhi grigi mi fissano dal sedile di fronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mia piccola Lara, è veramente giunto il tempo di sguainare quel cuore tumefatto. Ancora un ultimo respiro, prima di lasciarlo esplodere nel petto e riempire di sangue le cavità riarse del tuo corpo. Solo allora morirà la sete di quel latte che non è mai stillato dal seno di tua madre. Colpa di quella sete se sei qui adesso. In questo vagone lercio che corre senza occhi nella notte. Su questo stesso treno della sopraelevata per la Seventh Avenue, un mese fa trovarono il bambino del rosario sotto un sedile. Un neonato di pochi mesi, livido come il piombo ma vivo. Avvolto in una coperta legata con una&lt;/em&gt; chotkij &lt;em&gt;bianca. Una di quelle corde di cotone rigido che i cristiani ortodossi intrecciano a mano per la preghiera. Il rosario degli impiccati per fasciare quel piccolo corpo esposto al dio dei pozzi.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Siamo in pochi sulla metro che questa notte va a casa mia. In fondo al vagone, una vecchia con un grande gozzo rosa continua a litaniare parole in una lingua crepitante. È la regina degli stracci. Issata sul suo iperbolico trono di fagotti e buste gonfie di altre buste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi ci sono loro due seduti di fronte. L’aria trucemente spenta. Alti e massicci. I sedili non riescono a contenere i loro corpi giganteschi. Intabarrati dentro gli impermeabili lucidi di pioggia, sembrano piovre spiaggiate. Il primo mi inchioda con i suoi occhi di fango. Senza curiosità. Con l’interesse e la concentrazione del chirurgo che si prepara a tagliare. Pure quello sguardo vivisettorio ha qualche cosa di inguaribilmente triste. Una perdita definitiva, forse. L’altro tiene la testa bassa sul petto, con i capelli lunghi sul viso. La scuote ritmicamente seguendo il rollio del vagone. Non riesco a vedergli la faccia. Poi, di colpo la solleva e mi sorride, aprendo una chiostra di denti bianchissimi. Tutti uguali. In mezzo alla fronte come un’orma bianca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;È molto tardi questa volta. Non avresti dovuto fare così tardi, piccola Lara. Non avresti dovuto accettare l’invito al party di Derek e Vivienne. Splendida serata, certo, e tutto il gotha dell’accademia. Ma lo sai che ore sono adesso? A quest’ora il tuo feticcio di legno è nel suo fodero di pelle nera. Al sicuro a casa tua. Tu, invece.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Prima di ogni lezione, il violino deve luccicare da cima a fondo. Deve risplendere del suono di cristallo che produrrà. E tu devi sorbirti tutte le interminabili&lt;/em&gt; lectures &lt;em&gt;su Ševčík. E devi provare dieci volte al giorno il colpo d’arco di Paganini. Fino allo slogamento del polso. &lt;/em&gt;Credere, obbedire e combattere&lt;em&gt; per raggiungere un giorno&lt;/em&gt; the unbelievable noisy&lt;em&gt;, come lo chiama lui. Non ti bastava aver vinto una borsa di studio del Conservatorio di Venezia per la New York Musical Academy. Non ti bastava aver fatto il grande salto nella Big Apple a soli ventitré anni. No, scricciolo mio, avevi urgente bisogno di lucidare il tuo sogno americano con la benedizione di Mr. Derek Lewis.&lt;/em&gt; The greatest living string pedagogue&lt;em&gt;, come recita lo slogan del suo sito web. Solo che ti costa un occhio della testa. O meglio, costa a mamma e papà un occhio della loro testa. Solo che per andare e tornare dal grande maestro devi attraversare mezza New York in metro. Magari alle due e mezzo del mattino come adesso.&lt;/em&gt; To get back into the hell asshole where you live.&lt;em&gt; Già, perché la dolce Lara abita in una specie di scantinato lastricato d’oro. Un&lt;/em&gt; gold cellar&lt;em&gt; al centro di Manhattan. Niente a che vedere con il grande e soleggiato appartamento all’ultimo piano di un condominio di Astoria Boulevard che il paparino le aveva trovato a metà prezzo. No, miss Lara Fornaro, la grande violinista, deve irradiare la sua augusta presenza perlomeno in un&lt;/em&gt; neighbourhood &lt;em&gt;stile&lt;/em&gt; sex and the city&lt;em&gt;. Come minimo nell’Upper East Side.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Posso vedere accendersi l’impronta in mezzo alla fronte dell’uomo che ride. Come una macchia di latte che tremando si dilata e allaga di luce opaca il mio campo visivo. Fino a coagularsi nelle onde di colore di una scena che lentamente si mette a fuoco davanti a me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lattine vuote e ciocche di capelli scuri sul pavimento di legno chiaro. Un afrore acido di sudore e birra. Di fronte al divano di stoffa verde, un televisore acceso sull’effetto neve. Sotto un paralume alto a fiori, due figure in controluce sul pavimento. Non sento suoni. Solo lo scatto ritmico di una goccia che scende nell’acquaio in cucina. Assordante nel silenzio. L’uomo che ride è sdraiato addosso a un corpo bianco. Una donna completamente nuda. Le sta sopra da tergo, schiacciandola con il corpo massiccio vestito solo di una giacca di pelle nera. Spinge con il bacino allo stesso ritmo della metro. La testa affondata nel collo della donna. Non riesco a vedergli la faccia ma posso vedere quella di lei. Bianca di gesso. E le mani piantate nel legno con le unghie. Non ci sono suoni. Il corpo bianco è muto come pietra che trema appena. Ma il volto è rigato di schiuma e rimmel. E gli occhi sono rovesciati all’indietro a mostrare la sclera bianca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella donna sta avendo un attacco epilettico. Mio Dio, gli occhi bianchi su quel corpo bianco che affoga nel limbo. Quel corpo bianco che sta espirando la sua anima bianca nel vuoto. Quel corpo bianco che già non trema più e continua a dondolare avanti e indietro sotto il corpo nero di lui senza faccia che continua a spingere rabbiosamente come un grande cane nero su quel corpo bianco che non trema già più e quella goccia che continua a scendere dritta nell’acqua e il piccolo tonfo di follia liquida accompagna le frustate della muta bestia e le spinte alternate a due a due del vagone che corre sventrato nel buio e nella mia testa tutte le frustate e le spinte risuonano all’unisono con lo schiocco assordante di quella goccia maledetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La doppia vita del codice binario intesse la trama dei suoni di questa notte.&lt;br /&gt;Questa corsa senza occhi non finirà mai e il giorno non sorgerà più.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mio Dio, perché mi fai vedere questo? Quale peccato ho fatto per meritarmi questa dannazione? Abbi pietà di me. Chiudi gli occhi della mia mente. Non voglio più vedere il capro senza faccia scuotere la sua testa affondata nel corpo dell’angelo atterrato come muta cenere sul pavimento del vagone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio aiutami, ti prego. Non voglio più vedere i suoi occhi macchiarmi l’anima. Quei piccoli uncini furenti schiacciarmi sul pavimento di questo vagone. Senza fiato schiacciata nel limbo dalla goccia di Belial sotto il corpo del cane nero che spinge la mia anima bianca nel vuoto fuori di me. La sputa come cenere nell’Orbe di Mezzo a sciogliersi nella schiuma del tempo. Dio, ti prego. Salvami. Se&lt;br /&gt;non puoi strapparmi l’occhio di Ra, fammi morire adesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Piccola Lara, a lungo hai pregato per vivere la tua tragedia e non quella degli altri. Vedi, per la prima volta il Dono ti rinchiude dentro il tuo stesso corpo. Non c’è scampo nel vedere prima le cose. Già non gridi più. Già non tremi più e la schiuma bianca ti riempie la bocca. Lui ha deposto le sue uova dentro di te e vivrà per sempre. Nessuno potrà mai aiutarti. Nessuno ti salverà. Sei tu la carnefice di te stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ma adesso l’onda di colore sta cambiando. La scena si contrae e si raggriccia come pelle bruciata. La luce bianca va spegnendosi e il cane nero sembra sciogliersi nel fumo. Riaffiorano i contorni sbiaditi dei sedili. L’uomo senza faccia si volta a guardare dietro di sé. Il treno si è fermato e le porte si sono aperte sull’oscurità.&lt;br /&gt;________________________________&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-7412197236025992946?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/7412197236025992946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/10/romanzo-infinito-ottava-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7412197236025992946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7412197236025992946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/10/romanzo-infinito-ottava-sequenza.html' title='Romanzo infinito / ottava sequenza'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1513654854342803035</id><published>2010-09-20T13:59:00.002+02:00</published><updated>2010-09-20T14:04:19.158+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Grinderman: Grinderman 2 (Mute/ANTI-)</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questa recensione è apparsa su &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/09/grinderman-grinderman-2-muteanti/"&gt;vitaminic.&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Te ne accorgi dai loop in reverse che accompagnano l’arpeggio introduttivo, prima dell’ingresso col fucile spianato della linea di basso: il secondo capitolo del progetto Grinderman ha un livello di produzione ben diverso dal primo, e se hai seguito la cosa capisci bene che Lazzaro, nel frattempo, ha fatto la sua parte. Grinderman 2 è, ancora, una versione aggiornata del blues mescolata con quell’attitudine post-punk tutta caveiana, come eravamo abituati dai Birthday Party, per restare in tema.&lt;br /&gt;Tutto il disco si tiene in un amalgama sonoro che ammorbidisce le asperità più ruvide e garage del primo album. La qualità delle distorsioni, il tutto pieno, l’atmosfera bruciacchiata e mefitica e lontanamente psicotica, quel rullante aperto e profondissimo, i dettagli degli arrangiamenti, la compressione del basso, gli archi nella bellissima When My Baby Comes, il pitch-shifting di Bellringer Blues, i cori immancabili e splendidi, la stessa voce di Nick Cave che sembra – e dico “sembra” – tornare agli antichi fasti baritonali: Grinderman 2 è un disco prodotto con perizia eccellente, è un disco rock che ti dice come dovrebbe suonare un disco rock nel 2010.&lt;br /&gt;Poi, e solo in un secondo momento, è anche un album di Nick Cave e di alcuni dei suoi Bad Seeds, che si divertono come pazzi in quello che sanno fare meglio, mettendo da parte qualsiasi dimensione ulteriore della musica (dimensioni che Nick Cave ha frequentato fino a The Boatman’s Call, tanto per capirci), chiudendosi in studio con una pila di dischi impolverati e un po’ di whiskey fin troppo buono. E, certo, mandando tutti affanculo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora: se siete arrivati fin qui sapete esattamente cosa cercare, e d’altronde non sarò io a scrivere banalità del tipo “[è come un] pugno allo stomaco”, “[certi passaggi fanno] tremare le vene dei polsi”, o altre amenità buone per i fan dell’ultima ora che non conoscono neppure Murder Ballads. Il progetto Grinderman si definisce da sé, e questo secondo episodio – a tratti bellissimo, mai banale, addomesticato ma non per questo meno nervoso, con lo sguardo sempre rivolto a una qualche concezione molto larga del Male Profondo – è esattamente quello che era lecito aspettarsi dopo il primo. Voglio ripeterlo: è un album Potente, Viscerale, Suonato Bene/Registrato Meglio/Mixato Da Paura/Masterizzato Coi Controcazzi. Però ho questa sgradevole sensazione di starmene qui a cliccare su un misero tasto Mi Piace, e lo sa solo il diavolo quanto Nick Cave meriterebbe altre argomentazioni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;______________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1513654854342803035?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1513654854342803035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/09/grinderman-grinderman-2-muteanti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1513654854342803035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1513654854342803035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/09/grinderman-grinderman-2-muteanti.html' title='Grinderman: Grinderman 2 (Mute/ANTI-)'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1235615537973893801</id><published>2010-09-17T13:39:00.004+02:00</published><updated>2010-09-17T13:50:13.339+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose che succedono'/><title type='text'>"e tu non mi rompi più i coglioni"</title><content type='html'>A tutti gli invitati a &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#660000;"&gt;Venerdi 17 Settembre: SPECIAL ANIMATION GIRL!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;16 settembre alle ore 18.37&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;:::::::::::::::::::::::::::: VENERDI 17 SETTEMBRE 2010 ::::::::::::::::::::::::::::&lt;br /&gt;::::::::::::::::::::::::::::::::::: SUD EST DISCO PUB :::::::::::::::::::::::::::::::::::&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬&lt;br /&gt;★ ☼ ❤ ♬ ♪ ♡ ♩ ♭ ♪ __SPECIAL ANIMATION GIRL__ ♪ ♭ ♩ ♡ ♪ ♬ ❤ ☼ ★&lt;br /&gt;▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________________________________&lt;br /&gt;■ VENERDI 17 SETTEMBRE, IL SUD EST DISCO PUB VI DA LA RICETTA&lt;br /&gt;PER UNA NUOVA FANTASTICA SERATA, ECCO GLI INGREDIENTI:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-► LA SORPRESA N°1: Speciale "Live Animation Girl" ;))&lt;br /&gt;-► I COCKTAILS a soli 4 €: GinTonic, GinLemon, Rum&amp;amp;Coca, PinhaColada, RedBull&amp;amp;Vodka, etc. etc. etc. ......&lt;br /&gt;-► LA PRASSIi: &gt;&gt;&gt;&gt; INGRESSO RIGOROSAMENTE GRATUITO &lt;&lt;&lt;&lt; -► La PRECISAZIONE: il locale è al chiuso quindi eventuale pioggia, vento, neve, nebbia o grandine nn ci fermeranno!!! -► I Djs: Elio Petti &amp;amp; Francesco Rossi direttamente dai locali della costa molisana ♪ ♫ -► La musica: di tutto e di più!! Dalla disco '70 e '80 passando per i ritmi folli degli anni '90 fino ad arrivare alla commerciale e in fine all'house!!! ♩ ♭ ♪ -► LA SORPRESA N°2: ....????...tanti tanti gadgets luminosi e ho già detto troppo!! ;)) ═════════════════════════════════════════════ ◙ TUTTO QUESTO SOLO E SOLTANTO PER VOI, QUINDI NON POTETE MANCARE PER NESSUN MOTIVO.....IL DIVERTIMENTO E' ASSICURATO!!! ☞ VI ASPETTIAMO VENERDI 17 SETTEMBRE AL SUD EST DISCO PUB!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;Giampiero Cordisco&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; 17 settembre alle ore 9.44&lt;br /&gt;Mi hai rotto i coglioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;Elio Petti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; 17 settembre alle ore 12.41&lt;br /&gt;Anche tu. Cancellati dal gruppo se non vuoi messaggi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;Elio Petti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; 17 settembre alle ore 12.46&lt;br /&gt;Anzi aspetta: dato che ti ho proprio sulla punta del cazzo e non so neanche per quale motivo ti ho tra gli amici ti ci tolgo così io non ti mando messaggi e tu non mi rompi i coglioni.&lt;br /&gt;________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1235615537973893801?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1235615537973893801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/09/e-tu-non-mi-rompi-piu-i-coglioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1235615537973893801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1235615537973893801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/09/e-tu-non-mi-rompi-piu-i-coglioni.html' title='&quot;e tu non mi rompi più i coglioni&quot;'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-3760121748224307090</id><published>2010-08-30T10:39:00.006+02:00</published><updated>2010-08-30T16:13:46.759+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autofiction'/><title type='text'>Matrice</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Lo so da come mi sta guardando, o dalla generale disposizione delle cose e dal sentimento di esse, in questa successione di istanti. E so che non posso farci granché: mi appare da subito chiaro (meglio: è stato chiaro da sempre, e continua ad essere evidente in questo tratto infinitesimo della traiettoria spazio-temporale, ed è in questo angolo della piegatura dimensionale che la coscienza della cosa assume forme non prescindibili) che la decisione è irrevocabile, e a un bel nulla servirebbero i miei consigli vuoti che con tutta probabilità infarcirei di una retorica impotente. Il signore che ho di fronte ha preso la sua decisione, e questa decisione è ormai in pieno possesso di lui, nel senso che non si tratta di una presa di posizione razionalmente concepita, quanto di una suggestione concretizzatasi e avanzata in modo subliminale dentro le strutture corticali, negli angoli remoti del subconscio. È stata presa una decisione, proprio adesso, in questo preciso istante, e proprio adesso questa decisione è maturata in modo perfetto e autosufficiente all’interno del cervello i cui più lontani recessi ne hanno incubato i germi. Il signore che è qui con me ha realizzato di aver maturato una decisione. A me ha trasmesso l’evidenza di tutto ciò. La sua decisione sta nell’aria in cui siamo immersi, è il tempo ed è lo spazio ed è inevitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua decisione è presto detta: togliersi la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo le mura della stanza (che è spaventosamente vuota) mi appaiono improvvisamente segnate da un’umidità atavica, come se fosse stata riempita d’acqua e poi svuotata. Le pareti sono diventate verdi, sono striate di muschi spessi e viscidi, mi sembra addirittura che gli angoli dove le pareti si toccano sgocciolino ancora. E quindi tutto vira al verde più marcio e deteriore. Lui continua a indurire l’espressione del viso. È l’effetto della decisione, da cui sa ormai di non poter scampare. C’è un che di opaco nei suoi occhi, e la rassegnazione ha preso piede, definendo in qualche modo una ennesima sfumatura di colore. D’altronde so pure che questa casa ha un numero abbastanza elevato di stanze: lui entra ed esce, infatti, da una porta oltre la quale io non vedo molto. Qui dove si svolge il tutto doveva essere uno sgabuzzino. Ah: questa casa non è mia, e non è sua. Deve essere stata abbandonata da qualche mese dai legittimi proprietari, e non so per quale motivo adesso ci siamo noi. Ecco: questa è la casa del Mulino Bianco, in chiave aggiornata, adeguatasi in seguito alla fuga dei proprietari e del loro bagaglio di felicità preconfezionata come un Saccottino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando alla decisione, io non mi sento impotente: so che non posso in nessun modo cambiare il corso degli eventi che si verificheranno (ho la certezza matematica che la decisione verrà attuata in un tempo né lontano né vicino), so che non dipende da me la ricerca della felicità di questo signore, so di non poter opporre nulla alla realizzazione del fallimento cui questo signore sa di essere giunto. È arrivato a fine corsa: dopo aver provato e riprovato ad attuare il proprio elementare diritto alla felicità, sa di non averne più l’obbligo. Sulla sua faccia grigia leggo la rassegnazione. Ha realizzato la volontà di farla finita con quella che ormai è solo un’impostura a se stesso: questo me lo fa sembrare beato. Ha raggiunto una forma di saggezza, benché mi sembri tutto così tremendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posso soltanto ideare dei diversivi. Da qualche parte scopro una chitarra giocattolo, rossa, modello Bontempi, quelle per i bambini. La chitarra ha solo tre corde, due delle quali di nylon (originali) e una fatta con un elastico di colore blu, spesso, della sezione di un centimetro. Propongo al signore di fronte a me, sempre più condensato nel destino che andrà a realizzarsi, di fare qualcosa insieme. Suonare, buttare giù un progetto sonoro, disegnare architetture audio. Distrarsi, non pensarci. Sbucano, non so come, altri dispositivi che tornano utili a quest’idea: mixer, registratori multitraccia, pedaliere e processori di segnale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Finisce qui: mi sveglio, le lame di luce che filtrano da dietro le persiane. Sono nel mio letto, da solo. È un altro giorno. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho appena sognato David Foster Wallace.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;____________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-3760121748224307090?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/3760121748224307090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/08/matrice.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3760121748224307090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3760121748224307090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/08/matrice.html' title='Matrice'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-6236259153995727342</id><published>2010-08-27T10:53:00.010+02:00</published><updated>2010-08-30T12:47:59.351+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='travasi'/><title type='text'>TRAVASO # 1 - Giuseppe Genna: La Vita ai tempi dell'Impero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma vaffanculo, dico io. In un modo o in un altro toccherà ricominciare, uscire dall'inerzia ancora estiva, ridefinire degli obiettivi, per quanto inutili. Vuotare il sacco, insomma, per riempirlo di nuovo, per vuotarlo ancora. Eccetera. Ed è chiaro che la cosa non ha senso, no no no.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Allora: quale migliore occasione per dare il via alla categoria dei Travasi, pezzi di letteratura raccolti nel mare della Rete con criteri assolutamente arbitrari. Eh: quale migliore occasione?&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il primo Travaso (con relativi dettagli) proviene da &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.giugenna.com/2010/08/27/la-vita-ai-tempi-dellimpero/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;LA VITA AI TEMPI DELL'IMPERO di Giuseppe Genna&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se devi arrivare al luogo della terapia, svolta a destra della immensa piazza dove correre è impossibile. Spezzata, diffranta piazza: ha eletto il marciume a sua natura seconda, uno strato di scaglie plastiche e organiche tra ricordi di aiuola. C’è una scuola verso l’angolo con Pellegrino Rossi. Davanti sono schierati i militari che il sindaco richiese, le tute mimetiche, i baschi scuri, l’indolenza di una foga trattenuta. Si tengono lontani oramai gli egiziani, i marocchi, anche i turchi.&lt;br /&gt;La piazza è gremita, interrotta dalle rotaie dei tram lunghi e verdi, acquistati da una controllata Fiat, deragliano spesso, molti feriti a Milano per i tram che sono deragliati da quando sono entrati in funzione. Una strada verticale attraversa e si spegne nella piazza stessa al passaggio pedonale, verso la buca della metropolitana, da cui soffia un vento caldo e carico di polvere chimica. I giornali free press, invecchiati in poche ore, pagine calpestate nella fretta da centinaia di persone, stanno ingricciati tra dente e dente della griglia orizzontale gialla per lo scolo dell’acqua al termine della scalinata di granito della linea tre, la gialla.&lt;br /&gt;Si prende per la pista piatta e sconnessa di Pellegrino Rossi. Passava di qui un tram, quattro binari sulla sinistra della carreggiata puntando verso fuori città. Hanno seppellito con l’asfalto quei binari rugginosi, nemmeno li hanno estratti dalla loro sede, per allargare via Pellegrino Rossi, e dopo un anno emergevano pezzi di rotaia ossidata arancione, a passare in moto si scivola, si muore.&lt;br /&gt;Hanno ricostruito tutto, abbattendo tutto. Il centro polifunzionale policolorato Virgin. Sulla destra sono crollate le case svuotate, malsicure, l’odore di coniglio bollito e carne in umido ormai impregnava le pareti, le scale emanavano un vapore di stantio e minerale. Abbattute da giganteschi rostri, macchine che scagliavano enormi piombi sferici, le facciate come volti tumorati, sfondati da un carcinoma, da un’esplosione ossea: non dall’esterno, ma dall’interno.&lt;br /&gt;Vado verso il neurolaboratorio, ad Affori, l’ultimo quartiere, superata la svolta verso piazzale Dèrgano.&lt;br /&gt;In piazzale Dèrgano ero stato anni prima. Tutto era carbonato e umido lì. Stracci pesanti di acqua, non strizzati, attaccati a fili della biancheria corrosi nella plastica, arrugginiti nel ferro interno, pendevano dai balconi di ferro, la graniglia povera commista alla vernice della muratura, le mollette in legno consunto.&lt;br /&gt;Là avevano sparato a un uomo.&lt;br /&gt;Lo avevo visto riverso, tutto attorno era una realtà rallentata, il colpo – dicevano – era stato secco, rauco, una tosse. La polizia stazionava lì, gli stivali opachi dell’ufficiale alto, il numero fittissimo di randagi affacciati in cerchio per scorgere lo scanalare del sangue, a sorpresa scurissimo e mucoso, sull’asfalto di piazza Dèrgano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il luogo della terapia è una piccola casa al centro della corte in un palazzo di ringhiera, non distante dall’ex nosocomio psichiatrico Paolo Pini, dove alla madre di mia madre praticarono cinquantasei sedute di terapia elettroconvulsivante, gli elettrochoc che la condussero al suicidio. L’accademia della sua morte di esausta. La terapia elettroconvulsivante sta per essere reintrodotta a Guardia Seconda, presso il Policlinico: si sappia.&lt;br /&gt;La piccola casa è adibita a terapie sperimentali. Sono terapie che tentano di ridurre l’assunzione di farmaci, l’opposto delle ricerche condotte dalle multinazionali. E tuttavia gli psichiatri e le psichiatre del centro firmano ricette per farmaci di seconda, terza, quarta generazione (i ricaptatori noradrenalinici, li si può prescrivere per un anno al massimo, gli effetti collaterali inducono sospetti, il mal di testa grigio colpisce il 10% dei soggetti). I pazienti non tollerano l’impatto con le terapie di avanguardia. Sono colpiti da delirium tremens, a volte, da orticarie giganti, da febbri costanti.&lt;br /&gt;E si distribuisce metadone pure. Si fa da SERT. Allora c’è la fila dei nuovi tossici.&lt;br /&gt;I nuovi tossici milanesi io non credevo esistessero in questo modo. Sono universitari della Bicocca, della Bocconi, quadri, manager, gente del terziario e però anche bulli da discoteca, gente che sta in officina o in cantiere – questa dittatura del proletariato che annulla ogni differenza di classe e invera il suo opposto, che è comunque dittatura di un proletariato.&lt;br /&gt;Entra nella stanza dove collaboro io una ragazza alta e pallida, fuori fa freddo, lei si è levata ogni abito fino alla maglietta. Controllo: non buchi sulle braccia. Il suo sguardo, intristito o etilico, comunque svuotato o internato, incarcerato in un’interiorità non qualificabile, è ciò che tento di studiare abolendo le differenze tra me e lei, tentando di vibrare insieme a lei, il suo minuscolo inarrivabile sisma psichico: esistenziale.&lt;br /&gt;Io sono qui per collaborare con i terapeuti, sotto la supervisione rigorosa degli addetti responsabili. Un umanista che si trova in mezzo alla città delle alte torri calcaree che crollano, le torri che Sigmund Freud e i suoi figli putativi per un secolo avevano eretto – quella città della speranza già malata.&lt;br /&gt;“E’ perché stanno ai piedi”&lt;br /&gt;“Cosa?” domando, mi scuoto dal torpore dell’empatia e della fantasticheria.&lt;br /&gt;“I buchi. Lei stava cercando i buchi”.&lt;br /&gt;“Dammi del ‘tu’, per favore”. E’ perché mi sento coetaneo, ma non è vero: io sono un quarantenne, la ragazza ha vent’anni appena.&lt;br /&gt;“Stanno nei piedi, perché nessuno così li vede”.&lt;br /&gt;“Lo so”. Lo so: si fanno in casa, da soli, vivono con i genitori e si chiudono nella stanzetta, per chi ha anche soltanto visto i Settanta, per chi giocando a pallone osservava i gruppi in circolo di tossici ai giardini mentre scaldavano con la fiamma dell’accendino sotto la scatoletta del Saridon – è incomprensibile che questi ragazzini si facciano da soli. Lo speedball che si procurano, coca o anfe con ero. Cosa piace?, cosa conduce a un’onda depressiva commista all’eccitante?, cosa li trascina da dietro la Centrale alla camera dove iniettano nel piede? Soli…&lt;br /&gt;“Non sento niente. Non è che ne voglio uscire, ma voglio uscirne”.&lt;br /&gt;Dicono sì e dicono no: contemporaneamente.&lt;br /&gt;L’aumento delle patologie legate al borderline, la semipsicosi al limite della personalità multipla, ha subìto un’accelerazione impressionante in questi anni.&lt;br /&gt;Alle risorse umane delle aziende, quando ancora assumevano, prima della crisi finale, sceglievano spontaneamente e senza accorgersene i candidati più borderline: deboli nell’identità, davano tutto sul lavoro, distruggevano il microclima dell’ufficio, confliggevano, era un disastro.&lt;br /&gt;Che cos’è politico, oggi?&lt;br /&gt;Dove ruota il disgregamento?&lt;br /&gt;Dove si trova il ciclo senza fine dell’invenzione, dell’idea e dell’azione?&lt;br /&gt;La fine di tutto il nostro esplorare…&lt;br /&gt;“Il corpo, non lo sento. Vado con ragazzi e ragazze, non lo sento”.&lt;br /&gt;“Non stiamo facendo psicoterapia” dico. “Non parlarne, se non vuoi”.&lt;br /&gt;“E’ indifferente. Non sento niente, nemmeno questo che sto dicendo. Ci sei tu lì davanti a me, non lo sento”.&lt;br /&gt;La materia è diventata la nostra idea. La teodicea del banale, la difesa delle bave umanistiche.&lt;br /&gt;“Tu non puoi capire. Noi amiche ce lo diciamo. Non sentiamo. Ci lecchiamo. E’ indifferente. Tu sei lì che ascolti, io sono là che guardo. Non si sente niente. Coi ragazzi è uguale. La fine delle serate: è uguale”.&lt;br /&gt;Alzatevi, andate: leccatevi l’un l’altro. Le notti fosforescenti, le notti dell’impero di occidente.&lt;br /&gt;“Non puoi capire. Senso del futuro. Che domanda del cazzo…”&lt;br /&gt;E’ bella, lievemente sciupata, sotto gli zigomi. Sarebbe recuperabile: sì, recuperabile a cosa? Ecco la Dea Normalità, alla cui presenza invisibile la mia generazione è stata abituata nella fascia prenatale. Il feticcio della generazione metropolitana che ci precedette. “Non immagini un futuro? Figli? Lavorare?”&lt;br /&gt;Tace. Lievemente imbronciata, solleva le mie stanche capacità di eccitarmi per qualcosa. Vorrei trasmetterle carne, vorrei inoculare in lei sperma sterile, vorrei scuoterle il gomito e slogarlo contro il muro. Lasciare la bava della mia generazione sulla sua schiena che non potrà comprendere…&lt;br /&gt;“Se mi dicono domani di andare in Australia, ci vado. Non c’è qualcosa di preciso, non so, non penso al domani. Quando mi faccio, forse, non penso, ma magari penso anche al domani”.&lt;br /&gt;La nuova generazione italiana si esprime quotidiamente con un lessico medio di 500 termini. Il resto è: puntini di sospensione, avverbi, treni di parole, gesti extraverbali. Lei agita le mani.&lt;br /&gt;Io tremo la mattina, in ansia, nel sisma, non avverto la terra sotto i miei piedi, la pavimentazione non esiste più, tremo per la crisi. Sono scosso dalla mia povertà futura. Sono precario da quando lavoro, da ventidue anni… Io… Io… E la ragazza che sta pronunciando parole come immersa in un liquore brunito, denso: “… che il senso del futuro è una stronzata. Quali sogni?”&lt;br /&gt;Dove è la cittadella del potere da assediare? Dove noi, se mi guardo attorno nel sisma del futuro, assalito dagli spettri? Noi non ci siamo, siamo inesistiti, introiettammo la borghesia mangiandola.&lt;br /&gt;All’improvviso entra R.: è la psichiatra che fa la volontaria ogni domenica. La ragazza che ho davanti la osserva svuotata. Uomini vuoti, svuotati, che siamo… Sta urlando, R., io non capisco, sta urlando di venire, venire a vedere, la televisione, è gravissimo, io mi alzo, è tutto rallentato e convulso al contempo.&lt;br /&gt;La ragazza è abbandonata. Sembra indifferente all’abbandono, ma non lo è: la radice nera, lo so, è l’abbandono – un abbandono infertole prima ancora che iniziasse.&lt;br /&gt;La sindrome universale, planetaria.&lt;br /&gt;Vado alla sala comune dei terapeuti, il televisore è acceso, Silvio Berlusconi è pallido, è buio, è allungato nel volto cavallino, è il Padre di Tutti, ha la bocca rotta, sanguinante, Nosferatu contrario, ineludibile, su qualunque canale televisivo, chiunque sta avvertendo pietà per Silvio Berlusconi, l’Uomo Colpito: da cosa? Si alza, spalanca la pesante portiera blindata dell’auto, la body guard tenta di coprirlo, ha lo sguardo assente, fuori di sé, spiritato, è il piccolo Dioniso dei misteri brianzoli, è assurto a re ed eccolo colorato di sangue shakesperiano. “Shakespeariano” non significa nulla, oggi. E’ in mezzo alla folla, c’è confusione, è piazza Duomo a Milano, ha i denti rotti, gli incisivi scheggiati e il labbro lacero, spalanca le braccia, mostra a chiunque che è salvo, con un gesto cristico. “Cristico” è un aggettivo privo di senso, oggi.&lt;br /&gt;E’ lui.&lt;br /&gt;Tutto è lui e lui è tutto. Ha occupato tutto: qualunque simbolo, qualunque gesto, ogni accadimento, passato presente e futuro, ogni falsificazione e qualunque certificazione di verità, la regola e la normalità e l’illegalità e il terrore e l’assenza di terrore. Ha portato a termine il progetto rivoluzionario, capovolgendolo.&lt;br /&gt;E’ la Carne del Buon Nonno: ecco la sua fragilità mortale. Empatizzano tutti. In un film su Hitler, La caduta, interpretato dall’attore tedesco Bruno Ganz, indugia il regista col primo piano della mano che trema per il Parkinson, la mano di Adolf Hitler: ecco l’oltraggio, ciò rende empatico chi ha tentato di distruggere l’empatia in toto.&lt;br /&gt;E noi? Io, gli psichiatri, la ragazza dello speedball? Dove siamo? Non siamo nel luogo dove si tenta di ricostruire l’empatia?&lt;br /&gt;Quale atto è l’atto politico? Chi ha ferito Silvio Berlusconi oppure le braccia aperte mentre sanguina di Silvio Berlusconi?&lt;br /&gt;Perché assistiamo? Perché, ancora una volta, gli occhi svuotati davanti allo speedball “schermo”?&lt;br /&gt;Perché la sensazione disperata della domanda: e ora cosa facciamo? Quale punizione ci capiterà?&lt;br /&gt;Verrà accertato che il quarantenne feritore del premier è sotto terapia psicofarmacologica, viene seguito in un centro come quello dove collaboro io. Il quarantenne feritore invierà subito le scuse al premier che ha sfregiato: chiederà: “Scusami”.&lt;br /&gt;O mia generazione, tra le perdute dei secoli tu sei la pallida – la tua violenza ti spaventa e il padre non ti perdona. Strappa il tuo cuore, nelle buche della terra nasconditi.&lt;br /&gt;Fora l’occidente l’impero che transita di qui. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;____________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-6236259153995727342?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/6236259153995727342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/08/travaso-1-giuseppe-genna-la-vita-ai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/6236259153995727342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/6236259153995727342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/08/travaso-1-giuseppe-genna-la-vita-ai.html' title='TRAVASO # 1 - Giuseppe Genna: La Vita ai tempi dell&apos;Impero'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-7417288456973355816</id><published>2010-07-07T19:53:00.002+02:00</published><updated>2010-07-07T20:00:14.015+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Racconto in forma di biografia non autorizzata del racconto medesimo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo Racconto (d’ora in avanti: QR) è stato scritto su un notebook Acer Travelmate 2700, Intel Pentium 4 CPU 3.00 GHz, 448 MB di RAM, sistema Windows XP Home Edition versione 2002 Service Pack 3, registrato a nome di Giampiero, acquistato nell’aprile 2005 presso un negozio della catena Euronics a Termoli (CB). Il computer si avvale di una unità VGA esterna a marca Sony (monitor da 19 pollici), acquistata di seconda mano in seguito al danno occorso alla retroilluminazione dello schermo originale, il quale schermo originale funge attualmente da bacheca fisica tant’è che ospita una cartolina dall’Olanda del capodanno 2007/2008 (sfondo rosso e scritte bianche e nere in Helvetica Bold), il secondo numero di “Finzioni – progetto di lettura creativa”, e un post-it su cui è scritto, con grafia incerta, “racconto in forma di biografia non autorizzata del racconto medesimo”. Altre componenti esterne sono un controller MIDI/scheda audio Behringer modello BCD2000 e un hard disk backup Maxtor da 1000 GB. Queste periferiche sono comunque irrilevanti ai fini di QR e della sua stesura pratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto l’hardware poggia su due scrivanie disposte a L. La scrivania orientata a ovest ospita il cosiddetto corpo centrale, oltre a: due pile di libri, un’agenda del 2007, un tappo in sughero, un accendino Bic bianco, una scatola di filtri Rizla (slim) di cotone, un barattolo contenente una matita e qualche moneta, un sacchetto in plastica di medie dimensioni con chiusura ermetica pieno di gadget (fra cui una cartina stradale della Transilvania, una fotografia che risale al settembre 2006, dei portachiavi, biglietti di concerti, cassette audio), alcuni fogli sciolti A4 disposti in risma, su cui è stampato un racconto che inizia con “La madre di Lucia ci guardava torva dal balcone spoglio, l’abete e le luci natalizie spente la incorniciavano come una gioconda di periferia”, una tazza da caffelatte sporca, una lampada da tavolo Ikea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scrivania che dà a sud, oltre al monitor Sony da 19 pollici e al controller Behringer summenzionati, ospita il tappetino azzurro e liso per il mouse ottico, una candela consumata, un CDR dei Twoprong, una ciabatta elettrica con tasto switch on/off.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parte posteriore del corpo centrale del notebook Acer Travelmate 2700 con cui QR è stato scritto è posta sul libro “La Fortezza” di Róbert Hász (edizioni nottetempo), questo per creare un’intercapedine che possa agevolare il lavoro di raffreddamento operato dalle ventole, che per tutto lo sviluppo esecutivo di QR non hanno mai smesso di brusire (va da sé che quest’ultimo enunciato descrittivo si fonda su una sicurezza empirica aprioristica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per le condizioni su elencate, non esuli da un rapporto di pauperismo creativo che l’autore ha instaurato nel tempo con l’utilizzo massiccio dei dispositivi tecnologici, nonché per l’oggettiva bruttezza del cosiddetto corpo centrale (estetica obsoleta, cromatura dello chassis consuntasi in corrispondenza delle parti su cui poggiano i polsi con conseguente doppio colore argento/nero di dubbio gusto, costante ronzare delle ventole di raffreddamento del disco rigido), tutto questo sistema-computer viene amichevolmente e ironicamente chiamato Frankenstein.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di una resa metatestuale di QR, e di un incipit di tipo descrittivo-bellettristico o virtuosista-massimalista dello stesso, è nata in maniera approssimativa dalla lettura di un risvolto di copertina di un volume della casa editrice Nutrimenti (potrebbe trattarsi, con buona approssimazione, di un romanzo di Perceval Everett [“La cura dell’acqua”?]) presso una libreria remainders di nuova apertura nel quartiere di San Lorenzo, Roma. Come dovrebbe risultare ovvio – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nihil sub sole novi&lt;/span&gt; – le righe iniziali di QR avrebbero l’intento non dichiarato di spingere la tecnica della “biografia del testo” oltre un certo limite intuitivo, che dovrebbe essere il punto di rottura fra scrittura tecnica e scrittura narrativa. Per il fatto palese che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in questo preciso istante&lt;/span&gt; (nel “preciso istante” in cui si è scritta la parola “istante” in corsivo prima di questa parentesi) si è in una fase di raccolta ed elaborazione sommaria e aperta del materiale per QR – le idee iniziali, i primi barlumi circa le tecniche di approfondimento narrativo, le ipotesi stilistiche eccetera – e che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in quest’altro preciso istante&lt;/span&gt; (parentesi come sopra), a seguito di una rilettura ahimé scettica delle righe iniziali fino al primo “preciso istante” in corsivo, QR appare in una forma atomizzata, inservibile, spuria e probabilmente irrealizzabile, oltre che di discutibile riuscita estetica, la fase immaginativa che ne prepara la scrittura estemporanea rischia di essere alimentata con del nuovo materiale mentale frattanto sopraggiunto a eliminare artatamente l’approccio parossistico e tecnico-metatestuale finora portato avanti. Ecco perché si è deciso di negare la libertà autoriale e il libero arbitrio metastorico-narratologico, invalidando qualsiasi intervento successivo di correzione e revisione del materiale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;finora &lt;/span&gt;scritto (è chiaro che si sta parlando di una forma di autocastrazione da parte dell’autore) (“finora”: cioè fino a queste parentesi, comprese).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QR, oltre a ripiegarsi metatestualmente su se stesso nei paragrafi dedicati, narrerà la storia, al momento del tutto sconosciuta, del Personaggio in Questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è vero niente: QR finisce, per debolezza e improduttività compulsiva di chi scrive ovvero dell’Autore, esattamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;qui&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;_________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-7417288456973355816?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/7417288456973355816/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/07/racconto-in-forma-di-biografia-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7417288456973355816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7417288456973355816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/07/racconto-in-forma-di-biografia-non.html' title='Racconto in forma di biografia non autorizzata del racconto medesimo'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-678139948267313431</id><published>2010-06-30T12:07:00.005+02:00</published><updated>2010-06-30T13:14:11.912+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / settima sequenza</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://altroverso.wordpress.com/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Kharim Chaloub&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Dentro&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;La visione del sabba&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;______________________________________________&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Quei s’attuffò, e tornò su convolto;&lt;br /&gt;Ma i demon, che del ponte avean coverchio,&lt;br /&gt;Gridar: Qui non ha luogo il Santo volto:&lt;br /&gt;Qui si nuota altrimenti che nel Serchio;&lt;br /&gt;Però, se tu non vuoi de' nostri graffi,&lt;br /&gt;Non far sovra la pegola soverchio.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;(Inferno, Canto XXI – 47-51)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;_____________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sentiamo il tuo fiato sfiorarci. Come l’eco di una preghiera, adorarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di vertigine in abisso ti muovi, solcando le scie stellanti di una caduta all’indietro nel tempo. Di lume in membrana, respiri senz’aria, ondeggiando dai tendini contratti alle suture tra le cellule stanche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volo sotto la pelle del tempo fende torrioni di alveoli e carne sgranata. Trapassa trame di sonno e battiti di morte. Rade orizzonti di vertebre e ventricoli serrati. Trabocca il liquor dalla pia madre dentro il midollo e l’apnea si scioglie nel brivido della discesa. La sistole impazzita increspa linee vermiglie di sangue e la risacca schiude papille umide di sale. Arde allora più forte il ricordo sotto la cenere del sonno e brucia come ghiaccio in mezzo agli occhi. Occhi senza palpebre è la tua giovane pazzia. Aperti per sempre abbagliati dal sole in picchiata dentro la casa di vetro senza porte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei sveglia ancora una volta e le tue labbra tremano parole.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con gli occhi spalancati scivolo nel letto disfatto al suo fianco, ma senza toccarlo. Continuo a sognare senza dormire. A chiedermi se è giorno o notte. A rovesciare le mani contro il soffitto, così vicino. A traguardare il suo sonno stupido e stupito. Il volto riverso sul cuscino e la bocca spalancata come morto. L’aureola dei capelli scolpita intorno alla testa di un santo dopo il martirio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il martirio di quella notte. Il ricordo brucia come ghiaccio sulla fronte. Il tuo martirio senza santificazione. Lui è lontano e non sa e non vede. Tu sei sola, ai piedi di una scala. Stai salendo i gradini. Uno ad uno, nell’oscurità.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ti senti come se fossi già morta. Una morta caduta su questi gradini. L’angoscia ti mangia lo stomaco ma devi salire ancora. Fino in cima alla scala. Fino alla porta di ferro. Aprirla e trovare la voce per chiedere aiuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La salvezza è oltre quella porta. Qualcuno ti aiuterà. Qualcuno sentirà la tua voce. Ma i tuoi piedi sono torpidi e pesanti e tutt’intorno è nero come fuliggine nera e il dolore è rosso animale rabbioso rinchiuso dentro le viscere offese. Grida il tuo nome che non ricordi. Ti chiama alla resa e all’abbandono su questa scala sbrecciata.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sto salendo un gradino dopo l’altro. Lentamente, meccanicamente, appoggiando entrambe le mani a destra. Sotto i polpastrelli un muro liscio e freddo come la pelle dell’iguana. Come la bolla sottile e tesa della mia coscienza che può rompersi da un momento all’altro e rigettarmi indietro nel gorgo senza volto che mi insegue e che sento ringhiare dietro di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lara, piccola Lara, crisalide impastata di nervi e paura, fermati. Ascolta. Dietro di te non c’è nessuno. Solo la tua ombra che galleggia a corpo morto in mare aperto. Sei pronta ad affondare pregando?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Lontano sopra di me qualcosa gocciola. Forse dietro la porta c’è un acquaio con i piatti dentro e un rubinetto con il becco di ceramica allentato. Le gocce cadono nell’acqua cadenzate. Una ad una, una goccia dopo l’altra. Un gradino dopo l’altro, una goccia dopo l’altra. E poi un gradino e un altro ancora. Un’altra goccia e un’altra ancora. Una goccia sempre la stessa che torna a cadere quando invece dovrebbe essere già acqua morta nell’acqua dell’acquaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quella goccia maledetta che non arriva a bagnare la tua pelle alida. Si gonfia lenta e lucida spingendosi fuori dal foro di gomma e poi cade esplodendo nella tua testa. Scocca nel fondo del mondo, freccia infissa nell’aria con la sua sottile ansa di acqua. Si infrange in mille gocce di luce contro la scintilla del buio. Sempre più in fondo, dentro l’alveo che ti ha generato, là dove gli elementi si fondono nella polvere, senza possibilità di bere una sola goccia.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti prego, una goccia sola per nutrire il mio arido cuore arso che ha sete di quella goccia che non cadrà mai dentro di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Eppure il cuore di sabbia è ancora nel tuo petto. Falsamente al suo posto. Lo senti battere cupo da molto lontano. La schiena è bagnata e devi avere la febbre. Ora la tua ombra è un gorgo di braccia e bocche che vuole afferrarti e spremere dalle tue membra il succo di quella goccia che non cadrà mai dentro di te. Affrettati a salire, Lara.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse adesso salgo ancora un gradino e le mie dita trovano un interruttore sul muro. Una luce che si accende e scioglie le ombre della fuga. E illumina il volto sorridente di mio padre che mi tiene stretta al petto sul divano di vimini nella terrazza della casa sulla spiaggia, quando avevo sei anni e avevo deciso di non crescere più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lara, scricciolo senza piume che sorride strizzando gli occhi azzurri in faccia al sole, perché non sei con tuo padre adesso? Solo lui può salvarti da te stessa. Lo sapevi già prima di andartene. Non hai voluto credergli.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’interruttore non c’è e i gradini non finiscono mai. Allora la luce può essere dall’altra parte della scala. Perché non ci ho pensato prima? Allungo il braccio e faccio un passo verso sinistra. Mi sposto ancora a tentoni di due passi. La mia mano sfiora l’altro muro e di colpo la goccia smette di cadere lontano e l’oscurità si fa di velluto. Allora mi saetta di nuovo in mente l’immagine sfocata di una piccola porta di ferro, bassa in cima alla scala, con la maniglia segnata dalla ruggine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo andare avanti ad ogni costo. In alto verso, quella porta. Il respiro mi graffia i polmoni ad ogni passo, ma devo salire ancora. Mi trascino verso l’alto non so come e salgo altri due gradini, fino a quando nel buio qualcosa di viscido mi cade sulla faccia. Una lanugine fredda mi si attacca alle labbra e al naso. La respiro dentro le narici e sento la pelle delle braccia accapponarsi e grido di sorpresa e ribrezzo. Ma non odo la mia voce. Allora urlo di nuovo, espellendo tutta l’aria dai polmoni, ma sento solo la gola strozzarsi in un fiotto d’aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le labbra brulle battono a vuoto. Non riesco ad articolare alcun suono. Non posso gridare. La mia laringe spreme solo gorgoglii indistinti. Come fiocchi di vetro. Ho perso la voce e sono quasi nuda. Inchiodata alla parete, realizzo di avere addosso solo la camicia. Sfioro le mie gambe nude e sento sulle dita una colla tiepida. Sangue. Sto perdendo sangue. Allora mi sento morire e posso solo morire ora, su questa scala d’inferno. Chiudo gli occhi e abbraccio il buio quasi con sollievo. E finalmente piango. In silenzio, senza il conforto del lamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vieni, corri da me piccola Lara. Vieni tra le mie braccia a piangere le mille pene che senti salire dentro e non avrai più paura. Un giorno anche tu ti perdonerai, come io ti ho già perdonato. E non fuggirai più in quell’altro mondo. Perché io non ti lascerò più andare via.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tenebra intorno a me è tanto fitta che quando riapro gli occhi vedo solo pece e per un momento mi sembra di essere anche cieca e lo stomaco mi abbaia un morso di orrore. Poi, sollevando una mano sul viso, mi balena davanti agli occhi una forma guizzante e incerta, come una macchia grigia nella notte. Passo ancora velocemente la mano davanti agli occhi e la forma si staglia ancora una volta nel buio. Solo allora sfioro con le dita le palpebre, per toccare la verità delle pupille.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Grazie al tuo Dio non puoi parlare. Non puoi chiedere aiuto. Ma almeno puoi vedere. Ti ha fatto grazia della vista, il tuo Dio assente. Non contare più su di Lui e continua a salire.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una voce dentro mi dice che devo muovermi subito, adesso. Devo riprendere la salita di questa scala senza fine, prima che l’orrore senza nome guadagni un volto alle mie spalle. Ma non posso muovere un solo passo, perché proprio adesso mi sta succedendo ancora. Quella sensazione di freddo urticante al centro della fronte, come un occhio di ghiaccio. Poi qualcosa che si strappa piano in fondo alla testa. Sembra il rumore di una porta che si apre dietro gli occhi. E vedo. Vedo scorrere le immagini come su uno schermo acceso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_______________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-678139948267313431?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/678139948267313431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/romanzo-infinito-settima-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/678139948267313431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/678139948267313431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/romanzo-infinito-settima-sequenza.html' title='Romanzo infinito / settima sequenza'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-2533946766287979882</id><published>2010-06-22T10:21:00.005+02:00</published><updated>2010-06-23T13:26:37.464+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose che succedono'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Quello che (non) dico: specie di lettera d’amore per ragazza già fidanzata</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ma io invece dico che sarebbe molto meglio se prendessimo e ce ne andassimo a scopare, mentre il tuo ragazzo sul palco continua a fare pessime figure suonando un basso da quattro soldi che tra l'altro ha un suono a dir poco imbarazzante, invece di starcene qui a proseguire questa messa in scena della chiacchiera di avvicinamento, con te che parli sempre e troppo e io che non parlo mai se non per monosillabi gutturali tipo ah e oh e mmm e per dirla tutta nemmeno ti ascolto, cioè nemmeno presto attenzione a quello che dici, tipo il tuo prossimo viaggio a New York e la tua coinquilina cattolica che va in chiesa la domenica mattina e il gattino pulcioso che sei andata a prendere dall’altra parte della città riportandolo a casa in motorino dentro la borsetta, e come vedi, a dispetto del mio disinteresse, sono fin troppo attento a quello che dici, se pensi che a quello che dici sto dedicando un due-tre per cento di tutta la mia capacità di attenzione, perché la restante parte delle mie facoltà cognitive è sparata nello spazio a immaginare certe scene che sarebbe meglio si realizzassero all’istante, e la Scena Madre di tutte queste scene vede noi due che ci alziamo da questa panca lercia e tagliamo in due il piazzale polveroso pieno di merde di cani e bicchieri di plastica che potrebbero risalire al paleozoico e ci inerpichiamo su per la salita che porta alle casupole dei punkabbestia, lassù oltre il muro di cinta, non senza aver fatto ciao ciao al tuo ragazzo che si crede fichissimo, su quel palco, si crede troppo fico lui e il suo gruppo di – cosa? – post-punk, ecco, un cosiddetto gruppo post-punk che fa parte della cosiddetta scena post-punk, e adesso che il post-punk e relativa scena sono morti da venticinque anni capirai l’entità dell’abbaglio di cui il tuo povero ragazzo è vittima nel continuare a suonare quelle quattro corde arrugginite col plettro del bassista degli Splatterpink – pace all’anima loro – e quello che ne viene fuori è un suono così povero che mi fa solo pena, solo pena e nient’altro, ma in fin dei conti non mi importa nulla, davvero, perché quello che dico mentre tu accendi una sigaretta dopo l’altra, quello che dico io mentre guardo di sguincio la forma tenerissima delle tue tette di marshmallows – perché non appena ti guardo negli occhi e/o ti fisso le labbra piene di orsetti Haribo ecco che tu giri lo sguardo da un’altra parte, e allora praticamente mi costringi a guardarti nello scollo del vestitino – è che dovremmo prendere e alzarci e attraversare la piazzola sporca da millenni e arrivare all’inizio della stradina ricoperta dalle erbacce, e muovere un passo dopo l’altro sulle scale sgretolate e anch’esse invase da questa giungla rasoterra, lassù per la collinetta, dove tu e le tue scarpette da signorina chic – che guarda alla Grande Mela non disdegnando affatto il Sol Levante, da questo punto privilegiato della strada consolare Prenestina – tu e le tue scarpette troverete non poche difficoltà nel mantenere l’equilibrio, e allora mi tenderai il braccio che io afferrerò con piacere cardiaco, e poi ti cingerò la vita, e nel frattempo la frequenza del tremito della mia carne in mezzo alle tasche dei pantaloni aumenterà, aumenterà quando sentirò nel palmo della mano sinistra la carne morbida del tuo fianco, tutto questo mentre il tuo ragazzo migliora la performance perché suona più incazzato e dunque più autenticamente punk, pieno di rancore per come stanno andando le cose nel momento in cui ci ha visto alzarci e dirigerci verso l’inizio della scalinata sepolta fra gli sterpi, e probabilmente l’ultima cosa che ha visto è il tuo vestitino modello tovaglia da pic-nic a quadri rossi e bianchi che fa una specie di onda proprio quando tu rischi di cadere, e riesci ad aggrapparti subito a me, dopodiché per lui, per il tuo ragazzo, siamo solo l’immagine di due persone di spalle che entrano nel buio più fitto oltre l’ultimo lampione a metà delle scale sbrecciate, anche se per noi il buio non è così fitto, perché c’è questa luce diffusa e stranissima che getta un velo bluastro su ogni cosa, una luce che non si sa da dove viene e che per questo deve necessariamente provenire dall’ultima stella viva dell’universo lontano e profondissimo e cavo, ma intanto noi abbiamo terminato la risalita della collinetta e adesso siamo lassù, lungo il sentiero che costeggia i rifugi dei tipi di questo posto, sul muro di cinta, e camminiamo ormai avvinghiati e i nostri passi croccanti sopra i rametti e la ghiaia e i pezzetti di vegetazione morta hanno un volume di gran lunga più imponente dell’impianto del palco, che adesso è lontano anni luce e fa solo un rumore indistinto e nebuloso e il tuo ragazzo sta terminando quella farsa ridicola dell’assolo in piena distorsione a metà di &lt;em&gt;My Last Fuckin’ Me&lt;/em&gt; – che titolo del cazzo, cioè – e quindi, davvero, tesoro, io dico che dovremmo alzarci da questa panca rovinata e levarci dalle scatole e andarcene lassù a scopare in mezzo ai rovi, col tuo vestitino modello tovaglia da pic-nic a quadretti bianchi e rossi appeso a un ramo qualsiasi, nella notte blu notte che sa di erba tagliata e azoto e polvere e Goleador alla frutta. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_______________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-2533946766287979882?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/2533946766287979882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/quello-che-non-dico-specie-di-lettera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2533946766287979882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2533946766287979882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/quello-che-non-dico-specie-di-lettera.html' title='Quello che (non) dico: specie di lettera d’amore per ragazza già fidanzata'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-9116320480185936466</id><published>2010-06-21T11:44:00.002+02:00</published><updated>2010-06-21T15:25:01.827+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose che succedono'/><title type='text'>Roberto Saviano, l’annosa questione, l’iconizzazione. Alcune riflessioni molto marginali tagliate con l’accetta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;È degli ultimi periodi la questione Saviano-Gomorra in relazione a eventuali detrattori e inviti a lasciare la scuderia Mondadori per i motivi che riguardano quella che è passata alla storia più attuale della Repubblica delle Lettere come la “annosa questione”. Mi riservo di fare poche riflessioni ai margini di queste polemiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizierò dall’annosa questione: uno scrittore che con la sua opera vada a combattere il sistema di valori oggi denominato “berlusconismo”; uno scrittore che faccia scrittura civile, che apra la consapevolezza all’interpretazione del mondo per auspicare, attraverso la propria opera, la trasformazione dello stesso; uno scrittore il cui valore si elevi ben oltre il valore artistico di quanto scrive e vada a incarnarsi invece in una trasmissione di pensiero che implichi il “fare”, il “movimento”, la “presa di coscienza” – può uno scrittore del genere pubblicare per la casa editrice di proprietà del Presidente del Consiglio? No, no di certo, no che non può. O meglio, ci si trova di fronte a un clamoroso paradosso. E questo per ragioni così semplici da essere sconcertanti: Silvio B. incarna la colonizzazione dell’umano per mezzo di un’ignoranza talmente narcisistica da essere onnicomprensiva; Silvio B. è il leader della coalizione di centro-destra in Italia; Silvio B. sta alla cultura (qualsiasi cosa significhi “cultura”) come le gemelle Kessler stanno alle gemelle di Shining, o come Apicella sta al punk; Silvio B. è il punto di fuga di un conflitto di interessi che rende questa nazione vittima di una dittatura mediatica strisciante e malcelata, e questo conflitto di interessi si innesca nella compenetrazione oscura fra politica e mondo editoriale; Silvio B. ha un passato piduista e un presente stracolmo di rinvii a giudizio (spesso archiviati) per rapporti con il mondo mafioso e/o camorrista; Silvio B. inneggia alla più bieca stupidità; Silvio B. propugna un mondo di Veline e Amici; Silvio B. è l’allegoria vivente del processo di reificazione mercantilistica della cultura e/o dell’editoria, Silvio B. è andato in giro con una bandana bianca dopo essersi trapiantato i capelli. Eccetera eccetera eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma basterebbe solo la seguente osservazione per comprendere l’entità del paradosso annoso: Silvio B. ha detto che adesso la camorra è famosa per colpa di Saviano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque, circoscriviamo la domanda: ha senso che &lt;i&gt;Gomorra&lt;/i&gt; di Roberto Saviano sia stato pubblicato da Mondadori? No, non ha senso. Come può non aver senso il fatto che molti libri di Genna siano stati pubblicati da Mondadori (e che d’ora in poi saranno pubblicati da Einaudi Stile Libero), e ancor meno senso ha il fatto che la stessa collana Strade Blu ha acquisito i diritti di traduzione e pubblicazione in Italia dell’opera omnia di Ernesto Che Guevara (prima in mano a Feltrinelli – anzi no, Feltrinelli pubblicava Che Guevara in buona coscienza senza devolvere nulla a eventuali detentori dei diritti d’autore [&lt;i&gt;vox populi&lt;/i&gt;]), né hanno senso i libri dei Wu Ming per Einaudi. E io credo che anche un tipo schivo come Chuck Palahniuk debba essere informato su chi sia il suo editore in Italia, e così Dave Eggers, e Ohran Pamuk. Anche Erri De Luca ha pubblicato qualche titolo per il gruppo Mondadori, e Valerio Evangelisti. E Moresco. E Gratteri. (E D’Alema? Vogliamo parlare di D’Alema pubblicato da Berlusconi? Ok: D’Alema ha procurato ben altri problemi, lasciamolo stare.) Mi sa che resterebbero solo Bruno Vespa e Fabio Volo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi: il paradosso Saviano-Gomorra per Mondadori apre scenari che definire assurdi sarebbe a dir poco ingenuo. L’annosa questione è una questione rizomatica. Un rompicapo. La soluzione suggerita dai Wu Ming (il sistema va combattuto dall’interno non per una questione di prassi metodologica o di velleitarismo estetico, ma per una necessità di tipo semantico, e cioè: l’unico modo per combattere il sistema è combatterlo dall’interno perché &lt;em&gt;non esiste un esterno al sistema&lt;/em&gt;) è buona, o quantomeno è pratica, e giustifica determinate scelte con un metodo che sta tra il realismo e il situazionismo, dove è realismo suonare al citofono della villa di Arcore, farsi aprire la porta e farsi accompagnare in salotto, ed è situazionismo abbassarsi i pantaloni e cacare sul divano – più o meno così. Ci sta, io da parte mia non ho nulla contro questa soluzione, per quel nulla che vale la mia posizione di semplice osservatore distratto. Anzi: è la soluzione che sotto molti aspetti recupera un senso a certe logiche editoriali che altrimenti non dovrebbero avere senso, come nell’elenco tremendamente parziale di cui sopra – e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di dare un senso alle cose. Certo, può sembrare comodo stabilire un &lt;em&gt;modus operandi&lt;/em&gt; della militanza che parta da un assunto interpretativo di tipo aprioristico – “non c’è nulla di esterno al sistema, è tutto interno ad esso” – ma insomma. Io la vedo bene. Anche se è ovvio che determinati autori, che amo, vorrei poterli leggere pubblicati da determinati editori, che amo ugualmente – ma qui siamo dalle parti di un narcisismo del lettore che è meglio tener fuori da questo casino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo a Saviano, alla luce dell’annosa questione: gli è stato chiesto esplicitamente di abbandonare la Mondadori, sono nate discussioni accese in Rete, gruppi su facebook e chissà quante altre mozioni. Ora, questa può essere una richiesta legittima, se non fosse contingente e in qualche modo manchevole: a quanti autori bisognerebbe rivolgere la stessa proposta? Sarebbe un lavoro stremante, e soprattutto circoscritto, e privo di una visione allargata. Secondo me, questa visione allargata la si conquista nel momento in cui si cede il testimone del paradosso da Saviano (e Gratteri, e Genna, eccetera) a Berlusconi. Il Paradosso Autentico, il Problema Strutturale Profondo da cui si dipartono i singoli problemi di superficie, ciò che non torna nell’annosa questione, è la persona dell’editore, non la scuderia degli scrittori. E difatti, nella persona dell’editore questo paradosso si allarga a macchia d’olio, si sfibra fino a trasformarsi, migrando concetti e riferimenti dall’editoria alla politica, nel problema dei problemi della politica istituzionale: il conflitto di interessi. Quante questioni si risolverebbero nel non avere Saviano in Mondadori? Una, forse: quella di Saviano in Mondadori. Quante invece se ne risolverebbero nel non avere Berlusconi in Mondadori? Non so contarle. Ma il fatto è che non si può chiedere a Berlusconi di lasciare la Mondadori come si è fatto per Saviano, e qui cade ogni mia analisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’ordine del giorno è anche la questione dei cosiddetti detrattori di Saviano. Un nome su tutti: Alessandro Dal Lago, e il suo libello &lt;i&gt;Eroi di Carta&lt;/i&gt;, edito da ManifestoLibri. (No, Emilio Fede non merita che si spendano parole). Essenzialmente, si tratta di una critica alla trasformazione di Saviano in eroe, o icona, o modello, o simbolo. Cosa significa questa trasformazione? Attraversiamo un periodo di debolezza culturale generale, di deprivazione del senso, e in simili occasioni la coscienza collettiva richiede un’immagine iconica, una figura su cui attuare una sorta di transfert sociale, un simulacro che con la sua forma dia l’illusione di riempire il vuoto di sostanza. È vero, dunque: una nazione felice non ha bisogno di eroi. Ma questo è un periodo di profonda infelicità, e non è pertinente, in questa sede, indagare le molteplici concause di questa infelicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io credo che in Italia non esista un modo intelligente, realmente partecipativo e militante, di costruire delle figure eroiche. Al contrario, mi sembra proprio l’iconizzazione di alcuni personaggi una causa scatenante del lassismo morale in cui naufraghiamo, laddove ci si sente autorizzati a delegare le problematiche e il compito di affrontarle all’eroe di turno, mettendosi in pace con la coscienza, dicendosi “Ok, adesso c’è questo qui, sto tranquillo, ci pensa lui, io non devo fare altro”. Se c’è un modo di ammazzare il messaggio di uno scrittore come Saviano, se esiste una forma di cristallizzazione iconica attraverso il quale far morire l’impegno sociale cui la sua denuncia dovrebbe dare la stura, è proprio beatificandolo. Dire che Saviano è un eroe del nostro tempo – quando la parola “eroe” non sia una semplice iperbole per rendere meglio il livello di sacrificio cui questa persona è giunta dopo la pubblicazione di Gomorra, immolando la normalità della propria vita quotidiana per testimoniare una denuncia gigantesca – dichiararlo icona e simbolo della lotta alla criminalità organizzata, significa marmorizzarlo, disinnescare gli effetti che dovrebbero prodursi dalla sua denuncia, sterilizzare la presa di coscienza contro le mafie in una presa di coscienza puramente cognitiva, priva di un affondo reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è Roberto Saviano? Uno scrittore, un giornalista che ha avuto il coraggio di scrivere nomi e cognomi in un libro che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, una persona che in seguito è stata condannata a morte dalla camorra, e che per questo ha dovuto rinunciare a una vita normale. Un eroe? Può darsi, purché nel definirlo eroe non gli deleghiamo la nostra stessa presa di coscienza, purché non ci basti il suo essere eroe, purché stiamo attenti alla sostanza del Saviano-scrittore-per-bisognosi-di-messaggi e non alla forma del Saviano-icona-per-bisognosi-di-eroi. Altrimenti, cadremo ora e sempre nel tranello della vuota rappresentazione mediatica, e Gomorra rimarrà solo un best-seller, alimentando le casse della Mondadori (ecco: è tutto interrelato, dunque – iconizzare Saviano rende anche più difficile sottrarlo all’annosa questione). D’altronde di magliette di Che Guevara è piena la terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che la posizione di Dal Lago, in fin dei conti, sia questa. Credo che Dal Lago aggiunga molto alle riflessioni su Saviano, non togliendo nulla, alimentando semmai la discussione aperta circa il valore della scrittura civile, con tutte le possibili implicazioni del caso. Io ci sto: e voi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Ah, certo: adesso mi direte anche di Daniele Sepe e del suo becero rap anti-Saviano. E cosa posso dirvi: enorme delusione verso un buon musicista, sconcerto per un testo che definire cafone sarebbe un complimento, ghiaccio nel sangue per la superficialità di un approccio che prosegue la terrificante linea ideale dei neomelodici che inneggiano all’onore dei capiclan. Disgusto, parecchio. E poi il CD di Sepe pubblicato dal Manifesto, e qui si aprirebbero altre annose questioni, solo spostate di baricentro, e allora vaffanculo – ditemi voi se si può vivere in mezzo a questi cortocircuiti.)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-9116320480185936466?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/9116320480185936466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/roberto-saviano-lannosa-questione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/9116320480185936466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/9116320480185936466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/roberto-saviano-lannosa-questione.html' title='Roberto Saviano, l’annosa questione, l’iconizzazione. Alcune riflessioni molto marginali tagliate con l’accetta'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1412269969642105778</id><published>2010-06-19T14:05:00.007+02:00</published><updated>2011-01-08T16:03:30.881+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose che succedono'/><title type='text'>Cuore di Cedro</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Prima.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Fu una sera di giugno che pensai al freddo. A giugno l'inverno è lontano, ma l'umido del temporale sale coi ricordi in cielo e compare una nebbia sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;- Ghiaccioli al cedro ce n'è?... Non li vedo...&lt;br /&gt;- Al cedro? Ma non li fanno più, da decenni - ride il baffo.&lt;br /&gt;Protesto, spiego di averlo trovato altrove, da poco.&lt;br /&gt;- Allora vai altrove - mi risponde. Una smorfia insolente gli attraversa gli zigomi.&lt;br /&gt;- Sei vecchio e moderno,- gli sussurro - un connubio davvero poco libanese.&lt;br /&gt;Mi guarda, stupito, non dice niente.&lt;br /&gt;Alzo la voce.&lt;br /&gt;- La sai un'altra cosa? Questo posto sgomita col buongusto.&lt;br /&gt;Allora il baffo barista socchiude i due piccoli occhi appannati e s'alza in piedi: - Te l'ho già detto, mi sembra, puoi andare a ...&lt;br /&gt;Lo interrompo, mi sporgo oltre il bancone e abbaio:&lt;br /&gt;- Altrove ci vai te e il tuo schifo di bar. Conosci la strada.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu una giornata speciale, presi solo due schiaffi e un calcio all'inguine. Passai la serata con una borsa del ghiaccio tra le palle e pensai al freddo.&lt;br /&gt;Pensai alle giornate che iniziano che ancora è notte, finiscono che è già notte, passati con il grasso dei motori tra le mani e i calendari Pirelli sui muri. Pensai al cuoio scintillante dei mesi invernali e agli onomastici in latex: san Jessica, san Moana, san Pamela. Pensai a come soffia caldo tra le dita il vapore arabico, bruno e zuccherino dalle bocche appena sveglie, strette nelle sciarpe, esperte nel suggerire a baristi maldisposti screpolate escursioni a quel paese. (Che non è il Libano, che non è in Arabia e che vive nell'immaginario popolare come un luogo sacrosanto.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Seconda.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora non albeggiava, nevicava.&lt;br /&gt;La tapparella del bagno, alzata, lasciava specchiarsi un lampione così carico di neve che pareva in procinto di radersi. Dalle case giungeva il bagliore intermittente di riti pagani dimenticati nelle prese di corrente: oppure, come mia madre ancora fa, lasciati di proposito, penso a voler dare un'atmosfera natalizia agli incubi, in un oblio di campanelle e angioletti crepitanti, Sabba laico all'ombra di un russare sposato tanti anni fa.&lt;br /&gt;Poteva pure essere così, ma il mio problema in quel momento era respingere l'arrampicarsi in gola di piccoli spruzzi amarissimi, grumose reliquie smoccicate di uno spuntino notturno poco salubre: Dòner Kebap e Sgnapa Trentina. &lt;em&gt;Roba da Siori&lt;/em&gt;, preludio di conati violenti e condotte biliari in sciopero selvaggio. La neve, nel frattempo, continuava a tormentare tutto, lieve.&lt;br /&gt;Montai in sella, misi il casco e accesi, feci scaldare il motore e partii lento, sondando lo spessore tra le ruote e l'asfalto, frenando di colpo per verificarne la scivolosità. Una ragazza bardata come un soldato crociato sfrecciò al mio fianco su uno Scarabeo e mi donò coraggio, con un'accelerata profonda partii per l'officina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Terza.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curva su curva, a ritroso e d'anticipo, lasciavo sulla neve una striscia lunga e regolare, un solco di bisturi rovente nella gelida pelle della provinciale per Colonnetta.&lt;br /&gt;Uscendo dal paese una sciabolata di vento mi ruggì contro, la moto ebbe un sussulto ed io sgasai a testa bassa, strinsi i denti e ci trovai un coltello in mezzo: la campagna innevata divenne giungla oscura, i primi raggi di sole filtrarono da un cielo di scimmie e uccelli bizzarri. Accelerai e strinsi il bolide tra le cosce. Una leggera erezione fece capolino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Immaginate una Mompracem subalpina e un corsaro urbano circondato da tigri dalle striature regolari e feroci, a lisca di pesce, pelosi parcheggi per disabili e mutilati.&lt;br /&gt;Immaginate il poderoso insorgere della CENTAUROKAN 60: una fiammata nervosa che con urgenza squassa il silenzio di una nevicata, un rombo acido che espugna le distanze senza trovare ostacoli, se non una lastra di ghiaccio spessa come un guardrail ed un guardrail affilato come un rasoio. Fffffssssshhhhh...STUNC!&lt;br /&gt;Immaginate di lanciarvi con una liana in una foresta impenetrabile, con la visiera del casco appannata dall' alito cattivo e un'erezione in corso.&lt;br /&gt;Tarzan deve saperne qualcosa, visiera esclusa.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quarta.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tremavo tutto, un sisma sottozero. Lo spavento, il boato, il volo, le braccia spinose dei rovi che scoppiettano sulla giaccavento, il tonfo umido della propria carcassa in una piscina buia, senza materassini nè mojitos. Un liquame oleoso invase il casco, le narici, le orecchie, mentre minuscoli origami marroni sfilavano gajardi come majorettes tra la visiera e gli occhi spalancati. JJJ, aiuto.&lt;br /&gt;Potevo solo sperare in un miracolo, potevo solo affidarmi al cielo, non c'era maniera di uscire da quella pozza di merda e ghiaccio da solo, e l'avvertita presenza della Centaurokan in fiamme a bordo vasca non migliorava le cose.&lt;br /&gt;Avrei pianto, ma stavo annegando in una cloaca d'acque nere, un cratere colmo di feccia e disgorgante liquido dove il pianto non è ben visto, vige semmai l'abitudine a decomporsi con rassegnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Preghiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh Dio Onnipotente aiutami. Oh Dio, Dio mio, Dio di misericordia concedimi la tua stretta di mano santa. Dio di grazia e clemenza, Dio santo di splendore preséntati, stringimi la mano, diamoci del tu, parliamo da persone civili. Avanti, non essere timido, non mi rimane molto...Dio mio infinito, allunga quella madonna di mano...per favormpsf...perlamad...allungaa...perl...&lt;br /&gt;...mpsffh...allungaaala.....mpsh...Dio Dio...phmff...prfhhp..Dio...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il soliloquio che iniziò come una preghiera poteva terminare in una sola, unica e grande presa di coscienza trascendentale: l'urlo odioso e intercalabile di una bestemmia.&lt;br /&gt;Ma al compiersi della prima sillaba la gola soffocò come un bidet intasato da un fiocco di raffia per guarnizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quinta.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una ex cantante lirica di Beirut, rifugiata politica in Italia e barista a Poggio Scalo, vide la scena, smise di aspettare la corriera e intonò un'aria che in apnea giunse Vivaldiana, come un trillo rondìneo, ma più verosimilmente cacciò un urlo spaccavetri, uno squarcio a cantagola che fece smettere di nevicare e minò il cielo bigio.&lt;br /&gt;Due contadini attorcigliati alle mogli balzarono giù dal letto.&lt;br /&gt;Bebbe Alfonsi e Gentile Liguorio non si parlavano più, da anni: un contenzioso sul confine dei terreni rovinò un'antica amicizia ed incrinò pesantemente i rapporti di buon vicinato.&lt;br /&gt;Ma quella mattina si ritrovarono fianco a fianco, come sui banchi di scuola, come sulla littorina per Passo Corese, dove si scambiavano santini peccaminosi e andavano al bagno a turno; si ritrovarono, con il segno del cuscino sul viso schizzato di liquido per batterie, le pantofole sprofondate nel fango, i sensi interrotti dal fetore della vasca di spurgo dell'officina. Si ritrovarono e mi salvarono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sesta.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero coperto di robaccia, lei mi baciò sulla fronte e s'inginocchiò ridente pregando Allah, mentre Bebbe e Gentile battevano le mani e si strizzavano i pigiami. Il lamento di un'ambulanza cominciò a snodarsi sulla provinciale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andò così, non la rividi mai più: partì per il Libano qualche giorno dopo per sposare un magnate dei gelati.&lt;br /&gt;Da allora frugo nervoso nei congelatori dei bar alla ricerca del suo sapore lontano, scavo nelle miniere di ghiaccio, ravàno tra i calippo in cerca della pepita giallo scuro che mi anela il cuore.&lt;br /&gt;Di rado la ritrovo, e allora penso al freddo e soffro, soffro, il sangue gela, il cuore s'inasprisce e va sempre a finir male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1412269969642105778?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1412269969642105778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/cuore-di-cedro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1412269969642105778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1412269969642105778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/cuore-di-cedro.html' title='Cuore di Cedro'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-3368926949391889763</id><published>2010-06-14T14:33:00.011+02:00</published><updated>2010-06-18T10:04:35.023+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Qualcosa di relativamente importante</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;________________________________________&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Prima della lettura: meglio scaricarsi il pdf, da &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/33011335/Qualcosa-Di-Relativamente-Importante"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;________________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Guarda: i palazzoni gialli, la volta della tangenziale che sembra contenere tutto, la cappa asfittica color sperma. Il sole si alza lento, non lo vedi, lo avverti, ne avverti l’ascesa a incendiare i contorni delle cose, lo sbiadire dell’aria, il giorno senza definizione. È ormai estate. Solo ieri sera i gelsomini ti davano il mal di testa. Quell’odore resinoso non è fatto per i nasi solitari. Il tuo è il più solitario dei nasi, si tengono compagnia fra loro solo gli organi gemellari del tuo corpo solo. Reni, polmoni, mano destra con mano sinistra e così i piedi, e gli occhi, le orecchie, i glutei. Ginocchia, gomiti. Narice con narice. Camminando sperso nella notte nauseante, i dialoghi del tuo corpo con se stesso, il monologo della tua mente cortocircuitata: vedi pozzanghere essiccate, escrementi fossili sotto la scarsa illuminazione pubblica, gruppuscoli sparsi di gente molto più giovane di te che sa meglio di te come risolvere l’incombenza di dover passare il tempo. L’arcata dentale superiore si stringe con forza su quella inferiore, piegano la curva mandibolare che emerge esternamente dall’ovale imperfetto del tuo viso appiattito. La pressa ossea, autistica, prefativa al tuffo salivare con cui inghiotti certi pensieri per seppellirteli nello stomaco, a marcire e consumarsi, a diluire una cena insoddisfacente. Pensieri che favoriscono la diuresi. Perché ti avviti su te stesso? Ti passi la punta della lingua sull’eruzione al palato, subito dietro i denti, è un’infezione che brucia, forse l’ipovitaminosi, forse il fumo, o il caffè. C’è uno strano silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti a te il signore anziano, beato di anzianità, in camicia celeste a righine bianche, sentilo, senti l’odore pulito di sapone fresco, sentine la pelle spessa, esperta, consumata ma non avvizzita, sentine l’esperienza nella postura del corpo anziano, senti il tempo che si porta appresso, i capelli bianchi ingialliti, sottili e ben pettinati, sentine tutto l’orgoglio del vissuto trascorso. La perfezione dell’esperienza, epicurea. Tu cos’hai da insegnare ai sensi di chi ti sente? Poco, forse nulla. Ma nessuno ti sente, non dividi gli spazi con nessuno, non c’è nessuno che ti avverte. La tua pelle, acquista spessore solo grazie a una cosmesi privata, notturna, massaggi delicati con cui ti prendi cura di te stesso prima di lasciarti andare nel sonno. Al mattino non hai tempo, ti svegli tardi, già stanco nelle ossa. Adesso sei quasi sfinito, leggi l’oroscopo di un segno che non è il tuo. Sullo schermo centrale. Scenderai fra sei fermate. Il signore anziano inforca gli occhiali da anziano, la montatura dorata, legge &lt;em&gt;Il Messaggero&lt;/em&gt;, quotidiano di Roma. Il sole continua ad alzarsi, l’universo è abitudinario da tempi indicibili. La routine del tempo maiuscolo cristallizzata in ogni manuale di scienze fisiche chimiche naturali. Alla fermata sale un signore indiano che zaffa di aglio e sudore aspro, e due ragazze, belle, colorate, con le cuffie alle orecchie, future assistenti socio-sanitarie precarie che si sbatteranno da un contratto a progetto all’altro. E tu, per allora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma adesso: il getto di aria condizionata andrà ad indurirti i nervi del collo, mai più sedersi sotto il bocchettone, meglio scegliere il posto interno, sul corridoio. L’artificio del fresco si porta dietro ogni tipo di odore meccanico del mezzo, freni, consunzioni metalliche, plastiche bruciacchiate. Un odore di polvere e guaine sfritte, un odore secco, brutto, fastidioso. Ricorda in qualche modo l’odore pulviscolare dei temporali estivi sugli asfalti roventi e sporchi. L’altra settimana ne ha fatto uno molto forte, ai margini delle strade scorrevano queste fiumare lorde, grasse, bianche di una schiuma che sembrava detersivo e invece era merda. Si portavano dietro tutta la merda della città, giù per i tombini, nella rete fognaria antica, sepolta, a mescolare merda con merda, sporco urbano inerte e disavanzi intestinali del consesso sociale. Non pioveva da mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensa alle cose, adesso. Alle cose. Qual è la cifra del tuo rapporto con le cose, le cose che non senti più. È la tesi che dovrebbe star dietro a tutta la &lt;em&gt;Nausea&lt;/em&gt; di Sartre, che non hai letto, in realtà. Le cose, e la relazione con esse che va incrinandosi, finché non si riesce più a esperire un nesso esistentivo col mondo che circonda, come un albume, la percezione. Ecco come ti senti, pur nella confusione ineccepibile di una mancanza totale di riferimenti: slegato dal mondo fenomenico – dalle &lt;em&gt;cose&lt;/em&gt; – isolato nel raggio di un campo percettivo pigro, minuscolo, il tuo universo personale che regredisce a dimensioni irrilevanti. Potresti ben dire che guardi senza vedere, che senti senza ascoltare. Eccetera eccetera eccetera. Si è creato un distacco biologico fra il tuo corpo, i sensi con cui esperisci ciò che ad esso è esterno, e quell’esternità. Ti vedi come una goccia d’acqua su una superficie superidrofoba, costretto a non mescolarti mai, fattore di coalescenza. La realtà è quella parte della tua vita che non senti più, quella sezione semantica del tempo che attraversi impermeabile. Chiamala “nausea”, “noia”, pigrizia. Chiamala come vuoi: è solo un processo di allontanamento dalla Natura, una deriva lentissima. E sei tu. Da te è impossibile allontanarti – è impossibile. Lo so che lo sai. Lo vedo da come muovi lo sguardo dietro quei Ray Ban fuori moda, da come ti assicuri di avere le chiavi di casa in tasca, dal modo in cui guardi quella ragazza fissandone il riflesso sul vetro sporco. Non ci sono soluzioni, e forse non è un problema, è semplicemente arretrato tutto, si è asciugato, svaporando chissà dove, lasciandoti da solo sullo scoglio brullo del tuo io personale. Naufrago. A ciascuno il suo, dici. Ma in fin dei conti la relatività del tutto, in queste condizioni, è la prima ermeneutica che salta gambe all’aria, inservibile, puoi giusto tirarla in ballo quando non te la senti di approfondire, come stai facendo adesso. Hai tutto il diritto di restare superficiale sulle questioni che ti riguardano nel profondo. Ma ti avviso: se sei nella condizione di affermare “non c’è nient’altro e nessun altro”, allora non puoi tirare in ballo nessun termine di paragone, neppure in maniera immaginativa. È tutto il codice del riconoscimento che si è inceppato, non so se mi spiego.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senti l’indiano che sa di aglio e sudore, sentilo come in realtà nasconde un aroma nascosto e nauseante di budella, sentilo bene. Torna indietro alle vacanze di Natale di quando eri piccolo, l’uccisione del maiale, tutti i parenti intorno al tavolo vecchio basso e smaltato di verde dei tuoi nonni materni, tutti a tagliuzzare la carne del maiale scannato il giorno prima in pezzetti piccoli così, pezzetti che poi finivano dentro le budella dello stesso maiale, che si riconvertiva in salsicce e quant’altro. (La reincarnazione da carne viva a carne morta, salata, speziata, insaccata, essiccata – pensa al karma dei porci, pensaci. Ti viene da ridere.) Ricorda quell’odore caramelloso e acidulo, l’odore delle budella che stavano a ripulirsi dentro la bacinella azzurra vicino al balcone – la luce scialba dell’ultima settimana dell’anno che rimbalzava sulla neve indurita, il grembiule quadrettato azzurro di tua madre, il telegiornale in bianco e nero che tuo nonno chiamava “comunicato” – e dimmi se non è lo stesso odore che adesso indovini negli spostamenti d’aria che generano i movimenti di questo signore indiano. Sa di budella, no? È un buon paragone, “odore di budella”, potresti scriverlo in qualcuno dei racconti che inizi a fatica quando ti senti in qualche modo illuminato, allettato dall’idea di passare una serata davanti allo schermo del computer. Dici che scrivi. No, non lo dici: lo pensi fra te e te, è un augurio, una speranza, qualcosa che ti piacerebbe fare con dedizione, scrivere ogni giorno, anche cose inutili, tentativi che cestinerai il giorno dopo, mozziconi di racconti. Pensi alle cinquemila parole al giorno di Miller e ti viene la febbre. Alle cinque pagine di Cărtărescu: idem. Non trovi il tempo per scrivere nemmeno una cartella al giorno. Leonardo Bonetti che ti dice della “quinta riscrittura” di quello che sarà il suo prossimo romanzo, e quindi pensi alla prima, poi alla seconda, e alla terza, quarta e quinta riscrittura, e amplifichi inverosimilmente la sensazione di fatica estrema che sta dietro certe cose. Ritorna il numero cinque. Vai verso la Fiera. Adesso il sole brucia oltre il vetro, e da sopra arriva il getto dell’aria condizionata, il signore anziano davanti a te legge la pagina di cronaca – c’è un serial-killer, a quanto pare, hanno incrociato i dati di una decina di casi irrisolti e sembra che ci sia in giro un pazzo che periodicamente decide di alleggerire il pianeta – l’indiano aglio-sudore-budella si siede al posto lasciato libero dalla ragazza che fissavi nel riflesso del vetro che si prepara a scendere alla prossima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopotutto pensi che l’esperienza non sia altro che un accumulare pregiudizi, nozioni marmorizzate, testarde, intimamente disoneste. Stai leggendo un manoscritto inedito per cui ti daranno la miseria di dieci euro, il romanzo di un signore che vorrebbe diventare uno scrittore pubblicato. Sul frontespizio, sotto il titolo, leggi che questo signore si è premurato di registrare l’opera alla SIAE. Scatta, il pregiudizio: sarà una schifezza? No, non così, non te lo chiedi: lo sai per certo, sarà roba per editori a pagamento pronti ad approfittare delle pulsioni narcisiste di questi signori, che ci cascheranno senza vergogna, e poi passeranno secoli a smazzare a parenti e amici le copie obbligatorie, centinaia, che avranno stampato come da contratto, sprecando carta, inchiostro, tecnologie, sprecando soldi che avrebbero investito meglio comprando libri buoni da leggere, e se proprio avevano nel sangue il cosiddetto demone della scrittura avrebbero potuto maturare uno stile, chissà, e scrivere qualcosa di decente su cui far ragionare uno come te, che legge manoscritti inediti nel tempo perso, e a cui danno dieci euro per ognuno di questi manoscritti che spesso ti mettono di cattivo umore dal momento che lo sai per certo che la cattiva scrittura è contagiosa, e visto che tu intendi scrivere non dovresti potertelo permettere, di leggere cose così brutte. Ecco perché non hai il tuo stile, stammi a sentire. Devi leggere, ancora, tanto, devi leggere tutti gli americani contemporanei, gli italiani che non hai letto, devi leggere Pasolini, Buzzati, Pavese, Moravia. Devi leggere, così stai solo perdendo tempo. Leggi poesie, non solo narrativa, leggi saggistica e approfondimenti socio-politici. Trova le storie, coltiva la fantasia, inventa i personaggi, chiunque è bravo a scrivere di sé, tutti scrivono di sé in mancanza di storie e di immaginazione. Il Sé è un baluardo, non si scappa – pensi – a meno che non sei bravo, bravo davvero, e la bravura può essere incentivata. Ma sappilo, che non sei meglio di nessun altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei nell’ingorgo. Tu, il signore anziano, l’indiano, la ragazza che deve ancora scendere. Siete nell’ingorgo, e non sai da quanto tempo. Poi ci sono tutti gli altri, quelli che stanno lì, al di là della tua capacità di percepirli o di connotarli in una qualche relazione con te, e in realtà nemmeno la ragazza, il signore anziano e l’indiano stanno in una qualche relazione con te, a parte il fatto che questi ultimi li hai notati, osservati, annusati. Per tutti gli altri, invece, non hai fatto altro che registrarne con la coda dell’occhio la presenza nebulosa, lo stare lì e basta. Sconosciuti: significa proprio questo – intersezioni nulle di insiemi diversi. Siete, tutti, nell’ingorgo. Il semaforo rotto, due vigili sudati che non stanno facendo esattamente le cose per bene. Agitano le palette, vorticano le braccia. Sembrano sul punto di perdere definitivamente il controllo. Ogni pensiero si riempie di bestemmie. Inizia la nenia stonata dei clacson, i motorini si infilano nelle strettoie fra le macchine, vanno sui marciapiedi per andare da nessuna parte. Osserva bene: questo è un angolo della civiltà che si è andata creando a colpi di rivoluzioni industriali e sociali. È Occidente: questo fiume deforme di lamiere surriscaldate, verniciate a polvere, queste macchine piene di disperazione che portano i propri padroni nelle mani di altri padroni, a timbrare badge aziendali con un ritardo dovuto a tutti gli ingorghi del mondo, accumulando bestemmie e rabbia sociale in completo d’ordinanza, maledicendo quello davanti che fa e sente e bestemmia esattamente alla stessa maniera. Per quanto potrà durare: non pensarci, non sta a te. Guarda fuori, il tipo-manager sulla Smart, lo vedi? Lui crede di poter andare dappertutto, ma basta una Punto sfasciata per bloccarlo. Come quella che ha davanti. Da lì non si muoverà per i prossimi dieci minuti, hai idea della massa di bestemmie che saliranno al cielo? Guardalo come urla dentro l’iPhone, guarda: le vene del collo ingrossate come lumache, la fronte madida di sudore e di gel per capelli che inizia a sciogliersi, il nodo della cravatta stringe come un cappio, si leva gli occhiali da sole, batte i pugni sul volante, sfriziona, suona il clacson, tira la testa indietro sui poggiatesta rinforzati, con un niente si sta rovinando la giornata che deve ancora iniziare, basta poco. Tienilo d’occhio. Non ci si muove: il ritmo frenetico della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si va avanti a singhiozzi, anche sulla corsia preferenziale, dove dovreste scorrere regolarmente – tu, la ragazza che non riesce ancora a scendere, l’indiano aromatizzato al budello, l’anziano fresco di sapone buono e tutti gli altri esseri nebulizzati ai margini della tua percezione monca. È stata invasa pian piano, una conquista millimetrica, da una selva di moto, macchine grigie, SUV sproporzionati, utilitarie premoderne senza filtro antiparticolato né dispositivi di sicurezza passiva, auto elettriche. Ma non ci si muove più: là in fondo, guarda, un tram è rimasto bloccato in curva, non riesce a proseguire a meno di distruggere qualche fiancata di troppo, automobili parcheggiate in modo creativo, praticamente in mezzo alla corsia, le macchine normali ci passerebbero senza problemi, ma un tram ha bisogno di un raggio tutto suo. Non può proprio passarci: quella curva se la può scordare, è un tappo di metallo verde oliva che tiene imbottigliati senza pietà centinaia di disperati urbani, a imprecare in silenzio ognuno dentro il proprio abitacolo, fanno rimbalzare bestemmie grosse come cattedrali sui cruscotti lucenti, generano reverberi senza fine finché l’abitacolo non va in feedback, e così i cervelli, cervelli che impazziscono in pieno comfort Euro4, cervelli anneriti dallo stress, quasi morti, zone di lacerazioni, aneurismi potenziali. Si espande senza fine l’orgia di clacson, sirene di ambulanze bloccate, uno strascico denso di onde quadre, fastidiose, frequenze impastate isteriche. Il tutto è avvolto nella massa impalpabile delle polveri sottili, velenosissime, letali. Sicuro di non voler scendere alla prossima?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Succede in un attimo, quando l’immobilità è ormai perenne. Succede che tra la Punto sfasciata e la Smart si crea uno spazio infinitesimo: la Punto è avanzata di un niente, mentre il tipo sulla Smart, adesso in fase di ascolto della voce che proviene dall’altra parte dell’iPhone e continuando ad agitare le mani ai danni del volante, non ha schiacciato sul gas quel poco che bastava per mantenere la proporzione della distanza fra i paraurti dei due automezzi. Ecco allora che fra le due auto, nell’intercapedine vitale fra targa e targa, si inserisce, sbucato chissà da dove, questo motociclista. Una Triumph. Segui bene la scena, seguila, tieni d’occhio la situazione, perché potrebbe precipitare. La Triumph sta di traverso alle due auto, perpendicolare al senso di scorrimento di questo universo di pistoni e valvole che non scorre. Isola questa scena, restringi il colpo d’occhio, lascia scorrere la sinfonia storta dei clacson fuori sincrono, il tinnitus dell’universo. Il tipo sulla Smart è evidentemente contrariato dalla scelta del motociclista di penetrare lo spazio vuoto fra le due macchine. Ha un lampo negli occhi che dice tutto. Come se fosse proprio la Triumph a bloccargli la strada, come se potesse effettivamente andare da qualche parte – se il motociclista non avesse attuato questa decisione sconsiderata di invadere quel mezzo metro esiziale di asfalto – invece di restare lì ad abbrustolire e imprecare e maledire. E quindi maledice, impreca, bestemmia, scaraventa il cellulare sul sedile posteriore e affaccia la testa sudata e paonazza di rabbia metropolitana dal finestrino abbassato della sua auto. Urla qualcosa al motociclista, vedi i denti che luccicano e le gocce di saliva in controluce che partono come proiettili e poi si disfano nel nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fianco a te c’è una signora che fa il Sudoku. Te ne accorgi solo ora. L’ha quasi finito, è una griglia di livello medio-alto. Guardi la signora, di profilo, e vedi un’immagine di serenità indiscutibile, la signora ha la pelle a dir poco perfetta, anche se potrebbe aver passato i cinquanta, la sua pelle è opaca e omogenea e naturale. Ha appena finito il Sudoku e ripone la rivista di giochi dentro la borsetta. Solo adesso si accorge dell’ingorgo in cui siete tutti paralizzati, e si mette a parlare fra sé e sé, dicendo cose come “non è possibile – questa città – ogni volta – non funziona mai nulla” e tutto il campionario di frasi adatte all’occasione. Poi vi incrociate lo sguardo, per un attimo, e tu sei praticamente costretto a fare quella mossa con gli occhi e la bocca che sta a significare che sei d’accordo, sì, ma che per quanto si possa essere d’accordo non è che si risolvano i problemi, anzi, e quindi tutt’al più si può condividere oltre al giudizio negativo su tutto ciò che “non funziona” anche questa particolare condizione di impotenza. Un giro di pensieri in una mossa di occhi e bocca accompagnata da una impercettibile scrollata di spalle. “Che possiamo farci”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso ritorna in esterna. Sempre i palazzoni gialli che contengono la massa del traffico immobilizzato, la lingua cementizia della tangenziale, i lampioni spenti. Eruzioni cancrenose della terra. Ogni cosa è rovente, il sole arde furioso in questa metà di mondo. E ancora i due a contendersi un posto migliore nel traffico senza movimento. Il motociclista ha deciso che il tipo sulla Smart ha parlato troppo, lo vedi da come si è girato verso di lui, dai movimenti a scatti della testa che sfidano senza tema la sua rabbia incondizionata di automobilista che non procede. La sua testa, la testa del motociclista, è avvolta dal casco, integrale anche se è estate, la sua testa dentro il casco fa su e giù per rispondere alle urla del tipo con la Smart, il suo cervello è protetto all’interno di due scatole craniche, di cui la più esterna a marca MomoDesign, imbottita. Non sai cosa stia dicendo, ma non ti è difficile intuirlo. Fa su e giù il casco che contiene la testa che contiene il sistema nervoso centrale, il sistema cerebellare. Sembra un cavaliere teutonico aggiornato ad oggi, un’ultimissima versione dotata di giubba con inserti protettivi in caso di caduta rovinosa, pantaloni nero lucido in tessuto tecnico con ginocchiere imbottite, stivali. E il casco. Pensa: il futuro è già adesso e non te ne sei accorto, il futuro arriva piombando nella paralisi, nel vuoto di progressione, è un presente stantio. Guarda attentamente cosa succede: il centauro, fra scatti di testa-casco ai limiti dell’epilessia, fa gesti eloquenti con le mani, invita spavaldamente il tipo sulla Smart a scendere, a scendere dall’auto, se ne ha il coraggio. L’altro continua a sbraitargli contro, ma è chiaro che adesso è in gioco un tipo di onore che possono capire solo loro due, un onore automobilistico, riguarda la conquista di segmenti d’asfalto, uno spazio vitale urbano. Quindi la portiera della Smart si apre, vedi lo scatto dell’automobilista nel tirare il freno a mano, noti un ulteriore e repentino ingrossamento delle vene sul collo. Il motociclista-cavaliere teutonico ha messo il cavalletto, è in piedi, sarà alto due metri, sei stupito. Intanto la ragazza alla guida della Punto sfasciata, davanti a loro, si perde tutta la scena perché sta usando lo specchietto retrovisore per darsi un po’ di rossetto. Si perde quindi anche il movimento furtivo, esatto, con cui il tipo in Smart, dopo aver aperto la portiera e tirato il freno a mano in un unico scatto nervoso, si china ad allungare il braccio sotto il sedile del passeggero per prelevare qualcosa. Guarda cos’è: un bastone, un bastone da anziano, da signore di mezz’età con problemi di deambulazione – o altro, fai tu. Il tipo scende definitivamente dalla Smart e impugna un bastone, che non è proprio come una mazza da baseball o un pezzo di tubo Innocenti o chissà cos’altro per colpire o intimorire un eventuale ostacolo umano, ma insomma. Anche un bastone ha il suo perché in certi casi, col puntale rinforzato in gomma e l’impugnatura ergonomica attaccata al bastone vero e proprio a formare un pericolosissimo angolo acuto. Cosa vuole fare il tipo con la Smart, fuori dalla Smart, munito di bastone, avvicinatosi al centauro in armatura tecnica? Fargli il culo, ecco cosa vuole. Concentrati sulla scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schermo centrale si produce in pubblicità di agenzie viaggi. Quest’anno spingono la Turchia. La signora del Sudoku dice al cellulare: “Di’ a Claudio che faccio tardi, sono bloccata, non so cos’è successo, c’è un tram che non riesce a muoversi, mi sa, digli che faccio una mezz’ora di ritardo, intanto puoi chiamare l’avvocato che oggi chiudiamo la pratica di Scarselli”. Il signore anziano ha chiuso il giornale, lo poggia sulle gambe, vedi la prima pagina e ti cade l’occhio sul titolo in grassetto “Cellula umana replicata in laboratorio”. La ragazza in eterna attesa di scendere alla prossima, in piedi davanti alla porta centrale, prende del tabacco da una confezione in plastica gialla, decide di portarsi in anticipo arrotolandosi una sigaretta. Non sai perché ti ritorna in mente un giorno di tanti anni fa, in un paesino delle basse Marche con alcuni amici dell’università, a pochi chilometri dalla famosa e mistificata San Benedetto del Tronto. Sul punto panoramico: lo sguardo spalancato sulla vastità dell’Adriatico, la luce netta che illumina in maniera quasi carnale, tangibile, il bacino acqueo smisurato e la costa assaltata, la terra dove hanno avuto la meglio i costruttori, le seconde case al mare, gli ideali vacanzieri di persone mediamente prive di ideali. Il tratto della A14 in mezzo ai vigneti a capanna. Ricordi Mara, nella luce di maggio che cade a piombo, ripensi senza motivo apparente a Mara che dice: “Tutta questa contingenza. Che ne sarà di tutta questa contingenza”. Tu non sai cosa pensare, della contingenza. Non sai nemmeno che diavolo voglia dire Mara nel dire “contingenza”, e ti senti stupido, ragion per cui ricordi di aver rimandato spesso alla mente quella scena e quella frase, e lo stai facendo anche adesso, dopo chissà quanto tempo, ma adesso hai la strana sensazione di possedere una specie di chiave di volta per quella frase, e sei sorpreso di te stesso quando ti ritrovi a sillabare a voce bassissima le stesse parole. &lt;em&gt;Tutta questa contingenza&lt;/em&gt;. Ascolta: lo stai dicendo, proprio adesso. E lo ripeti: &lt;em&gt;tutta questa contingenza&lt;/em&gt;. Sai di aver capito, o di esserci stranamente vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo colpo va a schiantarsi sul braccio del centauro. Se avevi dei dubbi sul bastone, sulla persona a cui potesse servire, adesso è il momento di levarteli, perché non può proprio appartenere al tipo della Smart, è chiaro, il bastone deve essere di suo padre, ti lanci in questa congettura – ma non è rilevante, lo sai. Questo qui non ha nessun problema di deambulazione, anzi. Si muove benissimo, salta da un piede all’altro per mantenere l’equilibrio del corpo, proteso verso l’avversario in armatura motociclistica. Quest’ultimo, da parte sua, manca l’occasione per afferrare il bastone ed estirparlo dalla presa feroce del tipo della Smart, che invece lo ritira a sé, e fa precipitare un secondo maglio sulla spalla del centauro, il quale accusa, si sposta barcollando sulla sua Triumph, chiudendosi per così dire alle corde. Guarda: non gli sta andando bene, ma ha la fortuna di possedere una buona armatura. Sarà per questo che il tipo della Smart procede senza pietà. Ancora un colpo, violentissimo, all’altezza dello sterno, con il centauro praticamente seduto in una posizione per niente comoda sulla sua Triumph. Un altro, sempre sul petto. Adesso ascolta la sinfonia sbagliata di tutti i clacson e le sirene del mondo che glissa in una dissonanza temibile, ingrossandosi man mano. &lt;em&gt;Wagner&lt;/em&gt;. Il motociclista è piegato, le mani sulla pancia; il tipo della Smart si accanisce sulla testa-casco. Poi afferra con la mano libera il centauro, lo risolleva, gli fa piombare addosso un colpo devastante, sul casco, spaccandone la visiera. Le schegge di plastica si disperdono pirotecniche. Sulla Punto lì davanti la signora continua a truccarsi, stavolta le ciglia. Ancora colpi di bastone sulla testa-casco, senza pietà, guarda che faccia che ha adesso il tipo della Smart, è letteralmente indiavolato, rossissimo, tra un po’ gli scoppia la giugulare. Continua a spruzzare odio e saliva nebulizzata. Dietro di loro, e dietro la Smart, un ragazzo che avrà la patente da non più di una settimana caccia il braccio fuori dal finestrino e svuota il posacenere direttamente sulla strada butterata. Il centauro è caduto, guardalo. È a terra. Ha le braccia incrociate a proteggersi il viso, la testa, il casco, quello che è. Quindi prende un’altra decina di colpi di bastone sui gomiti e sugli avambracci, poi sul petto, sulla pancia, ancora sulle spalle, finché il tipo della Smart non gli si inginocchia accanto, depositando il bastone a terra, e porta le mani sotto il mento del centauro, al collo. Prende a slacciargli il casco. Il centauro deve essere svenuto, non oppone più nessun tipo di resistenza. Siamo vicini alla fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso bloccalo così, non proseguire. Congela lo scenario. Ferma per un attimo questo disastro. Una diapositiva psichica, ecco cosa farai: devi pietrificare il tempo dell’azione finale, fossilizzarlo. Sospendilo nell’attimo prima, che è adesso, quando il tipo della Smart ha già raccolto il bastone da terra e caricato lo schianto terminale afferrandolo per il puntale rinforzato e non già per l’impugnatura, alzando le braccia e stirando l’angolazione dei gomiti uniti, puntando il bastone al cielo – alla volta preesistente, nient’altro che una pellicola bianca incolore. Scolpisci i dettagli della fine, fai un render 3D, lascia il tipo della Smart a mezzo metro da terra, le ginocchia leggermente piegate, si è staccato dal suolo facendo leva sulla punta dei mocassini che indossa senza calze, saltando, è saltato in aria, prepara la mazzata ultima producendosi in un gesto atletico e pulito, per nulla artefatto, incombe definitivo sul motociclista svenuto a terra, privato del casco che è rotolato oltre il bordo smangiato del marciapiedi, la signora sulla Punto che ha finito col mascara per ciglia extra-lunghe e già si prepara col fondotinta, il neopatentato dietro di loro che rimette a posto il posacenere svuotato e va ad alzare il volume dell’autoradio, un’ambulanza che non riesce proprio a passare al di là del volume della sirena – e tutti i clacson che sembrano condannati per sempre a stonare, perdio – e il tipo della Smart, elastico, sollevato con precisione omicida sul centauro che si sta perdendo il gran finale, il tipo della Smart che punta con tutto il corpo al cielo – al cielo – col suo bastone che indica il centro esatto dell’universo, e che disegnando un arco di circonferenza più o meno preciso andrà a premere ricadendo sul motociclista svenuto, inarcandosi per dirigere la pressione, squarciandogli la faccia con forza, spaccando il di lui setto nasale o il massillo-facciale o l’occipite – o comunque una gran quantità di denti – sturando un qualche flusso emorragico fatale. Uccidendolo, uccidendo il centauro, culminando il disastro, ponendo fine a qualcosa di relativamente importante. Tu blocca la scena, paralizzala. Il bip costante a 12 KHz di un elettrocardiogramma piatto confuso fra le armoniche indistinte nella bolgia di clacson e similari. Il centauro: si sgancia dalla vita, abbandona la coscienza della carne. Quaggiù, per sempre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-3368926949391889763?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/3368926949391889763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/qualcosa-di-relativamente-importante.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3368926949391889763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3368926949391889763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/qualcosa-di-relativamente-importante.html' title='Qualcosa di relativamente importante'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-4631659968147916489</id><published>2010-06-05T23:05:00.007+02:00</published><updated>2010-06-06T22:10:26.739+02:00</updated><title type='text'>Incipit terminale</title><content type='html'>Da bambini, coi cugini, giocavamo a barchette di foglia sotto i viadotti di montagna: tra le rapide schiumose di rivoli e rigagnoli, velieri e bastimenti rollavano incerti fino ad inabissarsi nei tombini, con gli alberi maestri divelti e le vele strappate dalle grida di tifo e disperazione. &lt;br /&gt;Così si cresceva, imparando la fine delle cose.&lt;br /&gt;_______________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-4631659968147916489?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/4631659968147916489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/incipit-terminale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4631659968147916489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4631659968147916489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/06/incipit-terminale.html' title='Incipit terminale'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1870338719515350766</id><published>2010-05-18T18:32:00.016+02:00</published><updated>2010-05-20T12:26:29.170+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / sesta sequenza</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://altroverso.wordpress.com/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Kharim Chaloub&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Dentro &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Missa brevis&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;_______________________________________________&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Adesso accade che un uomo infuriato entra in manicomio &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;e con poche pasticche, &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;già al secondo o terzo&lt;br /&gt;giorno si placa, fa come un tizzone immerso nell’acqua, &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;che frigge e fuma, ma non più sfavilla l’incendio.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Mario Tobino&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;_______________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Dominus. Paenitentia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[30 luglio 2006 – 00.53]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non mi piace, Ariel... agli infrarossi si vede del bianco sui tetti. Confermo, il visore HUD alla massima scansione. Sui tetti sotto il minareto della moschea sono stese delle lenzuola bianche. Sembra una tendopoli di lenzuola e se ci sono dei civili là dentro...»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Te l’ho già detto, Z43, non fare storie adesso... i droni hanno fotografato tutta la zona di strike a bassa quota, nei minimi dettagli. Con quelle lenzuola ci coprono i loro fottuti missili…vai avanti con la procedura, Z43.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gloria. Precatio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La prima notte conto settantasette porte. Mio fratello cammina davanti a me in un lunghissimo corridoio sotterraneo illuminato a stento da una fila di lampade a petrolio appese ai muri. Gavriel continua ad aprire porte su porte con un mazzo di chiavi verdi che sembrano alghe. Il sogno non ha suoni né rumori, come se mi avessero imbottito le orecchie di ovatta. Mia madre ci segue sorridendo appena, con la fronte imperlata di sudore. Vorrei asciugarla quella fronte così trasparente ma sono nudo eccetto gli anfibi neri ai piedi. Non ho freddo né caldo. Non sento niente, voglio solo andare avanti. Voglio uscire da questa catacomba che si apre nella nostra vecchia cucina della casa di Ramat Gan. Prendere i miei vestiti nell’armadio di quercia in fondo al corridoio. Ogni porta si apre su un’altra porta dopo pochi metri, all’infinito. Per un’eternità. Poi ad un tratto le mie orecchie riprendono a udire. Mia madre sta cantando con un sussurro&lt;/em&gt; Sch´av b´ni schaw bimnucha&lt;em&gt;. Dopo le prime parole della ninna–nanna preferita di casa Sharon, so di essere di fronte all’ultima porta. Mio fratello non la apre come le altre. Si ferma ad accarezzare con la mano una forma graffita nel legno grigio, יהךה. La riconosco. Era nella Bibbia della sinagoga. È il tetragramma sacro di Adonay. Il nome impronunciabile di Dio. Io sarò quel che sarò, sussurra mia madre dietro di me, ricordando la lingua che non ha mai voluto parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La porta si apre docilmente in un soffio sotto le mie dita, ma non vedo nulla perché&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi sveglio nel buio, la faccia bagnata da un sudore di ghiaccio. Fania continua a dormire la testa affondata nel cuscino con l’aria di essere morta. L’abbondante libagione alcolica della sera prima sembra averla sfinita. È il suo modo di dimenticare quello che io non dimenticherò mai. Tutti quei bambini morti. Al mio rientro ieri notte l’ho trovata accucciata sul divano a dondolare con un bicchiere in mano, gli occhi vuoti. La televisione era accesa e trasmetteva l’ennesimo servizio sui soccorsi. Appena mi ha visto, si è alzata senza una parola. Barcollava. Ho dovuto sostenerla con un braccio intorno alla vita perché non cadesse. Mi ha puntato i gomiti sul petto guardando a terra e mi ha spinto lontano da sé con un lamento di gola che mi ha fatto venire i brividi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento formicolare tutto il corpo e la testa affogare nel vuoto. Mi alzo e vado in cucina a bere un po’ d’acqua. La finestra sull’acquaio è sollevata a metà e dalla spiaggia vicina il vento non porta con sé l’odore marcio del mare di Jaffa. Questa notte nell’aria c’è il profumo dei cedri. Come tre anni fa. Io e Fania eravamo a Sidone sul finire dell’estate. Al tramonto scendevamo nella piccola spiaggia davanti al Castello del Mare. E il mare aveva lo stesso profumo aspro. Solo tre anni fa. Fania aveva già Nathan nella pancia e facevamo progetti. Che non prevedevano di bombardare qualche villaggio intorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so quante notti dovranno passare prima che io trovi una via di uscita. Una ragione al fatto che non posso tornare indietro a quella sera. Un modo per continuare a vivere senza pensare. Quante volte ancora mi sentirò perduto stringendo Nathan sul mio petto? La mattina del ritorno dalla missione, sono entrato nella sua stanza come un ladro, con il terrore che si svegliasse e mi chiedesse cosa avevo fatto. Da quella mattina, non posso pensare più a lui senza sentirmi un assassino. Quando vedo Nathan, il tizzone ardente che ho nel petto si immerge nel lago dei suoi occhi grandi e neri e frigge e fuma e mi fa piangere per il dolore. Perché, è assurdo lo so, ho paura di me. Ho paura di fargli del male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se fossi uno di quei bastardi di sceicchi ulema che si nascondono nelle case della gente dei Territori e banchettano con il sangue dei loro figli. Li mandano a farsi esplodere alle fermate degli autobus, mentre loro se ne stanno al sicuro nell’ombra delle loro moschee a lavare il cervello dei prossimi martiri. E noi? Il tempo di raccogliere i nostri morti dall’asfalto delle città e andiamo a bombardare con gli elicotteri le loro spelonche. Poi ci chiudiamo in casa ad aspettare il prossimo Shabbath per recitare il Kiddush su una coppa di vino. E nessuno muove più un dito per fare qualcosa. Fino alla nuova strage del nuovo kamikaze e poi di nuovo gli aerei e le bombe. Quanto può durare tutto questo, senza impazzire tutti in massa, arabi ed ebrei? Ma forse siamo già tutti pazzi furiosi se pensiamo di difenderci dai razzi di Hezbollah andando a massacrare degli innocenti. Che sia maledetto Olmert e tutto il suo branco di politicanti macellai di guerra che pensano di avere le mani più pulite dei becchini di Tsahal.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maledetto io tre volte, il giorno che ho pilotato il primo F–16, mi si potevano seccare le mani. &lt;em&gt;Con Heyl Ha'Avir per difendere la pace di tutti dall’alto dei cieli&lt;/em&gt;. Il vero criminale è Klausner, con i suoi slogan di merda. Il suo sostegno psicologico ai combattenti, solo altri slogan di merda. I suoi corsi di addestramento “im siebenten Rimmel”, solo un altro lavaggio del cervello. Piccoli ricatti e piccoli premi, uno sull’altro, grado per grado, giorno dopo giorno. Per costruire la scimmia assassina. Ma questa è stata l’ultima volta che la scimmia ha premuto il bottone. Almeno potessi sapere se è stata veramente una bomba a teleguida laser a far crollare l’edificio, come dicono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica notte eravamo in tre ad avere gli MK–84 a bordo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Sanctus. Veritas&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allah, dammi il coraggio di guardare in faccia l’orrore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora dormivo quando questa mattina Nayef mi ha chiamato dalla Mezzaluna Rossa di Tiro. La sua voce era strana, sembrava parlare con difficoltà. Nelle cantine dell’edificio crollato c’erano molti profughi dai villaggi vicini. Famiglie in cammino per Beirut. Qualcuno aveva detto loro che il posto era sicuro per la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un’aria di desolazione sotto il sole ruggente di Qana. Nelle strade la gente è poca e ci guarda con la febbre negli occhi. Non ci sono madri intorno a noi, solo i primi morti sulle carriole. Qualche bambino con la faccia bianca e le narici piene di sangue. Su una stuoia in cortile, il corpo impolverato e scomposto di una donna coperta a metà da un lenzuolo a fiori azzurri. La palazzina è proprio sotto il minareto della moschea. I tre piani si sono sbriciolati sotto il peso del tetto di cemento armato. Un missile teleguidato, dicono. Di fabbricazione americana, a giudicare dai frammenti. Forse un MK–84. Novecento libbre di esplosivo intelligente.&lt;br /&gt;Nayef mi viene incontro con un fagotto bianco tra le braccia. Ha gli occhi arrossati e l’aria di chi sta salendo sul patibolo. Mi dice che forse non c’è più nessuno vivo sotto le macerie. Mi dice di mettere la mascherina e di segnare lo scavo. Come un archeologo arrivato troppo presto nella necropoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo pochi minuti la camicia mi si attacca alla schiena e preferisco continuare a scavare a torso nudo. Poi, subito sotto il frontone del tetto, in cima ad un mucchio di terra e cavi divelti, quello che sembra il tubo bianco di una stufa. Ci sono proprio sopra e una mano fredda mi strizza lo stomaco. Non è un tubo, è un braccio sporco di gesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di colpo, dall’altra parte delle macerie, una voce maschile getta un urlo come un macigno che cade. Sobbalzo e per poco non cado all’indietro nella scarpata di pietre e detriti. Poi il grido si appuntisce in un sibilo acuto senza fine che non può essere sentito senza impazzire. E si perde altissimo in questo mare cobalto scuro che Qana ha per cielo. Alla fine muore in un lamento strozzato, un gorgoglio in gola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie mani scavano con furia ma incontrano solo altra terra e altre pietre fino a quando non la vedo in faccia, sotto le mie ginocchia affondate nel tumulo. Una bambina distesa sul fianco, nel fondo, con un braccio spezzato e l’altro sul viso gonfio di polvere. Tre anni, forse quattro. La bocca è piena dei calcinacci che l’hanno soffocata. Il pigiama sporco di terra strappato sulla piccola spalla vuota. Mi guarda fisso con un occhio spalancato del verde più smeraldo che c’è al mondo. L’altro è perduto. L’orbita è tumefatta e piena di sangue raggrumato. Mentre la sollevo piano sotto le ascelle, penso a sua madre e suo padre. E desidero che siano morti anche loro. Lo desidero con tutto me stesso, dal profondo delle viscere. Che la morte li salvi da questa vista. La sollevo in alto sopra le mie ginocchia e per un momento siamo entrambi senza peso e senza vita. Quando l’attiro verso di me, il suo piccolo corpo di pezza mi abbraccia come ha fatto con la madre la sera prima di morire.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Agnus. Immolatio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda notte il letto si muove e vibra per qualche istante sotto l’onda d’urto di un terremoto. Ma non è un terremoto. Passano ancora Apache sulle nostre teste e i loro fari illuminano a giorno i cortili mangiati dal salnitro dove i nostri figli giocano alla morte. Io non sento niente e non vedo niente. Sono di nuovo davanti alla porta del sogno. La porta grigia con il tetragramma. È rimasta aperta dall’ultima volta. Spalancata su uno stanzone basso in penombra. Mia madre e mio fratello devono essere in un altro sogno, perché sono solo. Forse si vergognano di me e non sogneremo mai più insieme. A terra ci sono tre file di corpi dentro sacchi neri. Ogni fila conta quindici unità, allineate in parallelo con la parete illuminata a giorno dai neon dell’obitorio. Il nome, l’età e la provenienza del cadavere sono stati scritti con un pennarello giallo su tutti i sudari di plastica. Prima in arabo, poi in inglese. Leggo i nomi ad alta voce. Come nel primo sogno, non sento la mia voce, ma sento il mio sterno aprirsi lentamente. Si apre piano, con un dolore sordo al centro del petto e ingoia ogni nome, ogni parola. Mehdi Hashem sette anni Qana, Hussein al–Mohamed dodici anni Qana, Abbas al–Shaloub undici mesi Qana, Khalida Chaloub quattro anni Qana…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi accorgo che sul tavolo di dissezione al centro della stanza c’è anche un sacco senza nome. L’unico non identificato. Non si devono aprire i sudari dei bambini. Non si devono contaminare i loro corpi con le mani impure di chi ha peccato. Ma è l’unico sacco senza nome. Devo sapere. Mentre le mie mani fanno scorrere la zip, il mio sterno si richiude nella roccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volto di Nathan è bello e sereno come sempre, sembra dormire. Ma è tutto bianco di gesso.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;________________________________________&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1870338719515350766?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1870338719515350766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/romanzo-infinito-sesta-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1870338719515350766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1870338719515350766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/romanzo-infinito-sesta-sequenza.html' title='Romanzo infinito / sesta sequenza'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-5331496220576550339</id><published>2010-05-18T11:14:00.008+02:00</published><updated>2010-05-18T11:23:16.742+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avarìe eventuali'/><title type='text'>Il capro</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.asignoraingiallo.blogspot.com/"&gt;La Signora in Giallo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La sacralità delle mura domestiche. Il baluardo della cultura borghese, il nido dove l'uccello si va a riposare dopo la caccia. Ma se proviamo a digitare "mura domestiche" su qualsiasi motore di ricerca, invece di trovare rimandi alla tranquillità e all'intimità del focolare, compaiono link ad elenchi di stupri e violenze che al loro interno hanno preso atto.&lt;br /&gt;L'uccello forse non aveva poi così tanta voglia di riposare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelle quattro mura difese con i denti dalle pisciate canine da uomini che la notte preferiscono farsi pisciare in bocca. Mai alla luce però. Una sorta di reazione fotofobica accompagna lo scorrere delle ore - e che le tende siano ben tirate! Solo luce artificiale, dunque, per la natura umana.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Oggi piove. Anzi no, oggi pioveva, ha smesso da poco. Non sarà bastato a ripulire questa Roma. Si vede che gli angeli non avevano bevuto abbastanza. E se la purificazione può venire da una pisciata, allora forse quel signore di prima aveva ragione. Il rito è pronto, la catarsi può manifestarsi, l'unico problema è che il capro espiatorio è l'uomo stesso, gravato dei "peccati", che si avvia verso la rupe a dieci chilometri da Gerusalemme. Pennac aveva la vista lunga.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E' un cortocircuito, il serpente che si morde la coda, un percorso che parte dall'uomo e che come assioma per il suo completamento prevede il sacrificio dell'uomo stesso. E con l'elettricità non si scherza! Lo insegnano pure ai bambini, assieme a quella storia degli angeli, e a babbo natale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ben vengano quindi le mura domestiche, che più che un nido a questo punto ricordano più una grotta dove il capro si va a nascondere, nella speranza di non fare mai parte del Korbanot.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_____________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-5331496220576550339?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/5331496220576550339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/il-capro_18.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5331496220576550339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5331496220576550339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/il-capro_18.html' title='Il capro'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-2404180800271163405</id><published>2010-05-13T10:31:00.012+02:00</published><updated>2010-05-18T19:11:11.930+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / quinta sequenza</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: right"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di&lt;strong&gt; &lt;a href="http://altroverso.wordpress.com/"&gt;Kharim Chaloub&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Fuori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Di vita in morte&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;__________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Qanah l’acqua si tramuta in sangue&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;e il deserto si mangia i cuori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L.F.M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: right"&gt;_____________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Umani, figli miei, sono tornato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rallegratevi, sono tornato nel vostro tempo di mezzo per macellarvi tutti con dolcezza. Carne della mia carne, fiato del mio fiato, vi amo tutti più di ogni cosa che mai sia stata nominata. Per questo spremerò dalle vostre membra il latte divino della paura e me ne nutrirò fino all’ultima goccia, prima di accompagnarvi uno per uno oltre la soglia di Belial. Al di là di quella soglia non c’è nessuna luce ad aspettarvi perché la luce può risvegliare i morti. E voi spettatori della Via Crucis in attesa di essere guardati morire, non vi lascerò mai soli. Io vi guarderò morire fino all’ultimo istante di agonia. E nessuno potrà mai turbare il nostro idillio, perché Io sono colui che dimora dentro. “&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversus eam&lt;/span&gt;”. Non è mai stato scritto che l’inferno non vivrà, solo che alla fine non prevarrà. Molti tempi devono ancora venire prima della fine. Fino all’ultimo tempo, mi amerete. Amatemi come se fosse una vostra scelta. Lo dico per voi. Vi sarà più facile mietere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non abbiate timore di piangere i vostri morti. Solo, abbassate le palpebre del giorno e fuggite la luce come vetriolo negli occhi. Lasciate dormire i vostri morti con la faccia affondata nella terra e le mani che si sono indurite. Le mani dure dei morti aprono la strada nel roveto in fiamme sul monte Horeb. Voi stringete le mani dei morti e dite che non possono più sentire. Io vi dico che sono le vostre mani a non poter più sentire le mani dei morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voi Uomini di Mezzo vi perdete nella valle di ossa aride del mondo in cerca di Yahweh. Le narici dilatate, aspirate l’aria di vampa davanti a voi. Gli occhi velati di cenere e lacrime, alzate la testa sopra di voi. Non c’è niente davanti a voi né sopra di voi. Da sempre io sono alle vostre spalle, anche quando non ci sono.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Io non sono Yahweh. Non sono Adonay. Non sono Elohim. Non chiamatemi con l’impronunciabile nome di Dio. Chiamatemi con i nomi della luce e dell’ombra, della terra e del sangue. Quando uccidete in nome di Dio, state uccidendo in nome mio. Non gettate il vostro sacrificio al vento di nomi mai nominati dall’Antico degli antichi. Ascoltate ciò che è scritto.&lt;br /&gt;Ecco, così come è scritto, vi restituisco il cadavere del figlio degli uomini, non mi amerete fino all’ultimo tempo per questo?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;È stato scritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Avete moltiplicato i morti in questa città: avete riempito le strade di morti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;ו הִרְבֵּיתֶם חַלְלֵיכֶם, בָּעִיר הַזֹּאת; וּמִלֵּאתֶם חוּצֹתֶיהָ, חָלָל.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;I cadaveri che avete ammucchiato nel mezzo della città sono la carne e questa città è la caldaia; ma sarete condotti in cammino fuori da Babilonia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;ז לָכֵן, כֹּה-אָמַר אֲדֹנָי יְהוִה, חַלְלֵיכֶם אֲשֶׁר שַׂמְתֶּם בְּתוֹכָהּ, הֵמָּה הַבָּשָׂר וְהִיא הַסִּיר; וְאֶתְכֶם, הוֹצִיא מִתּוֹכָהּ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;La spada vi spaventa; ebbene manderò contro di voi la spada, oracolo di Dio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;ח חֶרֶב, יְרֵאתֶם; וְחֶרֶב אָבִיא עֲלֵיכֶם, נְאֻם אֲדֹנָי יְהוִה.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;E vi condurrò in cammino fuori della città e vi consegnerò in mani straniere e per mezzo di stranieri eseguirò la sentenza contro di voi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;ט וְהוֹצֵאתִי אֶתְכֶם מִתּוֹכָהּ, וְנָתַתִּי אֶתְכֶם בְּיַד- זָרִים; וְעָשִׂיתִי בָכֶם, שְׁפָטִים.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Così come non esiste morte senza dolore, non esiste dolore senza vita. E voi uomini santi, ossioi, ulema, mullah, rabbini e preti imparate a riconoscere l’odore amaro del latte di dio prima di incontrare Shemhazai il Traditore. L’Antico degli Antichi avrà sempre un trattamento di riguardo in serbo per voi. E alla fine ogni atma sarà dispersa. Per sempre dispersa nelle viscere dell’Intento. Nessuno di voi tornerà più senza una spina nel palmo della mano sinistra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;È stato scritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Voi mangiate carne col sangue, alzate gli occhi verso i vostri idoli e versate sangue in loro nome, e voi vorreste ereditare il paese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;כה לָכֵן אֱמֹר אֲלֵהֶם כֹּה-אָמַר אֲדֹנָי יְהוִה, עַל- הַדָּם תֹּאכֵלוּ וְעֵינֵכֶם תִּשְׂאוּ אֶל-גִּלּוּלֵיכֶם--וְדָם תִּשְׁפֹּכוּ; וְהָאָרֶץ, תִּירָשׁוּ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Vi reggete in piedi sulle vostre spade, commettete abominazioni, ciascuno contamina la moglie del prossimo, e voi vorreste ereditare il paese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;כו עֲמַדְתֶּם עַל-חַרְבְּכֶם עֲשִׂיתֶן תּוֹעֵבָה, וְאִישׁ אֶת- אֵשֶׁת רֵעֵהוּ טִמֵּאתֶם; וְהָאָרֶץ, תִּירָשׁוּ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Come è vero che io vivo, quelli di voi che sono tra le rovine cadranno di spada e quelli che sono in aperta campagna li darò in pasto alle bestie e quelli che sono nascosti nelle fortezze e nelle grotte moriranno di peste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;נְתַתִּיו לְאָכְלוֹ; וַאֲשֶׁר בַּמְּצָדוֹת וּבַמְּעָרוֹת, בַּדֶּבֶר יָמוּתוּ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;כז כֹּה-תֹאמַר אֲלֵהֶם כֹּה-אָמַר אֲדֹנָי יְהוִה, חַי- אָנִי, אִם-לֹא אֲשֶׁר בֶּחֳרָבוֹת בַּחֶרֶב יִפֹּלוּ, וַאֲשֶׁר עַל-פְּנֵי הַשָּׂדֶה לַחַיָּה&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Renderò il paese una tale desolazione che vi lascerà storditi e cesserà l’arroganza della vostra forza e le montagne d’Israele saranno desolate, così che non vi passi più nessuno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;כח וְנָתַתִּי אֶת-הָאָרֶץ שְׁמָמָה וּמְשַׁמָּה, וְנִשְׁבַּת גְּאוֹן עֻזָּהּ; וְשָׁמְמוּ הָרֵי יִשְׂרָאֵל, מֵאֵין עוֹבֵר.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;La secolare desolazione che vi ingrassa il ventre, magistrati e arconti, Mufti e Shaykh della Terra di Dentro, è niente in paragone al deserto che vi ha mangiato il cuore. Potrò mai chiedere ai miei Elohim di versare una sola lacrima mentre le vostre bocche riverse affogheranno nel vostro stesso sangue? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;È stato scritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Quel giorno verranno fuori i vostri progetti segreti ed escogiterete i vostri piani malvagi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;י כֹּה אָמַר, אֲדֹנָי יְהוִה: וְהָיָה בַּיּוֹם הַהוּא, יַעֲלוּ דְבָרִים עַל-לְבָבֶךָ, וְחָשַׁבְתָּ, מַחֲשֶׁבֶת רָעָה.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;E marcerete contro un paese di villaggi indifesi; volgerete le vostre armi contro un popolo tranquillo che abita al sicuro, che abita in un posto senza mura, senza sbarramenti e senza cancelli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;יא וְאָמַרְתָּ, אֶעֱלֶה עַל-אֶרֶץ פְּרָזוֹת--אָבוֹא הַשֹּׁקְטִים, יֹשְׁבֵי לָבֶטַח; כֻּלָּם, יֹשְׁבִים בְּאֵין חוֹמָה, וּבְרִיחַ וּדְלָתַיִם, אֵין לָהֶם.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Deprederete, saccheggerete, calerete la vostra mano armata sulle rovine ora ripopolate, contro un popolo riunito fuori delle nazioni, dedito al bestiame e al commercio, che dimora al centro della terra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;הָאָרֶץ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;יב לִשְׁלֹל שָׁלָל, וְלָבֹז בַּז--לְהָשִׁיב יָדְךָ עַל-חֳרָבוֹת נוֹשָׁבוֹת, וְאֶל-עַם מְאֻסָּף מִגּוֹיִם, עֹשֶׂה מִקְנֶה וְקִנְיָן, יֹשְׁבֵי עַל-טַבּוּר&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Fare strage di bambini e vecchi inermi è la vostra stupida ragione di vita, soldati degli eserciti dell’Orbe di Dentro. Giocare con i vostri membri morti non vi darà mai il piacere dell’amore, carcerieri e torturatori delle nazioni della terra. Perché è stato scritto: chiunque uccida un uomo uccide tutti gli uomini. La prima volta che incontrerete lo specchio di dio esso vi inghiottirà, lasciando di ognuno di voi solo uno sbuffo di cenere infetta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;È stato scritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Poiché c’è stato in voi un odio eterno e avete gettato i figli di Israele in preda alla spada al tempo della catastrofe, quando la vostra colpa giunse alla fine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;ה יַעַן, הֱיוֹת לְךָ אֵיבַת עוֹלָם, וַתַּגֵּר אֶת-בְּנֵי-יִשְׂרָאֵל, עַל-יְדֵי-חָרֶב--בְּעֵת אֵידָם, בְּעֵת עֲו‍ֹן קֵץ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Per questo, come è vero che io vivo, oracolo di Dio, vi preparo per il sangue e il sangue vi perseguiterà. Avete odiato il vostro stesso sangue e il sangue vi perseguiterà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;ו לָכֵן חַי-אָנִי, נְאֻם אֲדֹנָי יְהוִה, כִּי-לְדָם אֶעֶשְׂךָ, וְדָם יִרְדְּפֶךָ; אִם-לֹא דָם שָׂנֵאתָ, וְדָם יִרְדְּפֶךָ.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Umani, figli miei, così è stato scritto. Dall’inverno della vostra vita ogni paura dovrebbe essere bandita, una croce sul cuore imbastita l’unica arma nell’inverno della vostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;______________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-2404180800271163405?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/2404180800271163405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/romanzo-infinito-quinta-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2404180800271163405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2404180800271163405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/romanzo-infinito-quinta-sequenza.html' title='Romanzo infinito / quinta sequenza'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1924251159667541377</id><published>2010-05-06T20:08:00.006+02:00</published><updated>2010-06-06T22:11:19.872+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Manodopera</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho un colloquio di lavoro con me stesso, le mani in bella vista e le unghie pulite, il biglietto da visita giusto per ogni occasione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Dicono ci voglia del fegato per fare questa mansione, ma io ho lo stomaco forte. No, gli orari vanno &lt;em&gt;benissimo&lt;/em&gt;."&lt;br /&gt;Ho una giacca oscena, la barba sfatta, due occhiaie da maniaco. Giocherello con il tagliacarte, assorto nei miei pensieri.&lt;br /&gt;"Mah... mi sa che anche questa volta torno a casa a mani vuote. Chissà per quanto ancora dovrò restare tagliato fuori... fare di continuo manifestazioni non serve a niente, per quel manipolo di manigoldi al potere siamo solo carne da macello."&lt;br /&gt;Non resisto, le mani mi si irrigidiscono in pugni vuoti d'ogni pacato autocontrollo e piango. Ho voglia di vomitare. Mi infilo due dita in gola ma non esce niente. Provo con tutta la mano ma non c'è verso, e con due mani non ci passo.&lt;br /&gt;"Provo a consolarmi con una sega, una sega a quattro mani."&lt;br /&gt;Non mi tira, non mi trovo attraente, sono un povero disoccupato manesco buono a niente, neanche a farmi vomitare, neanche a farmi una sega.&lt;br /&gt;"Non faccio una sega dalla mattina alla sera."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece mi piaccio: il posto da macellaio è mio, part-time ventricolare.&lt;br /&gt;Sarò il mio macellaio di fiducia. E tu?&lt;br /&gt;"Io? Finisco di mangiarmi il fegato e vengo a dare una mano."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(voce fuori campo)&lt;/em&gt; "Dacci un taglio, coglione."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;____________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1924251159667541377?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1924251159667541377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/manodopera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1924251159667541377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1924251159667541377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/manodopera.html' title='Manodopera'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-655028085520114330</id><published>2010-05-05T10:45:00.009+02:00</published><updated>2010-05-05T13:44:10.049+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avarìe eventuali'/><title type='text'>Se proprio ti sei messo in testa di scrivere (non un altro decalogo)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;____________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Prima della lettura: questo testo è il risultato di un cut-up da un articolo del&lt;/em&gt; Guardian &lt;em&gt;del 20 febbraio 2010 (&lt;/em&gt;Ten Rules for Writing Fiction&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/books/2010/feb/20/ten-rules-for-writing-fiction-part-one"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;prima parte&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; e &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/books/2010/feb/20/10-rules-for-writing-fiction-part-two"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;seconda parte&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;). Secondo criteri arbitrari e soggettivi, sono state estrapolate e mescolate fra loro alcune delle "regole" suggerite, senza altra intenzione che non sia quella di comporre un testo-mosaico che possa essere utile, godibile, vagamente dada - un testo narrativo che parta da presupposti extra-narrativi. Gli autori che hanno partecipato all'articolo originale, e che qui compaiono in ordine sparso, sono: Margaret Atwood, Roddy Doyle, Helen Dunmore, Geoff Dyer, Anne Enright, Richard Ford, Jonathan Franzen, Esther Freud, Neil Gaiman, David Hare, Pd. James, Al Kennedy, Hilary Mantel, Michael Moorcock, Michael Morpurgo, Andrew Motion, Joyce Carol Oates, Will Self, Rose Tremain, Sarah Waters, Jeanette Winterson.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La traduzione è di &lt;strong&gt;Giovanna Capogrossi&lt;/strong&gt;, cui va un ringraziamento particolare. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sono stati effettuati interventi minimi per adeguare le "regole" selezionate alla particolarità di un testo a più mani. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Buona lettura e, soprattutto, buona scrittura.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;____________________________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Leggi. Più che puoi. Nel modo più approfondito, più ampio, più nutriente, più irritante che puoi. Poi le cose belle si faranno ricordare, non avrai bisogno di prendere appunti. Leggi tanto e con discriminazione. Le cattive letture sono contagiose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non fermarti a immaginare di scrivere – scrivi! È solo scrivendo, e non sognando di farlo, che sviluppiamo un nostro stile. Fallo tutti i giorni. Abituati a tradurre in parole le tue osservazioni, e questo gradualmente ti verrà d’istinto. Questa è la regola più importante di tutte. Scrivi. Nessuna miseria autoinflitta, né stati alterati, né maglioni neri, né il risultare odioso in pubblico varranno quanto il fatto che sei uno scrittore. Gli scrittori scrivono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proteggi lo spazio e il tempo in cui scrivi. Tieni lontano tutti, anche le persone per te più importanti. La vita dello scrittore è essenzialmente un confino solitario – se non riesci ad accettarlo, non ti ci dovevi dedicare. Ricorda che ami scrivere. Non ne varrebbe la pena altrimenti. E se l’amore svanisce, fai ciò che devi per ritrovarlo. Non avrai un piano pensionistico. Gli altri possono esserti di qualche aiuto, ma essenzialmente sei solo. Non ti obbliga nessuno, l’hai scelto tu. Quindi non frignare. Molto probabilmente avrai bisogno di un dizionario dei sinonimi, di un libro di grammatica basilare, e di presa sul reale. Ciò significa: nella vita niente è gratis. Scrivere è un lavoro. E anche un azzardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scordati il noioso vecchio detto “scrivi di ciò che conosci”. Piuttosto, scopri un’area sconosciuta e conoscibile dell’esperienza che amplierà la tua comprensione del mondo, e scrivi di quella. Il prerequisito è mantenere pieno il pozzo delle idee. Questo significa vivere una vita il più possibile piena e varia, in modo che le antenne siano sempre all’erta. Onora il miracolo nell’ordinario. Apri la mente a nuove esperienze, in particolare allo studio di altre persone. Niente di quello che accade a uno scrittore, che sia gioia o tragedia, va sprecato. Lascia che sia la tua opera a dire se è utile o meno. Prova a pensare alla fortuna degli altri come a un incoraggiamento per te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che conta è il tempo di gestazione. Non iniziare un libro quando senti di volerlo fare, ma aspetta ancora un po’. Porta sempre con te un taccuino. E intendo dire sempre. La memoria a breve termine trattiene nuove informazioni solo per tre minuti: a meno che non affidi un’idea alla pagina scritta, l’avrai persa per sempre. Decidi quale momento del giorno (o della notte) ti è congeniale per scrivere e organizza la tua vita in base a questo. Ricorda che la scrittura non ti ama. Non le interessa. Nonostante questo può essere estremamente generosa. Parlane bene, incoraggia gli altri, falla circolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arriva un’idea, resta in silenzio a osservarla. Ricorda l’idea di Capacità Negativa di Keats, e il consiglio di Kipling “raccogli, aspetta e obbedisci”. Mentre accumuli dati, permetti a te stesso di porre il tuo sogno in essere. Abbi più di un’idea alla volta mentre lavori. Se si tratta di decidere se scrivere un libro o non fare niente, invariabilmente scegli la seconda opzione. È solo se hai un’idea per due libri che scegli l’uno invece che l’altro. Devi sempre avere l’impressione di scappare da &lt;i&gt;qualcosa&lt;/i&gt;. A fine giornata, smetti di scrivere quando avresti ancora voglia di continuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ti blocchi, allontanati dalla scrivania. Fai una passeggiata, un bagno, vai a dormire, prepara una torta, ascolta musica, medita, fai ginnastica; qualsiasi cosa, ma non restare lì immobile a crucciarti sul problema. Ma non fare telefonate e non uscire; se lo fai le parole degli altri andranno a riempire il vuoto in cui dovrebbero stare le parole che non trovi. Apri loro un varco, crea uno spazio. Sii paziente. Impara poesie a memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sii gentile con te stesso. Riempi le pagine il più velocemente possibile: doppia spaziatura, o scrivi ogni due righe. Considera ogni nuova pagina come un piccolo trionfo. Fai esercizi per la schiena: il dolore distrae. Nella fase di pianificazione del libro, non pianificare il finale. Verrà da sé in seguito a ciò che lo precede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sii editor e critico di te stesso: comprensivo, ma spietato. Non essere mai soddisfatto della prima stesura. In realtà, non essere mai soddisfatto di niente di ciò che produci, finché non sei certo che sia, per quanto lo permettano le tue limitate possibilità, abbastanza buono. Taglia: solo evitando tutte le parole inessenziali, quelle essenziali hanno il loro giusto peso. Evita i punti deboli, ma fallo senza dire a te stesso che le cose che non puoi fare non vale la pena farle. Non mascherare l’insicurezza con il disprezzo. Fai passare un lasso di tempo adeguato tra la scrittura e la revisione. Ricordati: quando le persone ti dicono che c’è qualcosa di sbagliato, o che per loro non funziona, hanno quasi sempre ragione; quando ti dicono nei dettagli quello che non va e come aggiustarlo, hanno quasi sempre torto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia ha bisogno di ritmo. Leggila a voce alta. Se non emana un po’ di magia, c’è qualcosa che manca. Il ritmo è fondamentale. Scrivere bene non basta. Gli allievi dei corsi di scrittura sono in grado di produrre una singola pagina di prosa ben fatta: spesso però manca la capacità di accompagnare il lettore in un viaggio, con i mutamenti di terreno, di umore e velocità propri di un lungo viaggio. Anche in questo caso credo che aiuti guardare film. Nella maggior parte dei romanzi vi sono movimenti molto simili a quelli della macchina da presa: primi piani, movimenti indietro, avanti veloce, stop.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivi in terza persona, a meno che non si presenti irresistibilmente una prima persona davvero singolare. Cerca di essere accurato nelle cose. Non fermarti a lungo in mezzo alla foresta. Se ti sei perso nella trama, o sei bloccato, ripercorri le tracce fino al punto in cui hai sbagliato strada. E prendi l’altra. E/o cambia la persona. Cambia il tempo verbale. Cambia la prima pagina. La descrizione è difficile. Ricorda che ogni descrizione è un’opinione sul mondo. Trova il tuo punto d’osservazione. Scrivi solo quando hai qualcosa da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bastone e carota: crea protagonisti che scappano (dal cattivo o da un’ossessione) e che inseguono (un’idea, un oggetto, una persona, un mistero). Chiudi diversi personaggi ed elementi a chiave in una stanza, e dì loro di cavarsela da soli. Ascolta ciò che hai scritto: il ritmo lento in un dialogo può significare che non capisci ancora abbastanza bene i personaggi da farli parlare con le loro voci reali. Se possibile, cerca di avere qualcosa da fare mentre i tuoi personaggi rivelano se stessi e la loro filosofia: aiuta a trattenere la tensione drammatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tieni un dizionario dei sinonimi, ma dentro al ripostiglio in fondo al giardino, o nel frigorifero, in un qualche luogo lontano o difficile da raggiungere. Le parole che casualmente ti arrivano alla coscienza andranno bene, ovvero “cavallo”, “correva”, “disse”. Lo stile è l’arte di toglierti dalla strada, non di metterti in mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mantieni il cuore aperto, ma aspettati il peggio. Devi amare prima di poter essere implacabile. Ama quello che fai.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;_______________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-655028085520114330?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/655028085520114330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/se-proprio-ti-sei-messo-in-testa-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/655028085520114330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/655028085520114330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/05/se-proprio-ti-sei-messo-in-testa-di.html' title='Se proprio ti sei messo in testa di scrivere (non un altro decalogo)'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1855905168018012227</id><published>2010-04-28T13:01:00.004+02:00</published><updated>2010-04-28T13:07:09.256+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avarìe eventuali'/><title type='text'>Ancora</title><content type='html'>Come non segnalare questa lettura?&lt;br /&gt;&lt;object height="81" width="100%"&gt;&lt;param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fsoundcloud.com%2Fprimoregistrazioni%2Ffabio-mastropietro-legge-ancora-un-altro-esempio-della-porosita-di-certi-confini-xi-di-dfw"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;br /&gt;   &lt;embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fsoundcloud.com%2Fprimoregistrazioni%2Ffabio-mastropietro-legge-ancora-un-altro-esempio-della-porosita-di-certi-confini-xi-di-dfw" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;a href="http://soundcloud.com/primoregistrazioni/fabio-mastropietro-legge-ancora-un-altro-esempio-della-porosita-di-certi-confini-xi-di-dfw"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Fabio Mastropietro legge "Ancora un altro esempio della porosità di certi confini (xi)" di DFW&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1855905168018012227?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1855905168018012227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/ancora.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1855905168018012227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1855905168018012227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/ancora.html' title='Ancora'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-4319326838500045364</id><published>2010-04-20T13:06:00.006+02:00</published><updated>2010-04-22T09:48:56.904+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Un sacco di gente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Detto fatto: Giovanni ha ripescato nel server di posta un numero di mail sufficiente, le ha inoltrate al suo indirizzo privato su libero, poi ha chiamato il protocollo e richiesto di poter disporre di una copia in pdf di tutti i curricula in entrata dal mese di settembre per i concorsi di ricercatore, ha scritto tutto su un CD, ne ha fatto una seconda copia di sicurezza, quindi ha controllato la chiavetta USB dove nella cartella denominata “il peggio” c’erano tutti gli atti degli ultimi consigli di amministrazione nonché le scansioni degli avvisi che per un certo periodo erano stati affissi in bacheca – avvisi in cui si chiedevano cose come turni di presenza e giustificazioni per l’assenza da lavoro quando invece i contratti parlavano chiaro ed è ovvio che una comunicazione interna non invalida un contratto firmato da ambo le parti. La ciliegina sulla torta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha lasciato che il telefono squillasse per – quante – dieci, quindici volte. Ha fumato una sigaretta sul balconcino, ne ha buttata una metà sul terrazzo di sotto davanti all’ufficio di Sara. Iniziava a piovere. Ha pensato che sarebbe stato ancora più sicuro archiviare il contenuto di chiavetta e DVD in uno spazio di online storage protetto da password, ragion per cui ha impiegato un’altra ventina di minuti fra registrazione, creazione del link, upload dei materiali. Poi ha cancellato la cronologia della navigazione in rete e azzerato il browser.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine è salito al terzo piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ufficio del direttore ha detto “mille e cinquecento, netti”.&lt;br /&gt;I suoi occhi hanno brillato per qualcosa come un secondo.&lt;br /&gt;La bocca grassa del direttore ha detto “puoi andartene oggi stesso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni se n’è andato il giorno stesso.&lt;br /&gt;Ecco perché adesso c’è un sacco di gente nella merda. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-4319326838500045364?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/4319326838500045364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/un-sacco-di-gente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4319326838500045364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4319326838500045364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/un-sacco-di-gente.html' title='Un sacco di gente'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-2178780201178943459</id><published>2010-04-20T09:54:00.008+02:00</published><updated>2010-04-20T10:22:41.634+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / quarta sequenza</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di&lt;strong&gt; &lt;a href="http://altroverso.wordpress.com/"&gt;Kharim Chaloub&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Mezzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Di morte in vita&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;___________________________________________________________________&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;em&gt;E accadde, da che crebbero i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero, ad essi, donne belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: "Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che voi non vogliate veramente che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Libro dei Vigilanti Ia-6&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="color:#999999;"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;___________________________________________________________________&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non è più tempo di salvezza. Questo mi annuncia il cielo che ho bruciato alle mie spalle. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ti ho pregato a lungo in nome degli umani anche se gli uomini non pregano per la salvezza degli angeli. Per chiudere il secondo cerchio di Yantra, Ti ho pregato di concedere la morte alla genia dei senza morte. Ma ormai non Ti sento più. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vuoi che tutto si ripeta ancora una volta?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta la luce nera li spinge nell’Orbe di Dentro. E ancora una volta i Vigilanti piantano seme di coronio nell’utero delle figlie degli uomini. Le donne della terra partoriscono titani moribondi con la pece negli occhi. Le loro mani affamate strappano la pelle divina che separa e protegge la morte dalla vita. I vivi vedranno i morti guardarli e saranno ciechi per sempre. Nessuna immagine potrà più contenere la soglia. Nessuna icona di morte potrà più invocarti in vita. La giusta fine è solo la fine del patto della creazione. L’uomo fu creato per contenere l’ombra dell’increato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Troppi sono i morti senza voce nell’Orbe di Dentro. Il cuore della terra è una voragine ripida di corpi che ha ingoiato anche l’ultimo Reincarnatore. Perché tante vite umane strappate come fili d’erba in nome dei nove nomi? Gli altari sono sprofondati nell’abisso ma l’Intento continua a pronunciare il tetragramma del coltello sacro. El, Elohim, Sabaôth, Eliôn, Asher &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Yeheyeh, Adonai, Jah, JHVH, Shaddai. Da sempre soffiano i tuoi nove nomi per sempre in terra e mai in cielo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il sole della settima incarnazione impallidisce e non sento più il tuo fiato, mio Eloha&lt;/em&gt; &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;yá Bahá’u’l-Abhá&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;arrivi un tempo senza suono che sto dormendo con la faccia affondata nel buio caldo dell’increato e non ti sento ancora fino a quando le tue grandi ali d’acqua si posano lente sul mio petto e bevi il mio respiro lasciandomi vuoto di me il cielo trema al battito delle tue ali per scrollarsi di dosso le stelle io non sono più solo non sono più libero non sono più il mio sangue si prosciuga al tuo respiro il mio cuore fugge altrove&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;eloka d’meir aneini loka d’meir aneini loka d’meir aneini &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;mi chiedi di graffiare via il nero della terra per te le mie unghie lo fanno fino a consumarsi i miei denti strappano e strappano ancora il filo d’affanno che cuce i corpi fino a spezzarsi i miei occhi affogano per sempre nel siero della paura mentre ti guardo tirare le mie viscere senza un lamento chiamo il tuo nome di vuoto risuona &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;eloka d’meir aneini loka d’meir aneini loka d’meir aneini&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;discendo le scale di sangue del tuo tempio non vedo la luce dei morti sull’altare ti chiamo a me non mi chiami a te mi soffi fuori di te nel freddo di Fuori a urlare muto per sempre perché mi abbandoni mio Eloha&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;eloka d’meir aneini eloka d’meir aneini eloka d’meir aneini&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;sorgi davanti a me ora prendimi con te nel sole dei morti che non torna prenditi cura di me che sento le tue spine crescere dentro la mia carne che perdo l’ultima lacrima fuori di te che non sento più niente solo le tue parole antiche trafiggermi le tempie come schegge esplose chiodi lunghi acuminati ferri di amore dannato che mi tormentano per sempre prendimi dentro il lampo dei precipitati dammi riposo sprofondami nel mai nato adesso che il tempo finisce spezza la mia lingua seccata nella notte che partorisci per tua natura spegni il fuoco di ponente che mi acceca fra i tuoi capelli ingoiami dentro di te prenditi cura di me malato da sempre malato del morbo di Dio per sempre&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;la Ilah Illa Allah Eloha Jahvet&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;prendimi con te nel mondo di Fuori prima che la falce dell’Intento tagli l’ultima spiga degli abitatori di dentro prendimi dentro bevi la mia preghiera come hai bevuto fuori il mio cuore come io bevo la tua materia nera d’amore amaro senza mai morire come la fiamma di Belial senza mai scaldare&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;eloka d’meir aneini eloka d’meir aneini eloka d’meir aneini&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;morire ti prego dentro di te come l’acqua che scorre indietro nel tuo ventre e impasta la tua voce che non posso udire la tua croce che non posso toccare perché non posso attraversare la luce morire dannato di te come tutti i tuoi servi che le mie mani schiacciano strappano spezzano smembrano bruciano affogano divorano e sputano in nome tuo cavano il nero della terra per te promessa della fine non esserci più risveglio per te veglio la porta dell’ultimo viaggio senza ritorno tornando nella vampa che soffia i santi mentre mille volte la chiudo con le mani dei tuoi spiriti immani e la sigillo con le membra nelle tue mani risorte strette le mani insieme alle altre mani strette l’una con l’altra strette alla mia bocca cucita alle tue palpebre cucite&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;la Ilah Illa Allah Eloha Jahvet&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;che guardano giù nell’orbita vuota del mondo per affondare le genti del libro nei mari di Abramo sotto di te nelle terre di Enoch le legioni di morti resuscitati al clangore delle lame di Magog che non posso udire così lontano in fondo all’orbe perduto scorticato nel vortice del tuo dirupo dentro l'antro delle bestie di ferro e di fumo che muovono il mondo non sento e non vedo più niente solo la fame della morte che non mi dai e il fuoco che divora il fuoco dell’Intento e la sua luce non è la tua luce e il suo occhio non è il tuo occhio da lui lontano e la morte eterna è solo dentro quella luce e la tua palpebra assente copre la luce al passaggio e il tuo nome è fuori di te e dentro la luce muore la vita e fuori vive la morte così sia per sempre&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nenatteqâh 'eth moserothêymo venashliykhâh &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ti prego risorgi Mai detto schiavo del tuo verbo liberami da me Azrai’l.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;______________________________________________________&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-2178780201178943459?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/2178780201178943459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/romanzo-infinito-quarta-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2178780201178943459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2178780201178943459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/romanzo-infinito-quarta-sequenza.html' title='Romanzo infinito / quarta sequenza'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-8178273349909144329</id><published>2010-04-12T10:32:00.007+02:00</published><updated>2010-04-12T17:07:14.153+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autofiction'/><title type='text'>Cosa gira attorno al concetto di comprarsi un libro, e altre cose che girano attorno ad altri concetti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho avuto culo, certo. E sicuramente è il culo degli idioti, non la fortuna degli audaci. E in quanto idiota mediamente intelligente ho il dovere di smascherare il mio essere idiota, senza pudore alcuno, ed ecco allora che sono un idiota (in questo frangente, per questa occasione contingente, non meno di quanto io possa essere idiota per tutti gli altri accadimenti – perlopiù intimi, cerebrali, vergognosamente coscienti – che definiscono l’estensione della mia forma di vita nel dominio della Vita) perché guardo i prezzi di copertina dei libri; perché ci rifletto se sia il caso o meno; perché infine decido che almeno per il momento non è il caso, che soldi non ce ne stanno molti mentre di libri ancora da leggere è pieno in casa. Però ho avuto culo, anche se devo ammettere di aver fiutato l’occasione, proprio come quando ti dici “me lo sentivo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È uscito da poco, e da quando è uscito non faccio altro che passarci accanto, nel reparto novità, fissandomi sui colori della copertina, leggendo a morsi qualcosa dall’interno, rileggendone i risvolti. “Una bussola e un compagno di viaggio per tempi sempre più incerti”. Prima o poi lo compro, mi dico, e mentre lo dico avverto una scossa nei lombi, sento il cosiddetto fremito, tra le mie mani e quel libro passano 380 Volt di corrente continua. Prima o poi, ma non adesso. E non che costi chissà quanto: sono solo quindici euro. Ma si dà il caso che sono un idiota e sragiono, e in ogni caso vivo in affitto, e le spese sono tante, e guadagno poco più di un cazzo. I tagli alla cultura – in scala ridotta. Quindici euro per un libro non sono nulla – per un libro di valore indicibile, insomma, esemplificativo di un progetto editoriale di enorme portata. È evidente che mi merito in prima persona quello che succede a livello sociale. È chiaro che questo sentirmi impoverito culturalmente, questo vedermi umanamente deprivato e sterilizzato, vuoto, incolore, con una coscienza critica sbrindellata in mille presunzioni senza nessun riscontro reale – questi sono castighi, me li merito tutti. Sono, io, causa del mio male. Ma non piango me stesso. Perché ho avuto culo, e gioisco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho trovato, nuovo di pacca e senza nessun difetto tipografico apparente, &lt;i&gt;Assalto a un tempo devastato e vile (versione 3.0)&lt;/i&gt; di Giuseppe Genna, a metà prezzo, nella mia libreria remainders di fiducia. Era in bella vista sulla terza mensola del reparto narrativa italiana, copertina frontale, colori accecanti, l’uomo coi capelli fucsia incollato alla sua ombra amaranto, su sfondo verde acido, gli occhi e la bocca impossibilitati, avvolti in una gaffa violacea. L’ho preso e portato sulla scrivania del tipo, dicendo “figata – lo stavo proprio cercando – questo è culo – Assalto”, dicendolo con gli occhi vagamente spiritati, dicendolo a me stesso ma ad alta voce, un po’ per inscenare la solita vergognosa malriuscita goffa ostinata liturgia del contatto interpersonale, un po’ perché avevo ancora le cuffie nelle orecchie, per cui devo averlo detto con la voce un tantino più alta e invasata, e il tipo dietro il suo computer mi ha detto solo “è arrivato proprio oggi, è l’unica copia”, e io in cuor mio (in quel bolo indurito che resta del cuor mio, nella radura toracica adimensionale dove soffiano venti stanchi e senza direzione) lo sapevo, ed ecco perché ero lì: per guadagnarmi inconsapevolmente una consapevole fortuna. È arrivato proprio oggi, è l’unica copia, e adesso è sulla mia scrivania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assalto a un tempo devastato e vile, versione 3.0 – di Giuseppe Genna, minimum fax 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche ora prima, nel pomeriggio assonnato dal lavoro gastrico che intendeva digerire 2,25 euro di pizza margherita fingendo di avere a che fare con un pasto completo, stavo ascoltando una intervista radiofonica dello stesso Genna a proposito dello stesso libro – su Radio Alt, mi sembra. Ho ascoltato domande e risposte di una intelligenza edificante, rarissima, notevole, pensando che solo cinque minuti di questo podcast, un solo segmento volatile di questo lacerto infinitesimo della Rete, possano bilanciare i trent’anni di beata stupidità in cui siamo stati gettati a vantaggio del Nulla Storico e del brand. Mi sorprende, poi, la domanda sul doppio senso possibile del titolo: l’intervistatore chiede a Genna se sia effettivamente ipotizzabile, ancorché legittimo, interpretare il titolo in due sensi, e cioè: 1. “Assalto a un tempo” il quale tempo è “devastato e vile” e 2. “Assalto” (non si esplicita chi/che cosa sia l’assaltato), che allo stesso tempo riesce ad essere “devastato e vile”. Mi sorprende questa domanda perché anch’io ci sto ragionando da un po’, sulla possibilità di un simile gioco linguistico. E Genna risponde che sì, la doppia interpretazione è lecita, e non riesce a nascondere il filo di imbarazzo nel sentirsi “denudato”, come se fosse stato colto in flagrante, sorprendendosi di come non sia la prima volta che quell’intervistatore (mi spiace ma proprio non ricordo il nome né posso accedere in Rete, adesso che scrivo, per controllare) dimostri una capacità di analisi tanto approfondita, finanche nei dettagli. Che evidentemente non sono proprio dettagli – l’idea di inserire già nel titolo un artificio che è poetico, forgiandolo in un doppio senso che comunque riporta alla totalità (devastata e devastante, vile e avvilente, assaltata e assaltante) di quello che viene dopo il titolo stesso, all’insieme complesso di questo Zibaldone contemporaneo. O, se sono dettagli, lo sono in maniera fondativa per la coscienza autoriale e per il rapporto che l’Autore instaura con la propria Creazione &lt;i&gt;per il tramite&lt;/i&gt; di questi dettagli (d’altronde anche le serrature sono dettagli, nell’interezza di un edificio). Bene: l’ipotesi del doppio senso era anche una mia ipotesi, quindi in quel momento era come se Genna stesse parlandomi direttamente. Mi sono sentito rinfrancato. Così è passato il pomeriggio di venerdì 9 aprile, San Demetrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi in Feltrinelli, dove ho letto in piedi il capitolo “Il meridiano zero” di &lt;i&gt;Assalto&lt;/i&gt;, e il contributo di Edoardo Nesi alla riedizione per la collana I Quindici (sempre minimum fax) di &lt;i&gt;Una cosa divertente che non farò mai più&lt;/i&gt; di David Foster Wallace. Edoardo Nesi è il titano che ha tradotto &lt;i&gt;Infinite Jest&lt;/i&gt;, svolgendo un lavoro oltreumano di cui ogni singolo nervo di ogni singola persona che sia interessata alla cultura (in questa nazione che sta facendo – e ha già fatto – di tutto per estirpare il seme di un approccio vero, ingenuo e coraggioso verso le manifestazioni della cultura) dovrebbe essergli grato. Scrive in due pagine una delle testimonianze più toccanti, umane e commoventi che si possano scrivere per l’autore americano. Conclude scrivendo di aver “imparato a vivere da un suicida”. Io stento a trattenere le lacrime, c’è una comunicazione orbitale di insegnamenti che si propagano da tempi e spazi – galassie – fuori da qualsiasi legge conosciuta, sento che anch’io imparo a vivere un poco alla volta, e in questo caso sto imparando a vivere grazie alle parole di un traduttore che scrive di aver imparato a vivere grazie alle parole dello scrittore più fenomenale, geniale e coraggioso dell’ultima letteratura made in U.S.A. Che se n’è andato, suicida, quasi due anni fa. Non so chi ringraziare prima, fra David Foster Wallace, Edoardo Nesi, la minimum fax nella persona di Martina Testa. Sento la tenerezza dell’amore, il caldo dentro gli occhi, la dolcezza lungo la gola. Affondo il viso nel libro, per pudore di farmi vedere commosso – di questi tempi è lecito commuoversi solo su &lt;i&gt;Uomini e Donne&lt;/i&gt;. (Anche adesso che scrivo, vedo la tastiera sfocata, e le lettere bianche sugli angoli in alto a sinistra dei tasti che si allungano, nella deformazione salina del pianto che è sempre sull’orlo di traboccare. E che trabocchi, allora. Che sia quello che deve essere. Che mi si spacchi il cuore, per una volta, che ritorni molle, una polpa di tessuti e sangue vivo, che mi invada la consapevolezza. A cos’altro può servire questo tempo chiamato vita, se non a intenerirsi.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi esco e ragiono sull’imparare a vivere, con le cuffie alle orecchie, percorrendo a piedi Via dei Fori Imperiali nell’ora in cui sale ancora un po’ del freddo residuo dell’inverno trascorso, e una massa di luce anodizzata e morente avvolge le antichità, sprigionando un colore opaco e a basso contrasto, gassoso, omogeneo, come quello dei telegiornali nei TV color degli anni Ottanta. Poi, sul 3 direzione Thorvaldsen, penso che scenderò prima, per fare un salto alla libreria Zafary in Via dei Volsci, perché ho come la sensazione di poter trovare una copia di &lt;i&gt;Assalto a un tempo devastato e vile (versione 3.0)&lt;/i&gt; di Giuseppe Genna, minimum fax 2010, al cinquanta per cento del prezzo di copertina. Me lo merito (&lt;em&gt;imparare a vivere – una “radicalità traumatica” e traumatizzante – l’estensione del desiderio – il dominio, fottuto dominio, della mineralità – essere un altro – chi sono io – soggetto grammaticale – formalità logica – sede dell’avanzamento – un orizzonte mobile – mi rincorro e rifuggo – costretto e sbragato – io tra virgolette – tra parentesi – tempo di ridefinizione – determinare la resistenza – disarticolarsi&lt;/em&gt;). E ho avuto culo, certo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;____________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-8178273349909144329?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/8178273349909144329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/cosa-gira-attorno-al-concetto-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/8178273349909144329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/8178273349909144329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/cosa-gira-attorno-al-concetto-di.html' title='Cosa gira attorno al concetto di comprarsi un libro, e altre cose che girano attorno ad altri concetti'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-4335594950161382194</id><published>2010-04-08T01:04:00.003+02:00</published><updated>2010-05-07T10:13:27.532+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Hamburger Man</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Prova a muovere il braccio sinistro”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Ora quello destro”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Niente proviamo con le gambe, prima la sinistra”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Destra”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Potessi almeno parlare. &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;L'annuncio diceva: facile e immediato guadagno direttamente da casa. &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Ed ora eccomi qua, disteso su un letto, completamente immobilizzato. Un'inserviente che mi cambia il pannolone una volta ogni 6 ore, due cordoni ombelicali che conducono dalle mie braccia fino a due flebo disposte una per lato. Una serve ad alimentarmi, l'altra è la causa della mia immobilità. Sono una cavia della Mayer, la regina delle multinazionali farmaceutiche. Il loro porcellino d'India. &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Stavo meglio quando facevo l'hamburger man a Boston. Avevo anche ottenuto una certa notorietà grazie ad una foto circolata sul web all'indirizzo: &lt;a href="http://bostonist.com/attachments/boston_caroline/hamburger-man.jpg"&gt;http://bostonist.com/attachments/boston_caroline/hamburger-man.jpg&lt;/a&gt; . &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Non avrei mai pensato di dover rimpiangere quei momenti. Ma in questo momento rimpiango pure il giorno in cui trovai la mia ragazza a letto con la sua miglior amica filmate dal quarterback titolare della squadra di football del collage. Insultai le loro madri, lui mi ruppe la braccia, e mi feci 6 mesi di riabilitazione intensiva, ma almeno avevo sempre potuto continuare a parlare. &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Come vorrei poter urlare in questo momento, crocifiggere tutti i parenti di questi stronzi che da due settimane mi hanno segregato in casa mia, spogliato della dignità e rivestito con un camice. &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Il liquido che mi stanno somministrando è di colore bluastro, quello dei nobili insomma. Nella fusione col mio sangue deve assumere un colore violaceo simile a quello che lentamente stanno assumendo i miei piedi, le mie gambe, le mie braccia. Della mia faccia invece non ho più notizie da un mese. &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Credo in Dio, lo giuro, il sole gira attorno alla terra, che è rigorosamente piatta, e l'uomo è al centro dell'universo,e poi... si, viva la Mayer, devo tutto a questa società, evviva il suo presidente, e questa stanza non è poi male, anche la signora dei pannoloni è simpatica, peccato...”. L'uomo disteso apparentemente privo di vita sul letto, avrebbe volentieri voluto dire queste parole, anche se magari prive di senso, ma lo stato di immobilità in cui riversava glielo impediva con tale caparbietà che non ne uscì nemmeno un bisbiglio.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Il referto è di morte per soffocamento dovuto alla cattiva reazione al farmaco H610. Vediamo di far sparire il corpo al più presto. E mi raccomando signorina Richardson, si ricordi di mettere l'annuncio sui giornali, non è ancora natale, non è ancora tempo di feste”.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Prova a muovere il braccio sinistro”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Ora quello destro”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Niente proviamo con le gambe, prima la sinistra”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“Destra”. Tentativo non riuscito.&lt;/p&gt;_________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-4335594950161382194?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/4335594950161382194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/hamburger-man.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4335594950161382194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4335594950161382194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/hamburger-man.html' title='Hamburger Man'/><author><name>la signora in giallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03147870512793250914</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-6006856066220415230</id><published>2010-04-07T17:28:00.004+02:00</published><updated>2010-04-08T17:12:03.149+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Il dizionario</title><content type='html'>&lt;p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"&gt;La decisione fu quella di partire da una parola a caso, estrapolata dalla lotteria delle 1323 pagine del dizionario Devoto-Oli che si trovava già lì sulla scrivania. Il gioco consisteva nel, anzi no, questo non ha importanza. Fatto sta che la parola fosse “incrèscere” o &lt;i&gt;lett.&lt;/i&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: normal"&gt; Rincrescere. Provare un senso di dispiacere, rammarico o rimorso. Un'occasione mancata che acquista importanza per la sua assenza, la scelta sbagliata di fronte al bivio, quella verso la strada sbarrata. L'altra strada chissà. La scalata alle vette più alte del ParaDisco, lo slalom tra la merda, o il centro esatto nella comoda. Il rammarico non deve esistere, il punk non è morto. Quante pagine si potrebbero recuperare asportando le parole che non dovrebbero esistere da questo dizionario?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; FONT-STYLE: normal" align="justify"&gt;La sorte scelse muraglia come seconda parola. “Elemento insormontabile di separazione”. La deriva esponenziale della proprietà privata che ha dato il via alla disuguaglianza fra gli uomini, il confine; e stramaledetto sia il primo allocco che ci ha creduto. Ecco un'altra parola che si potrebbe tranquillamente togliere, cancellare, magari con un po' di sputo, la saliva è un ottimo solvente. &lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; FONT-STYLE: normal" align="justify"&gt;Ma ce ne sono a bizzeffe, almeno una per pagina. Provate, aprite il vostro impolverato dizionario, facendo attenzione a non strappare le pagine che sono rimaste incollate fra di loro, fatelo al cesso durante il momento più importante della giornata, o comodamente seduti sul divano, e cancellate. Grattate bene, fino a che non ne rimane che l'alone. Quanti buchi, quanto sangue. Accolito, banca, combattentismo, delimitare, erario, fustigazione, governo, infetto, knut, legionario, marine, noioso, olocausto, piazzaforte, quarantore, recinto, satana, trattenuta, usura, vaticano, xenofobia, zar. E' ricco il nostro dizionario, un pozzo a cui attingere senza remore. La sua pancia è piena di parole sporche di sangue, il suo intestino è attanagliato dal virus intestinale permanente. E noi con lui. Siamo il suo verme solitario, ci cibiamo delle sue parole infette tutti i giorni. Siamo sporchi come lui, benvenuti tra i rifiuti.&lt;br /&gt;________________________________________________ &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-6006856066220415230?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/6006856066220415230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/il-dizionario.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/6006856066220415230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/6006856066220415230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/04/il-dizionario.html' title='Il dizionario'/><author><name>la signora in giallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03147870512793250914</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-6317468681935969458</id><published>2010-03-31T10:44:00.008+02:00</published><updated>2010-03-31T11:42:48.968+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose che succedono'/><title type='text'>La pratica dell'harakiri e il Maalox in rapporto al karma (e altre amenità)</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Giampiero Cordisco&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Raffaele Fitto, ad esempio: lo vedi in uno qualsiasi dei salotti TV e non gli daresti due lire, con quel taglio insopportabile da sedicenne arrivato, gli occhi stretti come uno che sta sempre in procinto di scoreggiare, la pedissequa emulazione del Caro Leader, i tentativi mal riusciti di mascherare l’accento, e compagnia bella. Immagini lo stipendio da onorevole, immagini il cursus honorum passato che lo ha portato fino alla poltroncina bianca nello studio di Vespa, immagini tutto quello che riesci a immaginare facendo andare la già pigra fantasia al minimo dei giri. Però questo signorino arrivato fresco fresco nelle stanze del potere (sperando che la sua decenza lo abbia comunque distolto dal farsi un riposino sul lettone di Putin quando il Piccolo Grande Capo era di buon umore) ha dato una prova, signori, una prova di responsabilità politica: dopo la vittoria di Vendola nelle regionali in Puglia, dopo essersi preso una buona randellata di consensi contrari, dopo aver guidato e appoggiato una lista cui Sua Santità Mentale era contrario in partenza, ha deciso di rassegnare le dimissioni dai propri incarichi istituzionali, ha finalmente rimesso questi incarichi nelle mani grassocce dell’Utilizzatore Finale. Il che non vuol dire nulla, per carità. Già Bertolaso aveva rimesso gli incarichi, ma di fatto è ancora lì con la felpa e lo scudetto e recentemente è apparso in TV dopo la messa del Papa per la Protezione Civile a dire che “la Protezione Civile è questa”, quella seria e dedita allo Stato, inaugurando le nuove frontiere della riabilitazione mediatica italiana, l’autoriabilitazione. Ma comunque, l’omino Raffaele Fitto il suo gesto l’ha fatto, qualcuno dovrà pur dargliene atto, almeno a un livello teorico in cui si scommette su un risultato, il risultato non si consegue, ne consegue dunque che te ne vai. Punto. È un esempio, poi stiamo sempre parlando di Raffaele Fitto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Parliamo quindi, più in generale, di questo universo semantico che chiamiamo ancora “sinistra”. Anzi no: parliamo solo di Bersani. Quello che parlava (al vento) del vento, che era cambiato, questo vento, che ora tirava da un’altra parte, che Berlusconi doveva proprio preoccuparsi per le raffiche in direzione contraria con cui spirava minaccioso questo ventaccio del Nord, che sarebbero stati affari suoi perché adesso la gente sapeva che il PD (&lt;em&gt;completa la frase a tuo piacimento&lt;/em&gt;). Un sacco di previsioni, e cazzate, talmente sganciate dalla realtà che viene da pensare che questo vento fosse tutto concentrato in una tromba d’aria epocale dentro il cranio del segretario PD. Immagino ci sia gente che si aspetta un’assunzione di responsabilità, e fanno bene. Da New York la figlia di Veltroni ha commentato su facebook che aspetta che qualcuno si dimetta, prima che gli venga la gastrite. Povera stella, la figlia di Veltroni nel suo democratico loft affacciato su Central Park deve essere proprio incazzata nera, perdio, qualcuno si dimetta prima che a questa gli si buchi lo stomaco. (A proposito, cocca, ho da poco scoperto il Maalox, ed è una bomba, abbi fede.) Ma Bersani, invece, ha commentato qualcosa come: “Io non parlerei di sconfitta”. Leggevo l’ultimora di Repubblica e credevo di essere su Spinoza. Lui non parlerebbe di sconfitta. Ma è Spinoza? No, è Repubblica. Ripubblica? Ma no: Repubblica, quella vera. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gli ho mandato una mail per spiegargli che il suo schieramento è quello senza la L, poi gli ho accennato che assumersi delle responsabilità, ammettere le proprie colpe, fare un harakiri morale armato della sincerità più affilata, e di un pizzico di amor proprio, e del rispetto dell’elettorato, e dell’omaggio ormai tardivo verso una storia che è definitivamente sepolta, in queste desolate lande politiche, assumersi delle responsabilità, invece di tirare in ballo un inutile punto di vista relativo ad altrettanto inutili parametri e termini di paragoni elettorali, assumersi delle cazzo di responsabilità, insomma, sarebbe un gesto gradito. E poi fa bene, quando ammetti di aver sbagliato, senti il karma che ti si raddrizza, ti senti in pace, ti svuoti di qualcosa che proprio devi buttare via altrimenti ti inizia a marcire dentro, e in qualche modo puoi ricominciare. Io certe volte sbaglio di proposito così da scendere in strada e fermare il primo sconosciuto che mi capita a tiro e abbracciarlo, sussurrandogli nell’orecchio “è tutta colpa mia, solo colpa mia, ho mancato gli obiettivi, sono stato un cazzone, sono una delusione senza fine”. Eccetera. Poi mi passa. Mi piace talmente tanto il processo liberatorio di sfogare le mie colpe che faccio in modo di trovarmi sempre in una situazione che mi renda necessario questo personale harakiri morale, sbagliando di proposito, imponendomi di fare cazzate, non riconoscendo le specificità delle situazioni, mutilando la mia visione d’insieme che comprende oltre al circo di immagini che mi si agita in testa anche il baluardo roccioso e inamovibile della realtà, mutilandola in senso realifugo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Proprio come il PD. Il cui segretario non mi ha ancora risposto. Mi sa che il vento tirava bello forte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;__________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-6317468681935969458?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/6317468681935969458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/la-pratica-dellharakiri-e-il-maalox-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/6317468681935969458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/6317468681935969458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/la-pratica-dellharakiri-e-il-maalox-in.html' title='La pratica dell&apos;harakiri e il Maalox in rapporto al karma (e altre amenità)'/><author><name>chindogu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01619410781753519408</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2JmQ07WGlYs/S72kZ2Kv1DI/AAAAAAAAAAM/UcpJnWxhLuM/S220/chindogu.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-7993238974285926054</id><published>2010-03-26T11:14:00.004+01:00</published><updated>2010-03-29T11:07:47.351+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autofiction'/><title type='text'>Ancora a proposito del mio ombelico</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Giampiero Cordisco&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bene. Oltre al titolo non c’è altro, o meglio: ti proponi di scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, perché ci sono frasi che ti sembrano buone e giuste e appropriate e stanno lì, nella tua testa, e non sarà questa la sera in cui le sprecherai. Ma poi accendi il computer, la ciabatta, il monitor esterno, inserisci la password, si accende la ventola di raffreddamento, poi il monitor esterno chissà perché ritorna al nero, quindi premi Fn + F5 una, due, tre volte finché non premi Fn + F5 declamando al contempo una sequenza primordiale di bestemmie – e ci sei. Ti siedi, lanci word, pagina bianca. White out. È tutto svanito – quella nebulosa di frasi monche ma dotate di un loro perché, quegli agglomerati di parole, quei pensieri spezzettati, quei segmenti lessicali. Svaniti. Puff. Vaffanculo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri leggevo questa frase che suona più o meno così: “Non immaginarti a scrivere: scrivi e basta”. Era in mezzo alle cose che ho dato da tradurre a Giovanna. Ecco: Giovanna – chissà se ha idea di quanto tempo potrà passare fino al passo successivo. Chissà se ha la minima idea di quanto io sia bravo a far stemperare le cose, a renderle fiacche – proprio come me – fino al punto in cui si assottigliano e diventano inservibili. Solitamente lascio le cose a marcire per poi dire che non era mica questa grandissima idea. Il bello è che stavolta non andrà così. Presto sarà allestito sul blog tutto l’ambaradan dal titolo “Se davvero ti sei messo in testa di scrivere (non un altro decalogo)”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi mi aggancia mia cugina – la cugina di mia madre – dall’Australia. In chat. Mi chiede se sono “journalist or writer”. Ho passato più o meno cinque minuti a pensare a come abbatterla in tre parole, condensando in soggetto + verbo + oggetto tutto il mio autorisentimento per come perdo il mio tempo, sprecando la mia vita, che è unica al pari della vita di tutti (compresi Pippo Franco, Italo Bocchino, i Fichidindia, Policarpo Vasquez), ed è personalmente quello che più riesco ad avvicinare al concetto di “sacro”, scalando il tempo che ho a disposizione prima di dissolvermi in chissà quale aldilà, e insomma passo le mie giornate così, altro che giornalista o scrittore, che se solo avessi la minima disciplina (parola orrenda finché volete, ma è l’unica vera chiave di volta di tutta la faccenda) e non fossi così trasparente e vuoto e così schifosamente pigro di testa e abitudinario e inadeguato e anaffettivo e – non riuscirò mai a chiudere questa frase. Durante queste riflessioni, mentre mi si impone alla bocca dello stomaco un’acidità gastrica ribollente di negatività, mia cugina ha la saggia idea di andarsene offline. Bene così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pacific Trash Vortex. Mi interessa, non so perché. L’ho scoperto tramite Rufus, che a sua volta l’aveva preso da Federico, e via dicendo. Teoria dell’informazione. Il Pacific Trash Vortex pare che sia un’area di dimensioni gigantesche (le stime più spericolate parlano di tre volte la penisola iberica), nel Pacifico Settentrionale, in cui si accumula tutta la monnezza dell’oceano (cioè la monnezza con cui l’Uomo si presenta all’Oceano), e questo grazie a una corrente sottomarina a vortice. Per la maggior parte si tratta di plastica, che se ne sta lì a marcire nel nulla, e pian piano regredisce alle scomposizioni primarie della materia inorganica (polimeri e macromolecole) che vanno a occupare lo spazio compreso fra il pelo dell’acqua e i dieci-venti metri sottostanti. Ho pensato a quanta poesia possa esserci anche in un processo del genere, ho pensato al ciclo vitale che attraversano gli oggetti inanimati, corrosi dall’oceano, ammassati, spellati dal sole, scomposti, degradati sommariamente nelle loro particelle elementari, che però non sono elementari e questi oggetti senza vita che se ne stanno lì a non fare un cazzo non avranno nemmeno il piacere di ritornare a se stessi in forma unicellulare, no, diverranno dei polimeri. Polimeri, macromolecole, reticolati chimici. C’è poesia in tutto, e questa è poesia per ingegneri. Mi andava di scriverlo, tutto qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi no: non è tutto. Su questa cosa della degradazione inorganica successiva ad accumulo e inquinamento massivo ho deciso di farci un breve concept audio (un mini CD di tre pezzi) che è già a un buon punto di lavorazione. Quindi se vorrete tenervi informati sull’argomento, restate sintonizzati. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sul mio ombelico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;____________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-7993238974285926054?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/7993238974285926054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/ancora-proposito-del-mio-ombelico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7993238974285926054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/7993238974285926054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/ancora-proposito-del-mio-ombelico.html' title='Ancora a proposito del mio ombelico'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-3875150802000962893</id><published>2010-03-19T12:45:00.005+01:00</published><updated>2010-03-19T13:01:31.470+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / terza sequenza</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.altroverso.wordpress.com/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Kharim Chaloub&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Dentro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’insonnia dell’assedio&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;_________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nelle stanze basse si dorme male: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;è la vigilia della ghigliottina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#666666;"&gt;Zo d'Axa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;_________________________&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa notte non finirà mai. È un chiodo piantato nella fibra del sonno e questo letto sembra attaccato al soffitto e questa stanza pulsa come un ventre di melassa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sento parlare da solo, adesso. Deve essere di là nello studio, a lavorare. Ieri blaterava qualcosa a proposito di Stendhal e di un’opera da riscrivere. Da quando Lara se n’è andata, sembra uscito completamente fuori di testa. Lo trovo quasi ogni sera seduto sul letto di lei a lucidare con gli occhi la carta da parati e lo sento parlare con lei come se fosse ancora qui. Non è tanto Lara che gli manca, quanto il suo ruolo di padre che gli riempiva le giornate e lo stancava quel tanto che gli permetteva di dormire di notte. Lara è stata la sua medicina per non pensare. Sto con lui da vent’anni e di lui conosco quasi solo la sua fatica di vivere. Il grande scrittore è un coltivatore di ossessioni che si rivolta nella mota della sua accidia in attesa del macellatore. Il pianto greco di un passato che lo ha portato a fare di tutto, tranne che a scegliere di essere se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E io non sono nemmeno una di quelle donne che può dire “prima non era così” perché è sempre stato così, dai primi giorni che siamo entrati in questa casa e lui l’ha riempita di vischio per appiccicare le mie membra alle sue. Certo, di sogni, di progetti comuni ce ne sono stati all’inizio, ma sono durati il tempo di una fuga. Lui che scappava ragazzino dalla sua famiglia di marionette e io che fuggivo dai miei santi lavoratori. Da una cella all’altra, senza nemmeno l’ora d’aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure i primi anni ero convinta di riuscire trovare una chiave, la chiave per aprire il suo cuore, per guardare dentro di lui. Ero certa che dentro di lui ci fosse da qualche parte uno strumento per sbloccarlo e attivargli dentro l’interruttore della vita. Magari per realizzare quel talento che mi aveva conquistato i primi tempi, per fare in modo che lo spendesse veramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse mi sarebbe piaciuto vivere di luce riflessa, essere la donna del grande scrittore. Diventare una di quelle eroine oscure della letteratura e dell’arte, di quelle che si meritano le recensioni e le indagini postume di celebrazione. Di quelle che “dietro ad ogni grande uomo c’è sempre l’ombra di una grande donna”. Di quelle che avrebbero convinto tutti che “senza di me lui non sarebbe stato nessuno”. Ma lui è stato nessuno anche con me e nonostante me. Lui è rimasto nessuno, un bruscolo nell’occhio del mondo. Una scheggia sotto l’unghia della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E cosa ho fatto io per liberarmene? Niente. Ho solo preteso e gli ho imposto di avere Lara e nient’altro – lui che non voleva figli, lui che aveva paura di un figlio. Ma adesso Lara vive a New York e io sono tornata a dibattermi in questa trappola per topi, con lui che non ha nemmeno più i miei occhi per vedere. Insieme a lui che si è scoperto definitivamente cieco per non vedersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho fatto nient’altro in questi venti anni, se non lavorare e amare Lara e rincorrere lui nelle sue fantasie e lasciargli tutto il piacere di stare con lei – una figlia sua, non più mia. Nient’altro che cercare di aprire alla vita gli occhi di Lara, dopo che avevo inutilmente tentato per anni di aprire quelli di lui. E, mio Dio, se ricordo quelle interminabili giornate passate ad aspettarlo! Aspettare che desse un qualsiasi segno di risveglio – un segno di vita – e che portasse me e Lara fuori da questa casa, da qualche altra parte. Da qualsiasi altra parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ben guardare, isolati segni di risveglio del “satiro addormentato” ci sono stati. Ma alla fine si sono rivelati per quello che veramente erano, accessi di disperazione che magari un altro avrebbe tradotto in un bel suicidio silenzioso. Una dignitosa partenza in punta di piedi da questa terra matrigna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come quella volta a Bangkok, quando, al rientro nel nostro albergo, intravidi una bambina lacera che dormiva sotto un ponte e che a me sembrò morta. Una volta in camera, gli confessai quell’atroce dubbio e l’angoscia che non mi faceva respirare. Lui uscì da solo nella notte a cercarla e sparì per ore, facendomi dannare di paura e di colpa, ormai certa che l’avessero aggredito o rapito o che fosse scivolato nella palude dietro l’albergo. E invece, a mattino inoltrato, quando avevo già fatto chiamare la gendarmeria, lui rientrò con la febbre negli occhi e mi disse che era rimasto lì – per ore – poco distante dal luogo dove era accucciata quella bambina, a sorvegliarla. Fermo, senza muovere un dito, intorpidito e fulminato dall’orrido della situazione. Reso esanime dal senso di colpa di non riuscire a decidersi ad accoglierla tra le braccia e portarla via da quella discarica. Paralizzato dal dubbio, fino a quando, dopo le prime luci dell’alba, la bambina si era svegliata e si era allontanata tranquillamente per cominciare un’altra giornata di ordinaria disperazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un uomo che si lasciava scorticare a sangue la pelle dalla realtà, senza opporre resistenza. Questo era lui. Un uomo che a poco a poco mi ha espulso definitivamente dal suo tempo, dal groviglio della sua esistenza. Mi ha consegnato mani e piedi legati all’aguzzino della mia vita, il lavoro. Mi ha guardato da lontano tirare avanti ogni giorno come un mulo. Non solo per sbarcare il lunario, ma per costruire una sicurezza anche per lui, quel minimo di futuro che lui ha sempre rifiutato. E magari dannarsi l’anima per trovargli amici fatti su misura – che lui potesse iniziare ai suoi grotteschi cenacoli, puntualmente falliti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, dopo la nascita di Lara, quando lui ha cominciato a guardare se stesso e il mondo non più dentro di me – come in uno specchio che gli rimandava un’immagine rassicurante – ma attraverso di me, come se io fossi trasparente, in modo da non vedermi più – solo allora ho provato a fuggire. Sono riuscita ad allentare le funi che mi legavano a questa casa, a questa contenzione, alla sua perenne insoddisfazione, al suo pensare di essere altro senza mai volerlo. Ho vissuto la mia breve stagione di libertà – quella che lui bollava come “inevitabile parentesi bovaristica” – e per un momento ho anche creduto di essere capace di andare via da qui, via da lui per sempre. Ma lui, forse per la prima e ultima volta nella sua vita, ha reagito duramente e, continuando a guardare attraverso di me come se non esistessi &lt;a name="OLE_LINK2"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK1"&gt;–&lt;/a&gt; come quando ci si china a raccogliere distrattamente un oggetto caduto di tasca – ha allungato bruscamente un braccio e mi ha tirato di nuovo dentro per i capelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato comunque un periodo eroico quello, di accelerazioni all’impazzata e di tempie pulsanti. È stato il tempo della mia fuga rossa d’affanno. Avevo cominciato a guardare davanti a me, finalmente, e lui di rimando aveva preso a cancellare la parola, sostituendola con messaggi frettolosamente vergati su tutte le superfici. Ritagli di giornale, scontrini della spesa, lasciati in giro dappertutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Spero che incontri l’uomo dei tuoi sogni e ti faccia morire lentamente”, mi scrisse una volta su un post-it attaccato al frigorifero che scoprii al mio rientro da un viaggio che avevo fatto da sola. E più sotto, su un ritaglio di giornale attaccato con lo scotch, “buon divertimento dall’inferno”. Lui non era in casa quella sera e nemmeno Lara, che all’epoca aveva sei anni. Improvvisamente rividi la bambina di Bangkok assopita sotto il ponte e vidi lui e Lara, entrambi all’angolo di una strada – laceri e smarriti – a chiedere l’elemosina ai passanti e mi sentii morire. Ma in serata rientrarono entrambi. Lara corse ad abbracciarmi le gambe e lui filò diritto nello studio senza guardarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notte successiva fu epocale, in tutti i sensi e con tutti i sensi. Da mesi non ci toccavamo e lui entrò nella stanza al buio, mentre ero già a letto semiaddormentata, mi chiuse la bocca con una mano e mi legò i polsi con una cinghia alla testiera del letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una calda notte di fine agosto dell’ultimo anno del secondo millennio, lui entrò e colse il mio battito. Inabissò e disciolse il mio respiro. Sfibrò e innervò ogni suo nervo in ogni mio nervo. Annientò e risorse la mia carne. Violò e consacrò la mia anima. Sgominò e sgomentò il mio corpo legato e finalmente libero di volare. Corpo inerme e armato di paura. Corpo aperto sulla croce delle sue mani. In morte vivo. Nessuno sa di quanta morte può morire un corpo mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piuma nel vuoto di Dio, per tre volte annegai quella notte. E negai all’alba la luce del giorno, serrando le ciglia del cuore. Avevo incontrato lui per la prima volta e niente era più come prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giorni e le notti che seguirono alimentarono l’illusione che la mia fuga l’avesse riportato a me. Parole come lampi e quella luce accesa negli occhi abbagliarono la mia deriva da me stessa. Verso un luogo dentro questa casa ma lontano da questa casa. In questa vita ma fuori da questa vita. Signora assoluta del mio nulla. Dominata per dominarlo. Negata per affermarlo e affermarmi. Perduta e decisa a perdermi per ritrovarmi. Penetrare il suo mistero e vederlo, finalmente dentro, come era veramente fatto. Non più maledetto riverbero sull’acqua. Non più pelle di schiuma senza volto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure non mi ci volle molto per capire che quella che per me era l’unica vita possibile, per lui era invece solo un gioco. L’ennesima ossessione da coltivare per rubare tempo alla morte. Così anche le mie illusioni di una doppia liberazione si esaurivano mentre quella luce corrusca nei suoi occhi si spegneva poco a poco nel riflesso opaco dei giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto tempo ci vorrà perché io mi dimentichi veramente di tutto? Quante volte ancora dovrò uscire al mattino per andare a lavorare nella speranza – puntualmente delusa alla sera – che lui si sia dissolto nella nebbia di un autunno precoce?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma adesso basta pensare. Basta rimasticare il bolo di quello che è stato. Mi sento sfinita, le ossa rotte. Forse riuscirò a dormire un po’, nonostante tutto. E domani gli parlerò di nuovo e lui mi ascolterà muto, guardando attraverso di me come sempre. Se solo il sonno venisse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dimmi cosa stai sognando, descrivimi cosa vedi, &lt;em&gt;mi dice Lara seduta sul letto al mio fianco. E io vedo il buio sciogliersi come pianto nei miei occhi. Una donna entra nella stanza che ora è il grande mare dei veli d’acqua. Ha un velo di acqua scura sul volto come un lungo velo da sposa ricamato con i capelli degli annegati nel grande mare dei veli d’acqua. Ci indica con la mano uno per uno e all’indice ha un anello con un occhio di bambina con lunghe ciglia che ci guarda dietro un velo di lacrime uno per uno mentre scende sui nostri volti un velo d’acqua scura che si apre lento nel grande mare di veli d’acqua come pianto di annegati nei nostri occhi. Il mondo piange il suo mare perduto mentre tutta l’acqua rifluisce in un punto lontano tra gli occhi del sogno&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dimmi cosa stai sognando, descrivimi cosa vedi&lt;/em&gt;, mormora una voce bassa dentro il sonno. Lui è qui adesso, vicino al letto e respira forte. Si abbassa verso di me e il suo profilo nella penombra si fa netto di nero. Resta fermo a guardarmi e io chiudo gli occhi. Non un movimento, non un respiro. Solo il pallido calore della sua mano sul mio braccio. Poi uno strappo improvviso che lacera l’aria, le coltri gettate di lato e la sua mano schiacciata sulle mie labbra. Sento che sta per accadere di nuovo e il déjà vu mi paralizza. Non riesco a muovermi. Voglio alzarmi andare via liberarmi da quella stretta sulla mia bocca ma non posso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto cade in me dentro un battito di palpebre e lui mi lega dietro il collo un bavaglio – una sciarpa forse. E i miei polsi sono chiusi nella stretta di una cintura e le mie braccia sollevate in alto e legate all’altezza della spalliera e le mie dita stringono l’ottone freddo e la testa mi gira e la gola mi si graffia in un lamento non mio. Fa freddo al buio, pure i pori della mia pelle sono irrealmente aperti e mentre irrealmente aspetto quella caduta nel vuoto che ricordo appena, la mente tenta disperatamente di ristabilire i legittimi percorsi del desiderio e si rifiuta di credere che la salivazione è già azzerata e che gli umori compressi da fibre e muscoli già traboccano fuori dagli incavi che dovrebbero contenerli e il mio corpo si scioglie nella vertigine dell’attesa e tutto intorno diventa lentamente velato d’acqua profonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so quanto tempo è passato. I miei occhi sono spalancati nell’oscurità e non vedo niente altro adesso, solo il mio altro corpo. Sono dentro di lui e non ho più corpo se non il mio corpo morto in vita. Nudo e bianco, che riemerge da queste acque grondando di se stesso e fluendo tra le sue mani che si bagnano nella mia stessa acqua e scendono dentro il mio profondo, sfiorando velo d’acqua dopo velo d’acqua e aprendolo di nuovo alle sue labbra. Da sempre e per sempre, il greto della mia anima si congiunge e si fonde con la riva del mio corpo morto che scorre lontano in vita quando la lingua del mare affonda dentro la mia ampolla e spilla gocce di brina dal mio cuore. I miei lombi si tendono in volo per non spezzarsi e l’onda scura che viene da lontano dentro di me si solleva alta a guardarci con l’occhio del dio e si precipita a sommergerci, annegando anima e corpo in forma d’acqua e si scontra contro il frangente della mia sete ritornando io stessa subito alta impazzita d’acqua a bere vorticando per un tempo che non so dire prima di precipitare in lui ancora una volta, acqua scura dentro acqua scura.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-3875150802000962893?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/3875150802000962893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/romanzo-infinito-terza-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3875150802000962893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3875150802000962893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/romanzo-infinito-terza-sequenza.html' title='Romanzo infinito / terza sequenza'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-4767864557499786792</id><published>2010-03-12T09:39:00.010+01:00</published><updated>2010-03-19T13:04:45.099+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / seconda sequenza</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://altroverso.wordpress.com/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Kharim Chaloub&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Mezzo&lt;/strong&gt; &lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Preghiera per la fine&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="right"&gt;___________________________&lt;/p&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(102,102,102)"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Signore,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(102,102,102)"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;da’ a ciascuno la sua morte,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(102,102,102)"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;dalla tutta inverata dalla vita;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(102,102,102)"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;ma dacci vita prima della morte&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(102,102,102)"&gt;&lt;em&gt;in questa morte che chiamiamo vita&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Patrizia Valduga&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;___________________________&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I Velati non sono umani, io lo so.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Li ho sentiti cantare lontano, litania di cembali oltre le rovine di Gerico, mentre un cielo d’alabastro si abbassava veloce sulle teste dei danzatori di corda. Le undici grotte di Qumran vibravano come carne percossa dal vento e io udivo le voci velate chiamarmi sulle rive del Mare del Sale ancora una volta. Ero in pace con l’Intento, allora. Ma quello era un altro eone e il sacro disegno dello Yantra era ancora impresso sulla sabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai voluto credere che i Velati erano Tuoi messaggeri, fino a quando, ormai consumato dalla mia immortalità, non ne ho incontrato uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Notte senza occhi cade lenta sulle cose. Una bora sottile lucida le pietre del grande mausoleo di Reqem. Il vento è rasoio sulla pelle e spira le antiche parole del roveto in fiamme. Tutta la luce sgorga da un grumo di ghiaccio nella gola del Siq. Una medusa di vetro, trasparente di sangue bianco, trema appena, risuonando di Te. Mi fermo ad ascoltare la lingua liquida dei Nephilim. Abbracciato alla roccia, per non farmi portare via, piango tutte le lacrime di Ish Kariot.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, mio Eloha? Perché hai voluto che risalissi il fiume degli uomini fino alla sorgente del dolore? Perché hai voluto che mi nutrissi così a lungo del loro nirthyana? Per gli Abitatori di Fuori il latte divino della paura è così dolce ma quanto amaro è il sangue versato dagli umani nel Tuo scannatoio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti prego, mio Eloha, richiama i Velati e sazia la fame di tenebre dell’Intento. Ti prego, concedi agli umani il dono della morte senza ritorno in vita. Per una volta sola, ascolta le preghiere del tuo servo Azrai’l. Sigilla le sette porte di Atharva e nessun uomo rinascerà più dannato. Il genere umano si estinguerà contro la volontà dell’Intento ma il cosmo rifluirà finalmente in se stesso per il secondo ciclo di Yantra. E alla fine del tempo io sarò libero. Si spegneranno le grida dei figli dell’uomo, nascituri alla morte senza fine, e non mi imprigioneranno più nella terra di Vanth. Sarò libero di lasciare il Limbo Velato e la sua velenosa caligine eterna. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ti prego mio Eloha, sacrifica una sola volta i disegni dell’Intento. Salvami dalla non vita. Tu che sei il solo Dio delle genti, salva i tuoi servi dall’incarnazione.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;_______________________________________&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-4767864557499786792?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/4767864557499786792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/romanzo-infinito-seconda-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4767864557499786792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4767864557499786792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/romanzo-infinito-seconda-sequenza.html' title='Romanzo infinito / seconda sequenza'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-989779874337155060</id><published>2010-03-11T14:18:00.009+01:00</published><updated>2010-03-11T23:04:48.891+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rimasugli'/><title type='text'>Firulero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Fischi solitari s'aggirano per la campagna, come lame in codice per bestie fedeli minacciosi brillano, fradici di saliva irrompono tra i cardi per vestirsi ad urto e schiantare nei fossi.&lt;br /&gt;Li cercai, di questo periodo.&lt;br /&gt;Scivolai per le ripe fino a scorgere la loro ecatombe: un'orchestra di respiri esalati a richiamo sepolta viva dalle trame oscure di roveti e malepiante, una fossa comune di adagi melodiosi come muggiti in un mattatoio.&lt;br /&gt;Ne colsi l'eco musicare l'aria e mi sentii uscire dalle labbra di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passò una ragazza.&lt;br /&gt;Passò un camioncino.&lt;br /&gt;Il fischio meccanico del clacson agitò la ragazza: chissà quanto intimamente, chissà se per rabbia o per piacere.&lt;br /&gt;Gli omacci sui camioncini fischiano sempre alla ragazza, o suonano il clacson perchè hanno la sigaretta in bocca. Se hanno la sigaretta in bocca, gli omacci sui camioncini suonano il clacson con le dita gialle, mentre col catarro fischiettano un requiem ai loro polmoni intrisi dallo stesso catrame che la ragazza calpesta vendicativamente coi sandaletti.&lt;br /&gt;(Per sedare la rabbia o il piacere, la ragazza vorrebbe fischiettare: ma il rossetto che ha sulle sue labbra è davvero troppo.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fischi solitari s'aggirano per la campagna, come tritolo in cinta ai kamikaze spostano l'aria dando il rosso all'azzurro dei depliant patinati.&lt;br /&gt;Lo cercai, questo rosso.&lt;br /&gt;Giunsi ad un rudere bruciato e ne trovai le tracce, rosse come il mio gruppo sanguineo, quello raro, quello di un maiale, che si mangia, si mangia e si chiama il cagnetto con un fischio per dargli gli avanzi.&lt;br /&gt;Continuai a camminare e, vedendo le mosche rincorrermi, pensai agli scherzi tra scolari. "Fischiafischia" mi suggerivano, mentre schiacciavano il mio povero capezzolo tra i polpastrelli. Ridevano tutti tranne me. Vidi tutto rosso e impazzii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora va meglio, sto dai preti e fischio tutto il giorno dalla torre medioevale.&lt;br /&gt;Da quassù vedo tutta la valle e sento il clacson delle corriere suonare in curva. Poriporipò.&lt;br /&gt;Sento il pastore bestemmiare in macedone. Poriporipò.&lt;br /&gt;Sento anche il fischiettare della ragazza, qualche volta, se non ha il rossetto.&lt;br /&gt;Poi ricomincia a piovere, il rosso scolora&lt;br /&gt;e mi sento piccolo e ovunque, mai grande e in nessun posto.&lt;br /&gt;____________________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-989779874337155060?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/989779874337155060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/firulero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/989779874337155060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/989779874337155060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/firulero.html' title='Firulero'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-5121799673085903138</id><published>2010-03-08T16:07:00.007+01:00</published><updated>2010-03-11T23:17:50.610+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='appunti per un soggetto'/><title type='text'>Appunti per il soggetto di qualcosa, impossibile dire cosa / 1</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Stefano K.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diffida delle parole. Del messaggio, del parlare, dello scrivere. Della comunicazione, dell'informazione, della disinformazione. Capisce ormai solo il piangere, il ridere e il loro rumore. Il resto gli provoca cinismo e nausea. Diffida delle immagini, del vedere, della percezione. Non crede a ciò che gli cade addosso o a quello che cerca. Diffida definitivamente delle persone e dell'umano. Perciò non ha rispetto degli altri né di se stesso, per rigor di logica. Detesta le mode, i cambiamenti, le ritrovate certezze e i propositi. Non accetta neanche il dato da sempre, le continuità: non ha mai creduto nell'eterno. Lo ha fatto e si è sentito in seguito molto stupido. Per istinto presume che la felicità sia un impulso animale e non pone in questo un valore di giudizio: dal giudizio ha preso commiato da tempo. Non crede si possa sfuggire mai completamente dall'istinto, dal pensare e dal dubbio. Lo conforta credere che queste astrazioni portino all'azione e al dinamismo, ma diffida al contempo dell'eccesso di una nei confronti delle altre. È convinto che “attesa” sia una parola fondamentale del proprio carattere, ma non sa se questo sia vero in quanto è lui a essere così o se anche questo sia lo stato epocale che lo circonda. Attesa è anche per lui riportare il presente già al passato e dal passato allontanarsi. Sostanzialmente, vive morto. Ama la casualità, l'epifanico, il criptico, l'eccezione. Ci gioca come un bambino. Perciò ama contraddirsi.&lt;br /&gt;_________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-5121799673085903138?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/5121799673085903138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/appunti-per-il-soggetto-di-qualcosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5121799673085903138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5121799673085903138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/appunti-per-il-soggetto-di-qualcosa.html' title='Appunti per il soggetto di qualcosa, impossibile dire cosa / 1'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1945293272275764628</id><published>2010-03-05T09:34:00.009+01:00</published><updated>2010-03-05T17:28:11.842+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autofiction'/><title type='text'>Soli d'Agosto, discesa e declino di un verme di gruppo</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Conorotto&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/solidagosto"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;www.myspace.com/solidagosto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PRIMO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;______________&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Soli d'Agosto è un trio di idioti trentini dediti alla sporcizia sonora almeno quanto all'insulto reciproco. Nati come Soli in formazione dualisticamente fallimentare, s'apprestano ad incrementare il numero dei componenti (nonchè l'inconsistente potenzialità del loro talento) in un pomeriggio d'agosto del 2007. I Soli d'Agosto sono amici, ma si sopportano malvolentieri. Anche per questo tendono a vivere in città distanti tra loro, mantenendo un regime di attività sporadico e il più possibile avvinazzato e balordo. Nel febbraio 2008, però, decidono di incidere le loro prodezze, scegliendo lo studio di registrazione di un amico piuttosto incompetente; costui perderà il master delle tracce registrate in circostanze oscure, rendendo vano il lavoro prodotto, ma donando ai Nostri un'aura di sfiga mitologica e di mistero buffo senza eguali. Le esibizioni dal vivo si riducono ad alcuni concerti casalinghi e a session sbilenche in sale prove altrui. A febbraio 2009 si ritroveranno con cipiglio recidivo nello stesso studio di registrazione capitolino per ritentare la scalata alle classifiche mondiali con ciò che anche i più scettici già definiscono "disco dell'ano". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SECONDO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;_____________&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le nuove sedute di registrazione rivelano fin da subito le lacune teorico-pratiche che attanagliano i Nostri al ruolo di meri osservatori del di loro declino performativo, tanto da far eliminare dal progettato triplo album in vinile numerose tracce mal interpretate dai di loro arti, riducendo il tutto a una demo con 4 inni a un noto antidolorifico solubile, e a un packaging di una bruttezza disarmante. Poveri ma non belli, i Soli d'Agosto cominciano così ad assillare con e-mail minatorie conoscenti e colleghi, al fine di trovare qualcuno che li lasci esprimere sul palco la di loro idea di esibizione: quarantacinque minuti di martellanti fuoritempo, insulsi arzigogolii, canti fuori sincro e umilianti movenze da rockstar in andropausa, il tutto spruzzato di malcelata dipendenza da beveroni vodka/orange made in Eurospin. Grazie a un nugolo di squinternati pisani, il primo maggio 2009 inizia una zoppicante stagione di concerti, segnata da un debutto al fulmicotone allo "Sperimentalindie Festival" di Col t'ano, a fianco di Brown vs Brown, Nurse, Luther Blissett e altri, debutto che resterà nella storia dei debutti come il "debutto de sotto". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;TERZO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;____________&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un bel dì avviene quel che ogni band emergente desidera: un molisano dai capelli rossi li avvicina in modo ambiguo. Il terroneo Malcolmo McLaren espone Loro un progetto di proselitismo culturale delle zone più regresse e grette del Belpaese, con concerti in posti vuoti, umidi e costruiti senza criteri antisismici. All'udire quest'ultima parola i Soli fanno un balzo; poi un altro. Se la fanno ripetere: "antisismici". Si consultano gridando e gagliardi rispondono: "In missione contro i servizi segreti deviati? Affare fatto, ma i deviati siamo noi". Tutti in sella al Berlinguer, si parte per il PROVINCIA INGRATA TOUR. Tappa a S. Severo di Puglia (località nota per i furti d'auto), Montenero di Bisaccia (paese di Tonino di Pietro) e Montefalcone nel Sannio (43° a est di vostra madre): bagni di follia, kapraoke, interviste gargarismiche, circhi di zenzero, madonne post-atomiche, birilli che imprecano, falene suicide, biculi, patanie fritte, ginlemon on the beach, carabinieri dirimpettay e tanto, tanto proselitismo. Il pubblico comincia infatti a masticare il groove cagionevole che la band propone; mastica, deglutisce, rigurgita e torna a casa piena di sè, consolata dal sapere dell'esistenza di tre persone tanto imbecilli quanto incapaci. Durante un'esibizione appare addirittura uno striscione che recita "tornatevene tra le mele, vermi". Ma i Nostri non si scoraggiano e, finito di incitare il meridione d'italia alla sassaiola verso il palco, si preparano a far incetta di commenti sprezzanti per tutta la penisola, con una serie di concerti che Loro stessi, intimamente, sperano di non dovere fare mai. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;EPILOGO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;____________&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passa qualche mese e il chitarrista Tosorela si ammala di "guitar-error", sindrome che porta le vittime al rigetto verso le sei corde e, molto spesso, a una meritatissima dispepsia biliare. I Soli tramontano, scivolano aldilà delle dune a violentare altre madri (cit.). D'Agosto, rimasto solo senza Soli e con lo scettro del leader maximo impiantato nel culo, si dedicherà all'onanismo agreste vita natural mollante. Che l'aids lo assista. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;__________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1945293272275764628?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/1945293272275764628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/soli-dagosto-discesa-e-declino-di-un.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1945293272275764628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1945293272275764628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/soli-dagosto-discesa-e-declino-di-un.html' title='Soli d&apos;Agosto, discesa e declino di un verme di gruppo'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-9191259828391704266</id><published>2010-03-01T10:18:00.024+01:00</published><updated>2010-03-19T13:19:37.669+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / prima sequenza</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.altroverso.wordpress.com/"&gt;Kharim Chaloub&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;___________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;em&gt;Non venire mai alla luce può essere il più grande dei doni&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#666666;"&gt;&lt;strong&gt;Sofocle&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;___________________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non c’è niente di meglio per prepararsi a morire che scrivere un libro. Se poi fosse il libro mai scritto, la morte sarebbe perfino dolce. E la voragine meno profonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro dei libri dovrebbe contenere il mondo ma anche superarlo. Ucciderlo nel corpo per resuscitarlo nel sogno. Di tutte le infinite strade dell’uomo, dovrebbe tracciarne una sola senza fine. Di tutte le visioni finite dell’universo, vedere finalmente solo la fine. E se solo un disincarnato può questo sguardo, allora un uomo dovrebbe scrivere come se fosse morto. Anche se un uomo non saprà mai di essere morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sono qui e ora. Da solo, in questa stanza vuota e in penombra. Sto per morire perché l’aorta mi è scoppiata nel petto. Posso quasi sentire il sangue riempire le cavità interne. Come un velluto bagnato e caldo coprire la gola. Sto per fare l’esperienza della morte. Aspetto che arrivi. I secondi passano e non succede nulla. Sono ancora qui e ora. Poi, un secondo dopo, non sono più. È arrivata la fine, senza che la percepissi. Sono morto senza conoscere la morte. Un momento prima la stavo aspettando, il momento dopo era già passata. Come ha intuito il diafano carnefice di Littell, non si può provare la morte perché la morte non esiste.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un solo libro per la vita. Tutta la vita per un libro. Come la vita, unico e irripetibile. Come la morte, definitivo e ineffabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È questo il libro che sto scrivendo, prima che gli occhi alati di Vanth mi trovino. Il libro della fine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Orbe di Dentro&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;La trama del sogno&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mia figlia ha aperto la porta e adesso mi fissa con gli occhi dilatati dal terrore. Dall’anticamera dietro di lei entra un morto grasso e scarmigliato. Uno straccio lurido infilato sulle spalle gli scopre il ventre pallido e gonfio. Una ferita ricucita a maglie larghe e profonde lo attraversa dalla spalla sinistra fino al pube mangiato dai topi. L’occhio destro ridotto ad una fessura marcia nella faccia annerita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono tornato per macellarvi tutti”, dice con voce triste, senza muovere le labbra, mentre avanza deciso verso di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faccio un passo a ritroso, un altro ancora e cado supino sul letto. Sento le palpebre sbattere indietro con uno scatto sordo e sono finalmente sveglio. Fuori è ancora buio e penso che prima o poi incontrerò quel morto, forse saremo vicini di tavolo all’obitorio. Le teste girate l’una di fronte all’altra, ci guarderemo senza riconoscerci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mani dolorosamente rannicchiate dietro la nuca, mi rigiro nel letto senza requie. Finisco pancia a terra a nuotare in un mare di alghe grigie e umide che mi riempie la bocca. Il ginocchio sinistro infisso nell’incavo del ginocchio destro a spremere il sangue dall’arteria. Come vorrei dormire il sonno di venti o trenta anni fa, quando l’aria era alta e leggera e la notte non era una maledetta unghia incarnita che graffia tra le scapole e penetra nell’inguine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mattino prima avevo sognato di essere a Gozo. Nella sera di vento salmastro c’era una lunga strada in salita gonfia di pietre scivolose che portava a una cappella e a un grande crocifisso di legno. Una vecchia vestita di nero stava china sull’uscio di casa a snocciolare tra le dita secche un lungo rosario fatto di piccoli denti bianchi e quadrati tutti uguali. Salivo a fatica la rampa di pietra, ventre a terra, scivolando indietro ad ogni passo e tenendomi con le mani alle pietre muschiose. A un tratto la vecchia mi ha guardato e ha aperto la bocca per dire qualcosa. In quel momento, il selciato ha avuto un sussulto verso l’alto. Ho perso la presa e sono caduto all’indietro urlando, trascinato verso il basso da una vertigine irresistibile, sempre più velocemente in un vortice roteante per una eternità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono svegliato, la gola esplosa, ancora con le mani rattrappite dietro la nuca, nel gesto di resa di chi sta per essere fucilato. Niente male come messaggio simbolico. L’inevitabile caduta nel Tartaro della perdizione dopo avere appena intravisto la luce della salvezza. Da quando ho superato i quaranta, si sono incanutiti anche i sogni. L’orrore rassegnato e malinconico del primo Ingmar Bergman.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bergman e la teoria della paura epocale. L’orrore adolescenziale del Freddy Krueger di &lt;em&gt;Nightmare&lt;/em&gt; e il brivido puberale di &lt;em&gt;Scream&lt;/em&gt;, intrisi delle facili pulsioni sessuali della carne fresca da macellare, contro l’incubo senile de &lt;em&gt;Il posto delle fragole&lt;/em&gt;. La bara che scivola lentamente dal carro funebre nella via deserta, il coperchio che si apre inevitabilmente a mostrare la mano viva di un cadavere invisibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i vecchi prima o poi si sentono così, atrocemente vivi in un corpo morto.&lt;br /&gt;Quanto tempo impiegherà ancora l’incudine per toccare il fondo del pozzo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono nello studio ora, seduto davanti allo schermo bianco. Il ronzio della ventola mi richiama al sonno. Ma non posso dormire, devo scrivere, anzi riscrivere &lt;em&gt;I privilegi&lt;/em&gt; di Stendhal. Devo farlo adesso, subito, prima di incontrare nuovamente l’amico dalla lunga cicatrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il buon Marie-Henri Beyle, seduto innanzi a un foglio bianco la mattina del 10 aprile 1840, doveva preoccuparsi delle sue emicranie e dell’innamoramento nascente per la misteriosa Earline. Malediceva per l’ennesima volta la sua faccia rincagnata da &lt;em&gt;nain&lt;/em&gt; e desiderava avere una &lt;em&gt;mentula comme le doigt indicateur, pour la dureté et pour la mouvement&lt;/em&gt;. Il realismo romantico del grande autore de &lt;em&gt;La certosa&lt;/em&gt; e de &lt;em&gt;Il rosso e il nero&lt;/em&gt; si risolveva nel desiderio di conservare in perfetta salute il suo stelo di giada, senza problemi di soldi fino alla morte per un colpo apoplettico nel proprio letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io invece, questa mattina senz’alba del 1 gennaio 2001, devo preoccuparmi del mio occhio sinistro che ha ripreso a sanguinare e di questa benedetta turca che non si decide a farsi viva. Devo preoccuparmi che ormai da mesi non riesco a scrivere più di due pagine di seguito e che presto la cura esaurirà il suo effetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono qui, lucido come un martire alle quattro di mattina, ad invocare Stendhal. E sono un senzadio pronto a vendere al diavolo la mia anima e anche quella di mia figlia per conservare in perfetta salute il mio stelo di giada, senza problemi di soldi fino alla morte per un colpo apoplettico nel mio letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quest’anno la Terra si troverà 623 giorni dietro la cometa Tempel e il 17 novembre, per la prima volta dopo 33 anni, lo sciame meteorico delle Liridi raggiungerà il climax astronomico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla terra si abbatterà una tempesta fotonica di proporzioni inaudite e i Nephilim saranno risucchiati dal gorgo di luce nell’Orbe di Dentro. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;____________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-9191259828391704266?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/9191259828391704266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/romanzo-infinito-prima-sequenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/9191259828391704266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/9191259828391704266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/03/romanzo-infinito-prima-sequenza.html' title='Romanzo infinito / prima sequenza'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-9040171823105681386</id><published>2010-02-10T12:31:00.008+01:00</published><updated>2010-03-02T11:53:21.054+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo infinito'/><title type='text'>Romanzo infinito / Qana, 31 luglio 2006</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;____________________________________________________________________&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo scritto ha due prologhi, entrambi successivi alla storia. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il primo è &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/02/04/visualizza_new.html_1680468151.html"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;questo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il secondo ha poca importanza.&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;____________________________________________________________________&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.altroverso.wordpress.com/"&gt;Kharim Chaloub&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;Allah, dammi il coraggio di guardare in faccia l’orrore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora dormivo quando questa mattina Nayef mi ha chiamato dalla Mezzaluna Rossa di Tiro. La sua voce era strana, sembrava parlare con difficoltà. Nelle cantine dell’edificio crollato c’erano molti profughi dai villaggi vicini. Famiglie in cammino per Beirut. Qualcuno aveva detto loro che il posto era sicuro per la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un’aria di desolazione sotto il sole ruggente di Qana. Nelle strade la gente è poca e ci guarda con la febbre negli occhi. Non ci sono madri intorno a noi, solo i primi morti sulle carriole. Qualche bambino con la faccia bianca e le narici piene di sangue. Su una stuoia in cortile, il corpo impolverato e scomposto di una donna coperta a metà da un lenzuolo a fiori azzurri. La palazzina è proprio sotto il minareto della moschea. I tre piani si sono sbriciolati sotto il peso del tetto di cemento armato. Un missile teleguidato, dicono. Di fabbricazione americana, a giudicare dai frammenti. Forse un MK–84. Novecento libbre di esplosivo intelligente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nayef mi viene incontro con un fagotto bianco tra le braccia. Ha gli occhi arrossati e l’aria di chi sta salendo sul patibolo. Mi dice che forse non c’è più nessuno vivo sotto le macerie. Mi dice di mettere la mascherina e di segnare lo scavo. Come un archeologo arrivato troppo presto nella necropoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo pochi minuti la camicia mi si attacca alla schiena e preferisco continuare a scavare a torso nudo. Poi, subito sotto il frontone del tetto, in cima ad un mucchio di terra e cavi divelti, quello che sembra il tubo bianco di una stufa. Ci sono proprio sopra e una mano fredda mi strizza lo stomaco. Non è un tubo, è un braccio sporco di gesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di colpo, dall’altra parte delle macerie, una voce maschile getta un urlo come un macigno che cade. Sobbalzo e per poco non cado all’indietro nella scarpata di pietre e detriti. Poi il grido si appuntisce in un sibilo acuto senza fine che non può essere sentito senza impazzire. E si perde altissimo in questo mare cobalto scuro che Qana ha per cielo. Alla fine muore in un lamento strozzato, un gorgoglio in gola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie mani scavano con furia ma incontrano solo altra terra e altre pietre fino a quando non la vedo in faccia, sotto le mie ginocchia affondate nel tumulo. Una bambina distesa sul fianco, nel fondo, con un braccio spezzato e l’altro sul viso gonfio di polvere. Tre anni, forse quattro. La bocca è piena dei calcinacci che l’hanno soffocata. Il pigiama sporco di terra strappato sulla piccola spalla vuota. Mi guarda fisso con un occhio spalancato del verde più smeraldo che c’è al mondo. L’altro è perduto. L’orbita è tumefatta e piena di sangue raggrumato. Mentre la sollevo piano sotto le ascelle, penso a sua madre e suo padre. E desidero che siano morti anche loro. Lo desidero con tutto me stesso, dal profondo delle viscere. Che la morte li salvi da questa vista. La sollevo in alto sopra le mie ginocchia e per un momento siamo entrambi senza peso e senza vita. Quando l’attiro verso di me, il suo piccolo corpo di pezza mi abbraccia come ha fatto con la madre la sera prima di morire. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;__________________________________________&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-9040171823105681386?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/9040171823105681386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/02/romanzo-infinito-qana-31-luglio-2006.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/9040171823105681386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/9040171823105681386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/02/romanzo-infinito-qana-31-luglio-2006.html' title='Romanzo infinito / Qana, 31 luglio 2006'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-710383393277975488</id><published>2010-02-05T11:54:00.023+01:00</published><updated>2010-03-02T12:06:04.278+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonfiction'/><title type='text'>La morte di Bunny Munro (Nick Cave, Feltrinelli, 2009 / traduzione di Silvia Rota Sperti)</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;____________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Prima della lettura: lo scritto che segue è scaricabile e stampabile da &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/26416128/La-Morte-Di-Bunny-Munro"&gt;&lt;strong&gt;questo pdf&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Nessuno avrà da ridire se per salvare le vostre diottrie rischierete di contribuire alla deforestazione del globo. Tuttavia, usare carta di riciclo è un gesto di intelligenza e di civiltà.&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;____________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Giampiero Cordisco&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dio solo sa quanto adoro quest’uomo. Al di là dei baffi, di &lt;em&gt;Grinderman&lt;/em&gt; e di &lt;em&gt;Nocturama&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;probably&lt;/em&gt; il più brutto bel disco nella storia del rock – &lt;em&gt;probably&lt;/em&gt;). Ma non è con amore devozionale che mi sono avvicinato alla sua seconda fatica letteraria, né con timor di dio e/o attesa trepidante: non ho fatto la fila per comprare il libro nel giorno della sua uscita, non l’ho comprato poi. Ho avuto l’occasione buona per leggerlo soltanto una settimana fa, e non appena me lo sono ritrovato sulla scrivania (cioè sulla scheda audio che poggia sul mixer che poggia sulla scrivania) mi accorgevo di guardarlo, e poi di aprirlo e girarne le pagine, con una mistura intestinale di trepidazione e boria artificiosa e difensiva. Questo perché da qualche parte nei viadotti dissestati della mia psiche si nasconde la paura tremenda che quest’uomo possa ferirmi: con una delusione, con un sottoprodotto, con un passo falso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(È chiaro che &lt;em&gt;Grinderman&lt;/em&gt;, i baffi, il blues della non-fica, il riemergere di un’immagine di Cave circense del rock e cocchiere della biga artefatta del music-business – laddove invece dominavano prima le tinte scure e primordiali del Delta e poi il richiamo a una poetica saudosista e poi ancora la rivelazione di una spiritualità intima e personalissima, laddove, per farla breve, potevamo vedere dei richiami oltre la musica, oltre il rock’n’roll – è chiaro che dopo un po’ questo cambiare pelle e sapersi reinventare nell’immaginario collettivo facendo ogni volta l’esatto contrario di ciò che ti saresti legittimamente aspettato da uno che ha fatto &lt;em&gt;The Boatman’s Call&lt;/em&gt; (storia vecchia, lo so) rompe un po’ il cazzo. Ed è chiaro che la parentesi Grinderman mi ha regalato un trauma midollare che non posso che bilanciare schiumando circospezione. Ma la mia stroncatura di &lt;em&gt;Grinderman&lt;/em&gt; l’ho già fatta a tempo debito &lt;a href="http://www.debaser.it/recensionidb/ID_23001/Grinderman_Grinderman.htm"&gt;&lt;strong&gt;su Debaser&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, ed è ormai acqua evaporata in polvere spazzata via dai venti degli anni, e poi questo è solo un paragrafo introduttivo per dire che avevo il sacrosanto diritto ad aspettarmi una cagata, e la recensione de &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;La morte di Bunny Munro&lt;/span&gt; inizia qua sotto.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quale delusione e/o sottoprodotto e/o passo falso: un pugno nello stomaco, altro che. Un’entrata a gamba tesa, una sassata in piena fronte. E il bello è che lo capisci pian piano, finché non ti senti completamente stretto alle corde. C’è da dire che all’inizio ci provi, a difenderti: muovi obiezioni anche legittime (“Qui sembra Palahniuk” – “Che bisogno ha di rifarsi a Bukowski?” – “Perché &lt;em&gt;tanto&lt;/em&gt; pop?”), storci il naso, ti sembra di leggere proprio quello che non vorresti mai leggere a firma Nick Cave, ti sembra di leggere l’atteso romanzo del tale blogger. E invece Nick Cave ti fotte, ragazzino/a. Nick Cave, per mano di Bunny Munro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bunny Munro è un venditore porta a porta di prodotti cosmetici che ritorna a casa dalla sua ultima missione e trova la moglie impiccata. Da qui si mette sulla strada, insieme al figlio Bunny Junior e a una lista di clienti (donne) da spennare (e di cui approfittare sessualmente). Questa fuga dissimulata e fallita termina alla fine della lista. Bunny muore in maniera rocambolesca, fulminea (è il caso di dirlo), alla fine di un viaggio di perdizione che altro non è stato se non il precipitare nelle spire della propria follia, una follia disumanizzata, totale, strisciante e onnicomprensiva, cieca e accecante. Eppure normalissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti al corpo di Libby ancora penzolante, Bunny vede sfumare l’idea di un pomeriggio di sesso (ma ripeto: “sesso” non è la parola adatta) ma poi si concentra sulle tette – sulle tette della moglie fresca di suicidio. Questo potrebbe anche bastare come biglietto da visita – soprattutto dopo che l’abbiamo visto circuire due ragazze e cercare riparo in un parcheggio dove sfogare le sue ulteriori brame masturbatorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensate a un maniaco sessuale, sociopatico, alcolizzato, pervertito, profittatore, narcisista, sboccato, dategli delle mutande tigrate, pensatelo in grado di vendere “una bicicletta a un barracuda” – e &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; avrete Bunny Munro. Per cogliere in pieno Bunny Munro dovete anche far regredire a meno di zero la sua umanità. Dovete distruggere qualsiasi dimensione morale, far precipitare i valori spirituali che distinguono l’uomo dalla bestia, disintegrare l’empatia sociale. E dimenticavo: aggiungete una colonna sonora ultrapop, e pensate che non siete gli unici a volervi fare Kylie Minogue e/o Avril Lavigne. Ancora: metteteci un padre totalmente deluso e una suocera che odia il tipo in questione. Ah: e poi mettetelo su una Punto &lt;em&gt;gialla&lt;/em&gt;, il tipo in questione. Ecco: il tipo in questione è Bunny Munro, ovvero l’uomo degenerato a pura istintualità biologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La perversione di Bunny Munro non è una perversione sessuale, o meglio: è una simulazione. In realtà Bunny nutre una depravazione di tipo autoptico: ha una passione sfrenata, midollare, a tratti patetica ma non per questo meno agghiacciante, per la vagina, per le tette, per i culi, per le cosce. Non si tratta di sesso, né di erotismo (che già di per sé richiamerebbe a dimensioni ulteriori): stiamo parlando di un uomo ossessionato da parti anatomiche, da pezzi di carne, da pezzi di corpi femminili. La perversione di Bunny si colloca fra l’obitorio e il sexy shop – questo signore sparge le proprie ossessioni nel mondo come se il mondo fosse abitato da corpi femminili senza vita o da bambole gonfiabili. La sua maniacalità non ha assolutamente nulla di umano. La forbice delle sue pulsioni varia dall’anatomia muscolare alla fisiologia degli apparati genitali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli amici e colleghi di Bunny sono della sua stessa stoffa, solo stanno ai margini, e ti fanno capire che questa è follia pura e oblio e disumanizzazione a 360 gradi, che il filo dell’orizzonte è moralmente rovinato su se stesso, che l’umanità è persa. Questa sensazione di deserto ti accompagna per l’intero romanzo. Apparentemente non esistono vie d’uscita dal nulla in cui è ridotto l’umanismo contemporaneo, sbriciolato dall’immagine, fatto a pezzi dalla pubblicità e dai tormentoni radiofonici. Qualcosa è andato storto nel tirare la corda dei vari corpicini prestati alle campagne pubblicitarie, ed eccoci qui. Basta poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo la figura di Bunny Junior – solitario, semiautistico, nostalgico, sofferente – salva questo immaginario desolante e parassitico. Bunny Junior si rifugia fra i pianeti che tiene in sospensione sopra il letto e l’enciclopedia che gli ha regalato la madre, e così facendo apre linee prospettiche su altre dimensioni, salvando in parte la chirurgica tragedia umana di cui &lt;em&gt;La morte di Bunny Munro&lt;/em&gt; è imbevuto. La sua è una tensione alla possibilità di un altrove: il simbolismo del suo piccolo planetario e dell’enciclopedia è evidente (benché “simbolismo” è parola terribilmente fuori luogo, incompleta e inadatta a descrivere questo processo che è in parte allegorico e in parte straniato/straniante – è un “simbolismo” che lavora per fotogrammi sinaptici, insomma). Lo stesso si può dire per le infezioni oculari di cui soffre: è forse un richiamo alla necessità del pianto, al potere catartico della commozione, unico antidoto per tornare a “sentire”, per riagganciarsi a una tensione spirituale. L’enciclopedia e il planetario sono per il piccolo Bunny oggetti di transizione post-traumatica, sono le vie di attuazione del superamento che si fonda sull’amore per la mamma scomparsa, e sulla sua ineluttabile e disperata mancanza. Bunny Junior inizia a vedere la madre ovunque, inizia a parlarci, a sentirne il caldo profumo. E sa che suo padre, nel frattempo, ha imboccato una strada senza ritorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi “impazzire” è termine troppo vago. Bunny Munro naviga a vista a caccia di clientela da spennare cui rifilare confezioni di creme da notte e tubetti di esfolianti, e ignora completamente le domande ansiose del figlio, tipo cosa diavolo stanno facendo e dove porterà questo giro senza senso, dal momento che la lista è quasi finita e la prospettiva è inesistente a dir poco (e Bunny Junior sa che tutto questo avrà breve durata e porterà allo sfacelo più completo, sa che finirà tutto veramente male, tant’è che si mette a consultare sull’onnipresente enciclopedia la voce “esperienza di premorte”). Poi beve come un SUV, ed è chiaro che ha delle allucinazioni sensoriali cui non riesce a dar corpo. E le prende, perdio, le prende di santa ragione prima da una femminista patita di Frida Kahlo e di Tae Kwon Do, evidentemente contrariata dal suo atteggiamento testosteronico, e poi dall’energumeno Mushroom Dave, che Bunny ha avuto la sfortuna di incontrare dopo aver praticamente violentato (“le entra dentro come un dannato battipalo”, scrive questa penna meravigliosa) la sua (dell’energumeno) compagna tossicomane in piena botta. Ma questi sono dettagli della trama: il fatto è che all’appuntamento con la morte Bunny Munro ci arriva ridotto a uno straccio, nel fisico un tempo aitante, nei vestiti sudici, nelle gallerie della mente ormai intasate e inagibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimarrà solo Bunny Junior, voce della coscienza residua, contrappeso ideale, umano e morale del nulla larvale cui è ridotto il padre. E Bunny Junior dovrà farcela da solo. Il piccolo perde in un attimo i punti cardinali: il padre (è comunque un riferimento forte, rappresenta per lui una figura esemplare di difficile, e dubbia, interpretazione) e l’enciclopedia, bruciata nell’incidente finale – e questo sì che è un simbolismo nullificante. Rimane solo, e il gigantesco non detto che accompagna il romanzo una volta chiuso il libro è tutto suo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;La morte di Bunny Munro&lt;/em&gt; è un romanzo ibrido, posto all’incrocio di diverse esperienze letterarie e narratologiche in senso lato. Personaggio moralmente esausto e “fottuto”, invaso dal niente, con un bagaglio di autocoscienza apparentemente impossibile da evitare ma puntualmente accantonato nella più vuota insensibilità percettiva; figlioletto al seguito che definisce il miraggio metanarrativo di un romanzo (di [inizio] formazione) nel romanzo – una prospettiva potenziale non attuata – e che con il padre ha un rapporto sincero e diffidente al tempo stesso, trasportato e scettico, reale come in una fiction TV e falso come nelle circostanze di tante storie autentiche; colore locale e sviluppo della struttura che mischia i condomini di Ballard con il primo hardboiled che vi viene in mente, romanzo &lt;em&gt;on the road&lt;/em&gt; e psicodramma a basso voltaggio, comicità imbarazzante modello Benny Hill e inquietante saturazione periferica allegorica &lt;em&gt;à la&lt;/em&gt; David Lynch, pop in alta definizione e bassissima fedeltà sgranata e fuori fuoco. Questo è un romanzo fortemente visivo: è la trasposizione in parole di immagini nitidissime. Un crossover che si attua nello stile e nel mescolamento dei linguaggi narrativi, laddove il registro rimane ben definito, compiuto, praticamente inoppugnabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi pensate al Killer Cornuto che avanza nella sua sotto-trama, diretto al centro focale dove brucia la parabola vertiginosa di Bunny, pensate al simbolo morale che detto Killer Cornuto incarna, figuratevi questo Occidente in metastasi spirituale, rivedete Bunny Munro che muore offrendo il petto al cielo, rileggete la bandella che dice proprio “romanzo morale” e sì, siamo d’accordo, ma c’è anche molto, molto altro. L’Occidente continua a morire di una tragedia immane in cui ognuno è palcoscenico e platea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggetelo, fa bene. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;_______________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-710383393277975488?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/710383393277975488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/02/la-morte-di-bunny-munro-nick-cave.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/710383393277975488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/710383393277975488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/02/la-morte-di-bunny-munro-nick-cave.html' title='La morte di Bunny Munro (Nick Cave, Feltrinelli, 2009 / traduzione di Silvia Rota Sperti)'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-1713888923722732653</id><published>2010-01-26T15:25:00.011+01:00</published><updated>2010-03-02T11:55:07.036+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Passa il tram</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;____________________________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo scritto è apparso, con variazioni minime, sul portale letterario-cartografico &lt;a href="http://www.microcenturie.it/"&gt;&lt;strong&gt;microcenturie&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;____________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Giampiero Cordisco&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Devo averci fatto l’abitudine o cosa, come con la pendola in casa dei miei, ad esempio, quando i colpi sordi che segnavano i secondi avevano coperto tutto lo spettro acustico dell’ambiente, restituendo una versione contaminata di quello che comunque – in virtù di una segreta e generalmente accettata convenzione fra apparato uditivo e fisica acustica – poteva ancora dirsi “silenzio”, tanto che nemmeno ci facevi più caso (un secondo dopo l’altro dopo l’altro ancora, per ventiquattr’ore al giorno, tutti i santi giorni dell’anno chissà per quanti anni, finché mio padre non uscì di testa quella notte di Sant’Antonio quando mamma gli diede il benservito, spaccando la pendola in tanti di quei pezzi che il più grosso potevi raccoglierlo con le pinzette – ma questa è decisamente un’altra storia): fatto sta che mi tocca fare uno sforzo di astrazione per sentire i tremori sotto i piedi e notare l’impercettibile movimento della schiuma nella birra sulla scrivania, e le penne che si spostano in maniera infinitesimale sulla mensola di vetro da cinque millimetri, e il lievissimo effetto stroboscopico della lampada alogena sul soffitto che perde d’intensità e subito dopo torna a regime per quelle tre-quattro volte al secondo, tutto questo per un lasso di tempo di almeno venti secondi che è più o meno quanto impiega il 19 direzione Gladioli ad attraversare questo pezzo di strada. I libri intanto assorbono i colpi e quelli che stanno più in alto nelle due pile di volumi che ho eretto sul comodino sembrano cedere pian piano alla perdita dell’equilibrio. Le ante dell’armadio sbattono con una frequenza che può essere quella dei colpi d’ala del colibrì, e così anche il termosifone sotto la finestra, arrugginito e parkinsoniano. All’interno delle mura riusciresti a indovinare il tragitto della scossa, il tremito che sonda le capacità elastiche dell’edificio, che insegue senza successo un punto di rottura qualsiasi. Le camicie si sfregano dentro il guardaroba, e le grucce di metallo rimaste vuote abbozzano una melodia percussiva e vagamente cristallina che ogni volta mi propongo di registrare, insonorizzata nella cavità risonante del mobile, dentro il truciolato scandinavo. Riesco a sentire i piatti sporchi lasciati nell’acquaio che seguono la loro partitura, in questa sinfonica involontaria e contingente, e i filtri Rizla™ di cotone dentro la confezione cartonata che frusciano come maracas in una stanza imbottita. Il lavandino sgocciola un tempo dispari incalcolabile. Va bene: sì, ma con riserva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché prima o poi tutto questo finirà. E ci ritroveremo a lottare con la sveglia e la baby sitter e la rata del mutuo e l’imposta condominiale e il vicino ottuagenario che si lamenta perché il piccolo piangerà di notte come facevo io quando mi impegnavo a distruggere i nervi già poco saldi dei miei poveri genitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma intanto restiamo qui, col 19 direzione Gladioli che raschia sulla crosta terrestre e sfrega i chilometri di rotaie che hanno cicatrizzato la terra, e se fossi uno agli inizi potrei solo scrivere che “sferraglia”, proprio come il mare “sciaborda”, ma dal momento che agli inizi non ci sono più da un pezzo, e che ormai mi pettino i capelli all’indietro, e che ho smesso di credere che quello che sto facendo sia soltanto ispirazione e intimismo romantico, so bene che esistono modi e modi – e allora quando passa il 19 direzione Gladioli sembra che debba crollare il mondo ma in realtà è solo una porzione del silenzio più generale che ci avvolge, e il suo idioma siderurgico si allontana maestosamente con solenne lentezza – questo mostro di acciaio e plastica che non intimorisce più nessuno – roboando fino alle profondità estreme del pianeta dove bruciano i gas dell’esplosione primordiale che ha scolpito i reticolati stellari, in un doppler apparentemente infinito, eterno, geologico, che ci fa vivere costantemente e in maniera semi-inconsapevole nella dissolvenza di un tuono minaccioso e familiare al tempo stesso, nel digradare di una tempesta tropicale che ha sbagliato continente, subito prima che tornino a ciurlare disorientati i volatili di ogni specie e di tutti i colori, e prima che il riflesso del sole – che continuerà oggi domani e sempre a fare lo yo-yo in questa parte di universo – si disintegri magnificamente attraverso i goccioloni incollati sulle foglie carnose di una vegetazione irriconoscibile, io davanti a uno schermo che mi renderà ipovedente nel giro di qualche anno e la donna di cui sono innamorato che continua a vomitare in bagno la sua prima gravidanza, e sembra che ce la facciamo, in questo buco di casa che non abbiamo costruito noi, e prima o poi ci compreremo un televisore al plasma, un divano nuovo, e una culla che dondolerà senza che noi ci facciamo caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta che passa il tram.&lt;br /&gt;_____________________________________________ &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-1713888923722732653?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1713888923722732653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/1713888923722732653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/passa-il-tram.html' title='Passa il tram'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-3397679049495849136</id><published>2010-01-25T13:41:00.025+01:00</published><updated>2010-03-02T11:56:24.888+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Il bassista degli Amanda Knox dice che non ce la fa più</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;____________________________________________________________________&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Prima della lettura: lo scritto che segue è scaricabile e stampabile da &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/25908400/Il-Bassista-Def" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;questo pdf&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/25908400/Il-Bassista-Def"&gt;.&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Nessuno avrà da ridire se per salvare le vostre diottrie rischierete di contribuire alla deforestazione del globo. Tuttavia, usare carta di riciclo è un gesto di intelligenza e di civiltà. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Buona lettura.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;____________________________________________________________________ &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;di &lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Giampiero Cordisco&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Signori: non è questo il punto.&lt;br /&gt;Voi continuate a fraintendermi e la cosa mi dà fastidio, perché in qualche modo devo considerare l’ipotesi che lo facciate deliberatamente. Davvero. Se dico "non è questo che voglio" voi pensate subito che vi voglia pisciare, che me ne voglio andare con chissà chi, imbarcandomi per altri progetti che contemplino anche ipotesi immaginarie come suonare in posti più gratificanti, lasciando i beati Amanda Knox privi di molta parte della sezione ritmica, a brancolare nel buio.&lt;br /&gt;Non è così, vi dico. Non ci sono side project, non mi interessa suonare con altri perché forse non mi interessa più davvero suonare – ed è questo il nocciolo della questione.&lt;br /&gt;(Adesso non spaventatevi, il discorso è più complicato, non c’è bisogno di prendere tutto alla lettera.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che io credo che ci siamo rinchiusi in un angolo che sta diventando man mano più stretto, e non vi posso negare che se ci penso davvero a fondo tutta questa situazione mi sembra un gioco a perdere che ormai non ha più nessuna via d’uscita. È un vicolo cieco, non so se mi spiego. A un certo punto uno sente l’urgenza di un chiarimento, soprattutto verso se stesso. Con questo non voglio dire che è necessario da parte di tutti e tre un atto di coscienza riguardo a quello-che-abbiamo-sempre-voluto e a quello-che-è-stato-fatto, e sulla base di questa specie di equazione stabilire poi delle direttrici per il futuro in cui l’altra costante fondamentale è quello-che-vogliamo-adesso. No: vi dico solo che per me funziona così, è un’esigenza alla quale non riesco neppure lontanamente a pensare di volermi sottrarre, e in fin dei conti mi sembra tutto riconducibile proprio a questo: al volere, alla costante della volontà personale, a quello che si stabilisce come linea guida essenziale per la propria condotta umana. Al desiderio. Di più: al desiderio del desiderio. Alla Sehnsucht, se mi passate il rigurgito romantico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ognuno ha dei doveri verso se stesso – su questo mi sembra siamo ormai d’accordo – verso se stesso come persona e poi verso se stesso come tra virgolette artista, ammettendo che questa parola non ci faccia ormai schifo, e tenendone ben presente la curva d’inflazione di questi ultimi anni, e poi ci sono doveri ulteriori che da questi doveri basilari si diramano tipo ad albero, perché la mia convinzione più vera, la mia necessità più inevitabile e ingombrante adesso è quella di affrontare il discorso dell’interazione, della comunicazione eccetera, di tutto ciò che riguarda il messaggio che si trasmette al di là dell’egomania del mittente, e forse anche al di là delle peculiarità contingenti del canale cui affidiamo quello che abbiamo da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ho bisogno di sapere cosa succede al messaggio che comunichiamo al destinatario una volta che questo messaggio viene recapitato nella sua mente passandogli per le orecchie. Il destinatario. Ok: chiamatelo anche pubblico, ascoltatore, persona depressa che ascolta musica tosta per tirarsi su dalle brutture delle sue proiezioni mentali o per affogarci definitivamente. Chiamatelo come vi pare. Non mi sembra davvero il caso di sottilizzare. E lungi da me l’idea malsana di mettermi a fare morali e pedagogismi grossolani, so benissimo che può anche essere che non ci sia assolutamente nulla da comunicare, da insegnare, da suggerire, ma voglio solo dirvi che questa forma di nichilismo concettuale delle arti musicali così come le conosciamo oggi – con la benedetta coda lunga che ci livella tutti in questa specie di mare magnum di lavori magari strepitosi e fondanti e tra virgolette seminali ma in fin dei conti scontati e dimenticabili all’interno delle migliaia di uscite mensili, e che ad ogni modo ha esasperato al parossismo la carica del post-punk di allora, cazzo – questo svuotare ogni concetto e ogni pretesa verso il nonsense e l’anomia più superficiale mi induce a credere che in realtà non si arrivi a cogliere un significato nella Cosa, che non si arrivi nemmeno lontanamente a concepire di avere tutte le facoltà e le carte in regola per tentare l’assalto al senso, per provare l’ebbrezza superba e a questo punto blasfema di sezionare l’Esistente e spremerne il succo semantico, che sono convinto di poter provare ad avvicinare, con molta calma, col duro lavoro, con l’impegno quotidiano, un giorno dopo l’altro, per uscire da questo piattume di idiosincrasie e rumori piazzati lì solo come vessillo di una manifesta incapacità e impossibilità ad accedere al senso. Costruire, vi dico, invece di distruggere ogni volta, edificare qualcosa su cui poi edificare qualcos’altro e via dicendo. Non si può continuare a distruggere in eterno, già adesso non è rimasto niente e noi stiamo solo continuando a giocare con le nostre feci e con i cadaveri dei nostri padri che non siamo nemmeno stati capaci di seppellire degnamente – la rappresentazione della realtà nella musica, proprio quello, ci siamo intesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È da un po’ che sto ripensando a tutti questi discorsi, alla mimesi, al processo creativo che imita e condensa l’Esistente in una cosiddetta opera, al reale filtrato e setacciato per mano del cosiddetto artista, al ruolo di questo cosiddetto artista, alla parola “impegno”, alle implicazioni negativissime dell’isolazionismo come diniego ultimativo del rapporto basato sulla condivisione di un messaggio, quale esso sia, di un qualcosa di detto da una parte e recepito da un’altra. Non voglio pensare che si possano progettare guidare e attuare le tra virgolette rivoluzioni, non è questo il fine del ragionamento, ammesso che queste divagazioni possano assumere dentro di me delle finalità positive e oggettuali. Non credo che si potrà fare politica e dare un significato di costruzione politica alla musica, su questo siamo d’accordo così come lo siamo sempre stati. Ma non voglio nemmeno pensare che il nostro fine ultimo sia quello di assecondare le pulsioni più autoescludenti di quei pochi che invece avrebbero bisogno magari di piantarla con queste cazzate e di ascoltarsi un po’ di radio in FM mentre se ne vanno al mare con quei pochi amici che hanno e che si stanno impegnando (i primi) a evitare perché a un certo punto nella propria vita di fruitori musicali qualcosa è andato storto, o è stato premuto troppe volte un tasto sbagliato e dal nulla si è verificato un cortocircuito cerebrale che di colpo li ha messi a conoscenza della irrisolvibilità di una rappresentazione non dico pacifica ma almeno impegnativa e costruttiva della realtà. E guardate che questo percorso l’ha vissuto ognuno di noi: inizi con qualcosa di vagamente iconoclasta magari americano magari il grunge, passi per l’industriale andandoti a ripescare le vecchie guardie di tutti i filoni di musica distruttiva che con sommo piacere hai scoperto nel frattempo, inizi a coltivare la frattura, la ferita diventa pian piano insanabile dopo che già sono saltati i primi punti di sutura (applicati inconsapevolmente quando si prova ad ascoltare un prodotto post-punk più confortante – che so: i Talking Heads? E’ un esempio fra mille), poi arriva una lenta e inesorabile cancrena di ascolti sempre più totalizzanti e massivi che infine ti portano ad una prima morte, che è la morte del senso, o meglio: la morte della volontà di impegnarsi nella ricerca e nella codifica del senso. E quindi la musica diventa solo perversione e autodistruzione. E ne vuoi sempre di più, e tutto questo può sembrare una distorsione perfettamente romantica del concetto di titanismo e di quello beneamato di nichilismo, ma io mi sto chiedendo, se non l’aveste ancora capito, se tutto ciò porta da qualche parte, se esiste un riscontro minimo, se vale ancora qualcosa dire che niente ha più un cazzo di senso, o se piuttosto non si dia il caso di riflettere sul fatto che tutta questa massa di negazioni e di profanazioni e di iconoclastìe storicamente accumulate non si sia nel frattempo sedimentata e stratificata e non ci permetta adesso di lavorare in maniera positiva, cioè costruttiva e non autoreferenziale, a una materia sostanzialmente nuova, inedita, inaudita, in modo da poter finalmente risanare la frattura e dedicarci alle esplorazioni di tutte le dimensioni utopiche ed eucroniche sottintese al cosiddetto potere della musica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sapete una cosa? Il giorno che ho compiuto trent’anni ho sentito come squillare un campanello, appena sveglio, e guardandomi allo specchio ho notato la stessa identica persona che avevo sempre visto riflessa. Nessun cambiamento sostanziale, i capelli sempre quelli, la faccia impenetrabile, lo sguardo quasi cattivo, una giusta angolazione delle orecchie, le proporzioni generali più che a posto come lo erano sempre state. Però non mi quadrava tutto. Era come se dentro fosse, in qualche maniera inspiegabile, cambiata la fisionomia. C’erano degli allarmi che suonavano a una distanza imprecisata, e a me, alle mie orecchie, al cervello, questi allarmi giungevano così attutiti ma allo stesso tempo inevitabili, e non riuscivo a farli smettere. Lo stesso accadeva sotto la doccia, anche se avevo aperto l’acqua a una pressione mai sperimentata, e poi durante il caffè. Sentivo tutti questi segnali. Avevo trent’anni. Ho trent’anni. E non posso più permettermi di perdere pezzi di vita, né di continuare così, nell’indecisione più sfrenata, a fare il vuoto delle esperienze accumulate nei ventinove anni precedenti. Come se ogni cosa esperita venisse a chiedermi conto, capite? Era questo il senso di quello che avvertivo come un ultimatum. Era come se qualcuno o qualcosa mi dicesse che quello era il momento di tra virgolette tirare le somme, fare i conti, chiudere delle porte, aprirne altre. Quello che ho fatto finora viene a chiedermi di dare una sistemata alle cose, individuare un senso che sia coerente e positivo, capire chi cazzo sono io. E che voi possiate crederci o meno tutta la storia con Federica non c’entra nulla, anche se è normale che da qualche parte possa far male, una ragazza che dopo cinque anni ti lascia senza uno straccio di spiegazione, con un foglietto sul tavolo in cucina su cui scrive: “Perdonami, ho bisogno di una nuova intimità. Non farti del male”. Ma vaffanculo, tu e la tua nuova intimità. E io che scelgo di non farmi del male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché dopo aver finito il caffè, la mattina dei miei trent’anni, ho capito che sarebbe stato tutto infinitamente più complicato del semplice atto di oblio del mettere da parte una storia d’amore finita così, e ho preso quel bigliettino che tenevo da cinque mesi dentro l’agenda e l’ho strappato in mille pezzi piccolissimi che ho fatto volare dalla finestra, indovinando in quel volteggiare tutto il significato di ciò che mi aspettava e che ancora mi aspetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Avreste dovuto vederli, quei minuscoli pezzi di carta che se ne stavano lì, nell’aria grigia del primissimo mattino in cui tutto il mondo sembrava avere il colore dell’asfalto vecchio, librandosi vinti dall’inerzia della corrente ascensionale che saliva dalla strada e arrivava al terzo piano del mio appartamento, galleggiando nella leggerezza della carta al vento tanto più che la carta era ridotta alle dimensioni di un’unghia e il vento era ancora freddo della notte che se ne andava pigramente, scoprendo il cielo ridotto a una placenta di cenere, quei pezzi che ondeggiavano senza andare da nessuna parte, nè in alto, nè tantomeno in basso, rischiando così di rendere inutile e sovrastimata la mia azione di distruzione dei residui. L’avrei capito dopo qualche minuto, ancora lì coi gomiti sul davanzale, mentre tre piani più in basso iniziavano a passare le prime macchine e la signora Gualdrini si avviava per andare a messa e Black attaccava con quella stupida abitudine di abbaiare a tempo, abitudine che ormai rientra costantemente nelle varie ed eventuali delle riunioni di condominio – mentre insomma il mondo si svegliava, e ritornava alla vita di ogni giorno con tutti i meccanismi che la quotidianità aveva impiegato secoli a consolidare, io stavo alla finestra a fissare l’impasse, e a sputare addosso a questa pretesa immobilità tremolante il fumo della prima sigaretta della giornata, in un gesto che mi sembrava sacrilego nel momento stesso in cui lo esaminavo, storicizzando estemporaneamente le coordinate principali di quello che era a tutti gli effetti il Primo Momento Epifanico del Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita. Avrei capito, avrei ricevuto un input.&lt;br /&gt;Dunque: c’era la litania in tempo pari di Black e una macchina ferma allo stop che permetteva alla signora Gualdrini di attraversare sulle strisce pedonali. C’era questa luce opaca che filtrava dal cielo che aveva lo stesso colore di una prova di stampa cianografica, un riverbero ottico indeciso, così pieno di penombra. Poi il suono delle campane che sembrava arrivare da una chiesa oltre le montagne, in lontananza.&lt;br /&gt;E c’era questo sciame di pezzettini di carta che fino a qualche minuto prima – prima del risveglio molesto di Black e prima delle campane che richiamavano la signora Gualdrini alla funzione del mattino e prima che venisse tirata su la saracinesca del tabaccaio – erano la lettera d’addio che Federica mi aveva lasciato sul tavolo, e la finestra sul cui davanzale appoggiavo i gomiti, e la corrente inavvertibile che saliva da dieci metri più in basso. C’ero io fisso su questi pezzi di carta che volteggiavano in tutta quiete mentre il giorno si andava facendo, con una sigaretta che già mi dava la nausea, e non avrei di certo passato la giornata dei miei trent’anni in ufficio, dal momento che da qualche parte nel mio cervello andava formandosi l’idea di telefonare e darmi malato, per il semplice motivo che per un lasso di tempo indefinibile mi ero visto davanti alla possibilità di capire, di intuire nel movimento sospeso della lettera d’addio fatta a pezzi una luce per il futuro che rimaneva – e rimane – in attesa, come un segnale che finalmente potesse essere in grado di indicarmi una tra virgolette strada, una linea di discrimine fra le cazzate e ciò-che-conta-davvero, un messaggio ineffabile, un po’ come il famoso messaggio dell’imperatore, solo con un finale diverso, col messo che dopo aver percorso tutti i mondi conosciuti riesce finalmente a recapitarti la missiva [e poco importa adesso che la lettera dell’imperatore ti arrivi in concomitanza con la distruzione materiale delle ultime parole scritte della ragazza che hai amato e che chissà se ami ancora - anzi: è un simbolismo elevato a potenza, una lettera di chiusura di un qualcosa che diventa, nella sua scissione materiale, la lettera d’inizio di un qualcosa d’altro], e al cospetto di questo compito ìmpari e in fin dei conti ingrato tu non puoi che sentirti illuminato, come i frammenti della lettera che ancora volteggiano, sospesi nel grigio-asfalto di tutto quello che vedi, in orbita gravitazionale sul giorno che inizia timidamente, ancora intorpidito, e sono di una bellezza luccicante, sono tutto ciò che cattura e rifrange la poca luce, ottimizzandola solo per i tuoi occhi abbacinati da una luminosità potentissima benché all’apparenza così fioca e semplice e in definitiva irrilevante. Ok: scusate se mi lascio andare, ma se a voi sembra poco, per me è stata la chiamata a un cosiddetto Nuovo Ordine Delle Cose. Non fate quella faccia.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quello che mi aspetta è ancora un gesto che rapisce, totale e direi ultimativo, vedere la vita come impegno e costruzione, ricerca del senso, comunicazione, condivisione. Non ce l’ho con voi, è con me che sono in debito, è da me che adesso devo pretendere. Niente più anomia, niente più nichilismo, basta rumori messi a cazzo. Basta, zero. Sono stufo di fare questa roba di merda. D’ora in poi voglio ascoltare solo Vic Chesnutt. Voialtri fate come vi pare. Io me ne vado. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;_____________________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-3397679049495849136?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/3397679049495849136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/il-bassista-degli-amanda-knox-dice-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3397679049495849136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3397679049495849136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/il-bassista-degli-amanda-knox-dice-che.html' title='Il bassista degli Amanda Knox dice che non ce la fa più'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-5991245224717712643</id><published>2010-01-14T17:14:00.009+01:00</published><updated>2010-02-11T11:40:16.149+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rimasugli'/><title type='text'>telefonorosa</title><content type='html'>Spulcio il cane e ti penso,&lt;br /&gt;ingrata.&lt;br /&gt;Vittima, però:&lt;br /&gt;anche tu stuprata,&lt;br /&gt;dagli anni violentata&lt;br /&gt;in cima all'altare lasciata e persa&lt;br /&gt;di ogni detta, di ogni pensata&lt;br /&gt;che il mio vecchio arnese&lt;br /&gt;t'ha oramai ripudiata.&lt;br /&gt;Avremmo potuto amarci,&lt;br /&gt;avremmo potuto mangiarci&lt;br /&gt;a lume di candela,&lt;br /&gt;vestiti a modo&lt;br /&gt;con abiti di cera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece ti menavo,&lt;br /&gt;forte del mio sesso ti sfregiavo,&lt;br /&gt;eri blu come i tuoi occhi&lt;br /&gt;eri nera come il pane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho un posto d'onore&lt;br /&gt;per la tua faccia cattiva,&lt;br /&gt;quando sputavi lacrime&lt;br /&gt;schivando cazzotti,&lt;br /&gt;quando mordevi il cuscino&lt;br /&gt;con i denti rotti.&lt;br /&gt;Avremmo potuto amarci,&lt;br /&gt;avremmo potuto nutrirci&lt;br /&gt;anche d'aria,&lt;br /&gt;non fosse stato per quella&lt;br /&gt;che dalla gola ti pignorai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora,&lt;br /&gt;la tua faccia cattiva mi perseguita,&lt;br /&gt;ma ciò non fa che darmi ragione:&lt;br /&gt;così faccio spazio tra le teste&lt;br /&gt;e lascio a te un posto d'onore.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-5991245224717712643?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/5991245224717712643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/telefonorosa-spulcio-il-cane-e-ti-penso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5991245224717712643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/5991245224717712643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/telefonorosa-spulcio-il-cane-e-ti-penso.html' title='telefonorosa'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-2968667800402911567</id><published>2010-01-13T13:22:00.007+01:00</published><updated>2010-03-02T11:56:59.921+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autofiction'/><title type='text'>Punto di domanda della situazione non aggiornata</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si lavora a rilascio graduale: di idee, di energie, di impegni strettamente detti.&lt;br /&gt;Ci sono: missaggi possibilisti, compressioni al limite della deformazione digitale. Le frequenza basse, in fondo sulla sinistra, tranciate di netto mediante expander fatti di pixel. Stessa sorte per gli hiss: i filtri che salveranno il mondo sono multibanda.&lt;br /&gt;Difficile, tutto. Ma suona bene, l'immondizia sonora purgata.&lt;br /&gt;Pensi a un montaggio che possa restituirti due set up differenti da usare nello stesso lunghissimo pezzo per bilanciarne le diverse strutture. La saturazione sonora. Lo spettro ridotto a una parvenza. Si rischia di sfondare la dinamica, di sprofondare nel non-colore, che però ci sta bene, la cenere grigioperla monocroma. La risultante sonora di un parassita interno a uno dei miliardi di corpuscoli che hanno espiato i propri Anni Zero, attraversandoli inconsapevoli, storicizzando solo ora, e ora c'è questo, e questo è il massimo di quel che rimane di ciò che nel secolo scorso poteva dirsi (sbagliando) "volontà di potenza".&lt;br /&gt;Sembra poco: lo è? Sembra fin troppo: è tanto?&lt;br /&gt;_____________________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-2968667800402911567?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/2968667800402911567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/punto-di-domanda-della-situazione-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2968667800402911567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2968667800402911567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2010/01/punto-di-domanda-della-situazione-non.html' title='Punto di domanda della situazione non aggiornata'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-3264162807746744852</id><published>2009-12-18T17:54:00.020+01:00</published><updated>2010-03-02T11:58:47.587+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonfiction'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagenetica'/><title type='text'>Questa non è una lettera aperta al Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;____________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Prima della lettura: lo scritto che segue è scaricabile e stampabile da &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/25911893/Lettera-Aperta-Al-Presidente-Del-Consiglio" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;questo pdf&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/25911893/Lettera-Aperta-Al-Presidente-Del-Consiglio"&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Nessuno avrà da ridire se per salvare le vostre diottrie rischierete di contribuire alla deforestazione del globo. Tuttavia, usare carta di riciclo è un gesto di intelligenza e di civiltà.&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;____________________________________________________________________&lt;/div&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;strong&gt;Giampiero Cordisco&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Onorevole signor Presidente,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;innanzitutto vorrei esprimerLe il mio personale sollievo per essere stato dimesso dalle cure ospedaliere, e augurarLe di poter progredire rapidamente in quello che sarà a tutti gli effetti un periodo di convalescenza. Naturalmente, Le esprimo tutta la mia solidarietà per i fatti che hanno causato la Sua degenza presso il San Raffaele. Mi sento di sottoscrivere pienamente le parole pronunciate da Sabina Guzzanti (un nome che Lei dovrebbe conoscere fin troppo bene), parole di pena verso una persona colpita in maniera così improvvisa, e di stima verso l'atteggiamento fiero che questa persona (Lei, Onorevole signor Presidente) ha assunto subito dopo essere stato colpito al volto (uscire dall'auto blu che doveva portarLa dritto in ospedale per cercare con lo sguardo il suo attentatore, ecc...). Questo l'ha detto Sabina Guzzanti e io, come già scritto, mi associo completamente, se non altro perchè in quello che è successo non riesco a vedere altro che un uomo di quarant'anni, che pare abbia seri problemi psichici, che tira a un uomo di trent'anni più anziano di lui un oggetto contundente, pericoloso, glielo tira in faccia, a tradimento, rischiando di causare una tragedia di dimensioni ben più grandi di quella cui abbiamo assistito.&lt;br /&gt;Io, Onorevole signor Presidente, sono una persona semplice, e in questa vicenda non riesco a vedere altro che questo: c'è una persona che lancia un oggetto in faccia a un'altra persona, e quest'ultima rimane ferita, con le labbra spaccate, il setto nasale fratturato, due denti rotti, qualche otturazione saltata, varie escoriazioni sul volto. La mia modesta sensazione di pena aumenta a dismisura quando rifletto sul fatto che la persona colpita è ben oltre i settant'anni. Quindi, per quello che può valere, Le rinnovo tutta la mia solidarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, Onorevole signor Presidente, questa vicenda si è tinta di assurdità tali da confinare tutta l'umanità dell'accaduto nelle zone più in ombra della vita sociale del Paese di cui Lei è a capo. D'altronde in questo Paese dovremmo essere abituati alle assurdità, tutti quanti. E sto parlando del distacco, della discrasia, della mancanza totale di punti di contatto tra gli accadimenti reali e la loro rielaborazione socio-culturale. Senza vergogna di voler strafare, siamo tutti buoni (e uso il plurale perchè non posso fare altrimenti, oltre che per senso di comunità, benchè si parli di una comunità troppe volte scomoda ed esecrabile) a improvvisare indagini ermeneutiche degne dell'Ispettor Clouseau. Mentre i medici del San Raffaele erano intenti a suturarLe il labbro inferiore, già si scatenavano negli studi televisivi e nelle redazioni dei giornali i primi sistemi teorici a riguardo. L'infallibile dott. Vespa si era premunito di un oggetto del tutto uguale a quello che Le è arrivato balisticamente sul viso. I primi anatemi: la campagna d'odio, il gruppo De Benedetti, Travaglio, Annozero, la terza rete Rai. Chi sostiene "se l'è cercata", chi ribadisce "terrorista mediatico", chi abbandona l'aula quando parla Di Pietro, chi ha interesse a capire se Rosy Bindi verrà a farLe visita in ospedale, il sottosegretario Bonaiuti che ripete davanti a tutte le telecamere che Lei è "una macchina da lavoro". In un modo o nell'altro, la tendenza è sempre quella a inquinare il nucleo del fatto, a dirottarne la contingenzialità verso una spirale di discorsi che definiamo superflui solo per non cedere alla tentazione di usare il termine "stronzate" (d'altronde Lei saprà perdonarmi il linguaggio colorito).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I suoi collaboratori, Onorevole signor Presidente, si dimostrano sempre più incapaci nell'incarico di comprendere questa cosa così straordinariamente ordinaria che è il Reale. Mi viene in mente l'On. Maroni che preannuncia una stretta sui siti violenti, gruppi su facebook e quant'altro. Evidentemente, queste persone che fanno parte della Sua compagine governativa credono che la realtà sia davvero traducibile proporzionalmente in clic e accessi. Le ripeto: io sono una persona semplice, ma so bene che se fossero vere le congetture che guidano le azioni di questi signori, se i vari gruppi su facebook avessero qualche riscontro oggettivo nella realtà, se la cosiddetta realtà virtuale fosse effettivamente "reale" prima che "virtuale", allora io potrei contare sulla bellezza di quasi 180 "amici" e non dovrei mai sentirmi solo. Certe cose vanno prese con le molle, Onorevole signor Presidente. La realtà virtuale è per l 'appunto "virtuale". Operare determinate spannometrie sociali a partire dai dati virtuali dei social network e senza applicare nessun tipo di filtro è un po' come credere che in questo momento "hai vinto una fantastica BMW, sei il 100.000 visitatore". Non so se mi spiego, ma il discorso non è poi così complicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, Onorevole signor Presidente, dai suoi collaboratori non ci si aspetta granchè, e questo non per disistima aprioristica, quanto per una stolida abitudine che ci rende avvezzi a tutto. E che continuino così, poco importa. Il bello è che mentre il mondo accade, loro sono seduti nello studio di Matrix a parlare dell'amore che vince sull'odio, ad attaccare manifesti con la scritta "CUORE AZZURRO... ecco perchè ti odiano...", ad additare i possibili colpevoli di aver instillato tanto odio nella gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità, Onorevole signor Presidente, è che la gente non è influenzabile da queste cose - non la gente italiana, almeno. La gente italiana firma appelli, partecipa alle manifestazioni, si indigna, si incazza. Ma poi il giorno dopo torna alle sue otto ore, ai gruppi su facebook per assicurarsi che non abbiano cambiato nome e ragione sociale (questo a riprova dell'affidabilità di certe cose a fini analitici), al fantacalcio, a Mourinho, agli spritz, a Fabrizio Corona, ai Cesaroni, a queste cose che rendono così stupidamente reale la realtà. Ma non vorrei essere frainteso: questa è per me solo occasione di analisi - il mio è un guardare, senza giudicare, senza biasimare, senza lamentare alcunché. Siamo un popolo di caproni, Onorevole, ma poteva anche andare peggio: potevamo essere un popolo di pidocchi di caprone, o di scoregge di caprone. Nel Paese di Pulcinella la morale è una questione, non una risposta, non una soluzione: senza in nessun modo atteggiarmi al moralista che non sono, trovo comunque illogica tale forma mentis istituzionale (cosa ne direbbe Kant? Quanto manca per ridurre anche il cielo stellato a un coagulo di chiacchiere inutili buone per l'Ultimora del Televideo?).&lt;br /&gt;Il Made in Italy antropologico, così come de-formatosi negli ultimi trent'anni, è un fallimento umano, sociale, culturale, oltre che morale. Siamo il Paese dell'assenza di merito istituzionale: i meritevoli - quelli bravi davvero, le persone di talento - combattono nella realtà, giorno dopo giorno, e ce la fanno ad andare avanti, ognuno dentro il proprio cono d'ombra. Non incamerano denaro, non operano speculazioni immobiliari, non acquistano SUV per girare nei centri storici delle città d'arte, non fremono per una comparsata in TV: lavorano, si rendono operosi, si danno da fare, esercitano la propria coscienza critica, allenano l'intelligenza. In questo Paese, è stato possibile che un suo collaboratore, l'On. Brunetta, li abbia apostrofati come "culturame". Persone che esercitano la propria facoltà di critica all'esistente; uomini e donne con le proprie idee non necessariamente allineate; operatori della (sotto)cultura non ufficiale che arricchiscono immensamente il patrimonio immateriale delle arti: "culturame". In questo Paese i più grandi impostori siedono ai troni di comando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei, Onorevole signor Presidente, è definitivamente fra questi impostori, per il fatto semplicissimo, reale, evenemenziale, di essere un pubblicitario, un venditore, un imprenditore, di essere pubblicamente qualcosa d'altro rispetto al Suo ruolo governativo. Io non sto tirando in ballo la P2, la lista interminabile di processi, le corruzioni, i conflitti di interessi, gli stallieri, i pentiti (non mi importa la Storia, c'è gente più brava che si occupa di questi aspetti, c'è la magistratura di cui mi fido, c'è il Codice): sto semplicemente facendo chiarezza sul fatto che Lei riveste un ruolo che non dovrebbe essere Suo. Ed è questa distorsione delle cose che sta alla base della capronaggine di una nazione che inspiegabilmente l'ha eletta democraticamente (lo spavento è questo, Onorevole: è la democrazia, in questo caso, e NON la sua assenza, è il consenso volontario, e NON la sublimazione di un broglio socio-psicologico; quello che non torna è che la maggiornaza degli italiani abbia effettivamente eletto Lei a capo della coalizione di governo in elezioni libere). Noi siamo dipendenti dalle distorsioni dell'immagine e della comunicazione: siamo dipendenti dalle deformazioni delle appendici sensoriali dei fatti che semplicemente accadono. Non è solo la TV, ma anche la nostra predisposizione a fare in modo che la TV commerciale da Lei lanciata, in piena epoca da craxismo rampante, si sostituisca ai filtri con cui abitualmente esercitiamo le nostre scelte critiche sull'esistente. Noi non siamo un Paese libero dal momento in cui abbiamo perso la capacità di scegliere la realtà (la Realtà) come bacino critico da cui trarre un significato da conferire all'Esperienza. Noi esperiamo l'esistente seduti sul divano, viviamo solo delle parvenze di Vita: navighiamo, chattiamo, guardiamo quintali di fiction oggettivamente disgustose, mandiamo sms gratis, è tutto intorno a noi. E infatti i suoi collaboratori fanno una confusione tremenda fra le istanza della Rete e quelle della società reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modello da Lei imposto in questi ultimi trent'anni, Onorevole, è un modello di surrogazione dell'esperienza. Ne risulta che siamo tutti svuotati, insoddisfatti, infelici; e l'infelicità, che può essere sì preziosa ma solo come giusto contraltare all'eccesso euforico di felicità gratuita, ci si para davanti come unica alternativa emozionale. Io sono una persona semplice, ma la vedo così: i governi, i poteri, le istituzioni, indipendentemente da qualsiasi credo politico-filosofico-economico possano seguire, devono lavorare unicamente per la felicità della collettività. Ora: al di fuori delle svariate mura delle Sue svariate proprietà, Le risulta per caso un disavanzo di felicità in questo nostro Paese? Le sembra una nazione felice quella che inizia la digestione, la sera, guardando sul primo canale della TV pubblica queste persone che si mettono a piangere perchè hanno appena scartato il pacco con i 500.000 euro e in ballo rimane solo il coccodrillo? Va da sè che la felicità della collettività è interconnessa con la felicità, la realizzazione, la buona occasione del singolo. La invito a chiedersi, Onorevole, se in Italia si verifica tutto ciò: senza sorrisi forzati, senza ansie da indice di gradimento, senza autoinvestirsi a proclamatore della pubblica tranquillità - si chieda se siamo felici. Ci provi, almeno.&lt;br /&gt;Fatto? OK.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei, Onorevole signor Presidente, è una persona di indubbio carisma, e il carisma genera sentimenti forti. (Questa l'ho sentita ieri sera da Galimberti.) Ci sono decine di milioni di persone che La amano, perchè Lei è un presidente "con le palle", perchè Lei è il migliore in 180 anni, benché bersagliato dalla magistratura e dagli altri milioni di italiani che invece la odiano - e La odiano, gli Altri, forse per gli stessi motivi, ai quali si possono aggiungere, in maniera molto intuitiva: la Sua sbruffonaggine, il Suo non voler sottostare alla Legge, il Suo bonapartismo alla milanese, la mancanza di trasparenza di molti capitoli del Suo passato rampante, le Sue amicizie equivoche, il Suo potere mediatico, questa Sua realpolitik in odor di mafia e tutto il resto, che ripetere sarebbe ormai una forzatura. Io credo che molti italiani siano arrivati a odiarLa per quello che Lei rappresenta: l'arrivismo, la menzogna, l'apparenza, il culto dell'immagine, la dipendenza dalla popolarità, l'incoerenza sul piano umano e istituzionale.&lt;br /&gt;Ma io credo, Onorevole, che sia semplicemente arrivato il momento di ribaltare i piani semantici, ossia: Lei non rappresenta, Lei è rappresentato; Lei non è un simbolo, Lei un'allegoria; e infine Lei non è la causa, perchè Lei è l'effetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'effetto della nostra costitutiva e genetica abilità nell'arrivare tardi agli appuntamenti con il Progresso, l'effetto del nostro lassismo indifendibile, della nostra mancanza di midollo, del nostro vuoto politico. L'effetto. Punto. Non la causa.&lt;br /&gt;Noi ci siamo meritati tutto ciò, e continuiamo a farlo giorno dopo giorno. Non ci fregherà mai e poi mai di indagare i perchè di tutto questo. Ognuno si becca ciò che si merita. Noi ci siamo meritati i Suoi scherzi internazionali, le inchieste di Repubblica, le leggi ad personam, fannulloni Vs Cesaroni, la D'Addario, i/le trans, Cicchitto che va in TV, la Santanchè che va in TV - tutto, davvero tutto quest'universo di nullità. (Non mi costringa, La prego, a proseguire nell'elenco.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vede, Onorevole signor Presidente, da persona molto semplice io avrei di gran lunga preferito essermi meritato una statuetta in faccia, sapendo però che fuori dall'ospedale avrei comunque trovato un Paese intelligente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colgo l'occasione per augurarLe un Buon Natale, e un felice Anno Nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cordiali saluti. &lt;br /&gt;_____________________________________________________________&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-3264162807746744852?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/3264162807746744852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/questa-non-e-una-lettera-aperta-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3264162807746744852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3264162807746744852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/questa-non-e-una-lettera-aperta-al.html' title='Questa non è una lettera aperta al Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-8036199665902325639</id><published>2009-12-16T16:38:00.020+01:00</published><updated>2010-02-10T17:18:23.478+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rimasugli'/><title type='text'>Invernosimile</title><content type='html'>D'inverno,&lt;br /&gt;fili d'erba e latrati.&lt;br /&gt;D'inverno appena accennato,&lt;br /&gt;la prima passata di brio grigio&lt;br /&gt;misto a sole incerto,&lt;br /&gt;la prima mano di tinta incolore&lt;br /&gt;su tela disabitata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così, tonto,&lt;br /&gt;mi dò al vento in tecnica mista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Polvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuvola d'ossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpevole di dubitare il reale&lt;br /&gt;divampo in polemica sterile,&lt;br /&gt;come vuoto a perdere&lt;br /&gt;mi sbronzo coi profeti&lt;br /&gt;che stuzzicano i grugni divini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastico il freddo&lt;br /&gt;sperando nell'innocenza dei tempi,&lt;br /&gt;ma, come serpe,&lt;br /&gt;quest'innocenza imposta&lt;br /&gt;striscia in bocca ai neonati&lt;br /&gt;e come rabbia&lt;br /&gt;scaturisce in conati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'inverno, appena accennato,&lt;br /&gt;ma il sangue gela al sol pensiero&lt;br /&gt;di render mite il mio letargo.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-8036199665902325639?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/8036199665902325639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/invernosimile.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/8036199665902325639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/8036199665902325639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/invernosimile.html' title='Invernosimile'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-4257287135888373215</id><published>2009-12-15T11:33:00.009+01:00</published><updated>2010-02-10T17:18:40.822+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rimasugli'/><title type='text'>Capirci una sega</title><content type='html'>Al sorger del sole&lt;br /&gt;il blu delle vene riemerge,&lt;br /&gt;le linee ambrate dei seni&lt;br /&gt;ridisegnano il giorno.&lt;br /&gt;Il piegarsi degli arti&lt;br /&gt;lieve e onirico adombra&lt;br /&gt;dove il piacere in rivoli&lt;br /&gt;si sdraia contratto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua gelosa incarnazione&lt;br /&gt;mi fa piangere e ridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cattivo d'abito mi sveglio,&lt;br /&gt;chiamo a me cento cani,&lt;br /&gt;cento gatti, cento topi&lt;br /&gt;e, divertito,&lt;br /&gt;guardo combattere&lt;br /&gt;la santa trinità dei bambini:&lt;br /&gt;rischiando di capirci poco,&lt;br /&gt;perchè gli opposti pare possano amarsi,&lt;br /&gt;nonostante l'abbraccio ch'essi cercano&lt;br /&gt;sia lo stesso che saprebbero darsi da sè.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-4257287135888373215?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/4257287135888373215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/capirci-una-sega.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4257287135888373215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/4257287135888373215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/capirci-una-sega.html' title='Capirci una sega'/><author><name>NONPARLAREALCONDUCENTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07251381862526284311</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_ghoHBlSVCX4/SylMWV2yWKI/AAAAAAAAAB0/cliS3Ef-Ct8/S220/DSCN7529.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-2986740433806925939</id><published>2009-12-14T10:10:00.013+01:00</published><updated>2010-01-28T18:24:16.043+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagenetica'/><title type='text'>Il cerchio rosso</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;____________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Prima della lettura: lo scritto che segue è scaricabile e stampabile da &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/25911239/Il-cerchio-rosso" target="_blank"&gt;questo pdf&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt; Nessuno avrà da ridire se per salvare le vostre diottrie rischierete di contribuire alla deforestazione del globo. Tuttavia, usare carta di riciclo è un gesto di intelligenza e di civiltà.&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;____________________________________________________________________ &lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SyYbHGYKxbI/AAAAAAAAAFI/NHIwn3k3dnM/s1600-h/ansa_17447036_25000.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos'è stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto ancora respirando, sono in piedi, voglio sedermi, voglio andarmene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste persone. Si è già fatta notte. Queste persone sono bagliori: mi accecano. Mai vista una notte così abbacinante. Abbacinante. Le persone sono solo le mani. Le mani con i fogli e i libretti e i volantini. Sto firmando una brochure: quante ne ho firmate. Queste persone mi chiamano per nome. Le loro mani mi chiamano per nome. Chiamandomi per nome mi allungano carta e penna. Scrivo il mio nome tante di quelle volte che adesso è solo uno scarabocchio. La B che sembra un cuore a metà. Il mio autografo come un ECG. Un folto di mani e tronchi di braccia, tutto qui. Fogli di carta, volantini, brochure, penne. Vogliono il mio nome. Una selva di teste e cappelli, adesso che è inverno ed è freddo e io che non sento nè caldo nè freddo. Il mio nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho gli occhi bollenti e le luci sono distorte. Vedo lampi istantanei a distanze ravvicinate, troppo. Sopra le teste e in mezzo alle palle degli occhi delle persone che chiedono il segno del mio nome. Le bocche aperte sono specchi deformanti. Sono buchi di carne che inghiottono altra carne: è tutto un bagliore di escrescenze cromatiche - nero, lucido di denti e saliva, riflessi di capigliature seriche, tinture chimiche, riflessi di pubbliche illuminazioni su superfici sintetiche, migliaia di unghie su cui sbattono i fari che gettano luci microscopiche su questo ovale deformato che ho davanti. Questo sono io. Unghie luccicanti, colletti di camicie luccicanti, echi di cromatismi dissociati. Volti luminosi e opachi. Sono io. Sto ancora in piedi. Queste sono le stelle. Ho una penna in mano: non ce l'ho più. Caduta. Sono io. Io e le stelle, io e la penna caduta in terra, io e il mio nome e le facce, e gli occhi fuori dalle orbite, io e le unghie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Che colore strano, è un cromatismo di grigi: gli abiti della mia scorta, i capelli tagliati cortissimi sui crani lucidi e scuri. In TV si vedrà tutto grigio, tranne il cerchio rosso. Le riprese saranno scure, rovinate, amatoriali. Dentro il cerchio rosso: pezzi di teste, cappelli, pezzi di gente. Un braccio alzato con in mano qualcosa di indefinito. Tutto il quadro è impastato. Al ralenti la scena sarà immobile finchè il braccio non si muoverà verso il centro del cerchio rosso. Poi taglierà su di me, dentro l'auto, mi portano via.&lt;/em&gt; Questa &lt;em&gt;sarà l'immagine.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io e le unghie. Le unghie. La luce sintetica diffratta in milioni di microluminescenze: mi viene a nausea. L'odore è quello del ferro, sa di metallo scaldato, una materia fumosa. L'esalazione di me. Il cuore martella, mi sfonda le orecchie, ma il torace non lo sento più. Il cuore mi batte da dentro la bocca, ce l'ho fra i denti. Il massiccio facciale, e dietro il mio cuore. Mi apre i timpani, rimbomba nella testa, ma ce l'ho in bocca, sotto il naso, sotto gli occhi che pure pulsano e si inondano di liquidi ad ogni battito. Gli occhi, e sotto: il mio cuore. Che pompa sangue che esce dalla bocca e si indurisce sul muso e mi arriva al naso e sento il ferro. Il cuore, gli occhi, il naso, il ferro, la bocca, il sangue, le unghie. Ho freddo alle mani, sento formicolare lungo le braccia una debolezza che sembra drogata. Dentro la bocca un impasto di saliva. Schegge di denti. Sono io. Io? Non mi riconosco. Perdo i sensi? Non ho più il senso dei miei sensi. Il cuore che mi batte dentro le labbra aperte e tagliate. Pompa. Sono frammentato. Il sangue secca sul mio viso e impastato di muco e lacrime si riaddensa, di continuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Questa gente che urla. La luce. Ho il volto in fiamme. Vedranno il cerchio rosso. Il volto insanguinato, sporco, oltre il vetro lucido dell'auto. Ci saranno speciali dei TG, approfondimenti, la dialettica politica ferma a un vicolo cieco, l'opera di uno psicolabile isolato, un esecrabile gesto di disperata inciviltà, la solidarietà di tutti.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Portatemi via.&lt;br /&gt;Al San Raffaele.&lt;br /&gt;Chiamate Zangrillo. _____________________________________________________________&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-2986740433806925939?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/2986740433806925939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/il-cerchio-rosso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2986740433806925939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/2986740433806925939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/il-cerchio-rosso.html' title='Il cerchio rosso'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-8776790169336212251</id><published>2009-12-11T14:30:00.011+01:00</published><updated>2010-02-10T13:31:15.657+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiction'/><title type='text'>Pausa pranzo</title><content type='html'>"Li vedi quelli lì? Sono avvocati. Li riconosci dalle scarpe nere."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la voce grossa, in centro, nella passeggiata elegante: si snoda su percorsi disegnati mille anni fa. Nel frattempo altri percorsi attraversano i centri gastrici. C'è tutta una simmetria fra interno ed esterno in questa concezione del mondo budellare. E gesticolano come primati deteriori: sono anelli di congiunzione fra l'Uomo e la degradazione dello stesso. Sono questo tempo: aloni di sigari cattivi, ammuffiti, secchi come quel che resta della pelle delle mummie, fumano malissimo pensando di guadagnare stile e compostezza, le scarpe sempre nere e ogni giorno più lucide avanzano sui lastricati di una città lurida in pieno collasso stellare. Parlano urlando, ma senza scomporsi. Sanno il Disegno Politico, avanzi di chiacchiere di Palazzo, i riflessi deformati sulle vetrine delle boutique in mezzo alle cravatte di Aspesi che andranno in saldo fra un mese. Avanzamenti di carriera. Organigrammi. Cappotti di un taglio osceno. Vetrine di Rolex e Philippe Patek. Le Ore del Mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punti di pressione per farli esplodere: immàginateli sprizzare sangue, come geyser ribollenti di technicolor (è qui che dovrebbe tornarti in mente Pierre Clementi, il montaggio epilettico, la luce abbacinante) prima di cadere, come corpi morti cadono, come corpi morti muoiono, espellere sangue e bava e muco e succhi enterici, e dilavare la pavimentazione già sommersa di guano color metano, indurito come una corteccia. Cadono a terra, sfinite, le borse in cuoio e tessuto tecnico, feticci dell'executive management stipate di carta straccia. Schizzi che ti arrivano in faccia. Il povero cristo all'angolo che continua a suonare &lt;em&gt;Strangers in the night&lt;/em&gt; con un violino in fintolegno che ha lo stesso suono dell'isteria. Niente pece sul suo archetto. Rivestito anche lui di schizzi, e così pure i turisti che hanno ora e sempre la stessa faccia sospesa fra lo spaesamento e la sufficienza. Si sparge un odore mefitico che sa di intestino. Le auto blu, il noleggio con conducente, la cupola sfondata del Pantheon: è tutto invaso di rosso, un'emorragia intestinale, lavica, si condensa pian piano fino allo stato semi-solido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immàginati. C'è sangue pressoché ovunque ed è una giornata di sole e il clima è secco e sei vestito male per l'occasione. La gigantografia tridimensionale di una masticazione approssimativa: un pensiero impossibile prima della scoperta delle Americhe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che resta sono i corpi che una volta erano corpi e adesso sono solo sacchi vuoti di tessuti slabbrati. Stanno svaporando: la vita che cola via, fossile. Una strage corporativista.&lt;br /&gt;Ti senti bene, senti la febbre sui polpastrelli, gli occhi salini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco prima, in bagno, tenendoti l'uccello fra indice pollice e anulare hai sentito il getto di orina più caldo, rotondo, ammonico. Il colore virato in influenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si chiamerà VIVE, e non sai perchè usi il maiuscolo. E cioè: VIVE e &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; "vive" - è un segno assottigliato, segnale del nulla, un promemoria. Ti serva da discrimine. Ti serva da epica minima. Una concatenazione automatica di pensieri inerti. Che giacciono, che stanno - e basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finisci, getti via la carta nell'apposito contenitore. Sei una persona educata.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-8776790169336212251?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/8776790169336212251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/pausa-pranzo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/8776790169336212251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/8776790169336212251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/pausa-pranzo.html' title='Pausa pranzo'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-3230538614887076966</id><published>2009-12-09T11:30:00.000+01:00</published><updated>2009-12-09T11:31:54.938+01:00</updated><title type='text'>posizionamento</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;ok, io ci sono.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-3230538614887076966?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/3230538614887076966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/posizionamento.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3230538614887076966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/3230538614887076966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/posizionamento.html' title='posizionamento'/><author><name>m/M</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11868616733726248922</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4556134680986958693.post-902452544608072376</id><published>2009-12-06T15:17:00.000+01:00</published><updated>2009-12-06T15:48:15.660+01:00</updated><title type='text'>Work in progress</title><content type='html'>Appunto. &lt;br /&gt;Siate pazienti. &lt;br /&gt;Arriveranno presto scritture dedicate all'esistente orbitante attorno alla musica e al suono che ci portiamo dentro le orecchie e dentro la testa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4556134680986958693-902452544608072376?l=primoscritture.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primoscritture.blogspot.com/feeds/902452544608072376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/work-in-progress.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/902452544608072376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4556134680986958693/posts/default/902452544608072376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primoscritture.blogspot.com/2009/12/work-in-progress.html' title='Work in progress'/><author><name>primoregistrazioni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13194840254192532460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_7yy_mUW332A/SxewxDdvRdI/AAAAAAAAAEc/EaCYpcNO8w4/S220/logo-primo-semplice-red.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
